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Gaio Valerio Catullo

Catullo nacque a Verona tra l’87 a.C. e l’ 84 a.C. da una famiglia molto ricca. Acquisita un’ottima formazione culturale, Catullo arrivò da giovanissimo a Roma dove entro n contatto con i letterati più famosi della sua epoca, in particolare con i poetae novi. L’incontro più importante però fu quello con Lesbia, dama bella e colta.
Verso la metà del secolo I a.C. a Roma alcuni poeti avviavano una fondamentale stagione di sperimentazioni letterarie: sono appunto questi i poetae novi. Caratteristica essenziale è il senso dell’individualismo, per ci il poeta canta il proprio «io», i propri sentimenti più profondi, il mondo che lo circonda. La raffinatezza delle scelte linguistiche e metriche è uno dei canoni fondamentali della poesia dei poetae novi. L’eleganza formale doveva risaltare ancora di più grazie alla brevità, per cui i componimenti poetici si concludevano nel giro di pochissimi versi o condensavano in estrema sintesi miti molto ampi.

Tema dei carmi di Catullo sono l’amicizia, l’eleganza, la gioia dei banchetti, ma soprattutto l’amore per Lesbia e la passione per la poesia.
La donna che Catullo chiamò Lesbia viene identificata con Clodia, sorella del tribuno Clodio. Catullo scelse per lei lo pseudonimo poetico di Lesbia in onore di Saffo, la poetessa nata nell’isola di Lesbo. Era una donna colta e raffinata, ma di costumi piuttosto liberi. La relazione tra i due cominciò quando ella era sposata, ma il poeta la cantò nei suoi versi come se tra loro ci fosse un vincolo sacro quanto quello del matrimonio, al quale però la donna non volle tener fede. L’amore e la fedeltà di Catullo non furono infatti ricambiati da Lesbia che per un breve periodo.

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