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La vita - Catullo nacque a Verona nell’87 a.C. e morì a Roma nel 57 a.C. Alcune notizie autobiografiche emergono dai carmi stessi di Catullo, ma sono filtrate dall’io lirico del poeta. Apparteneva ad una famiglia altolocata della Gallia Cisalpina e si trasferì precocemente a Roma dove instaurò una burrascosa storia d’amore con Clodia (Lesbia), matrona romana moglie di Quinto Metello Celere. Quivi strinse anche molte amicizie con altri esponeneti della cultura letteraria come Calvo e Cinna, Cornelio Nepote ed Ortensio Ortalo. Nel 57 a.C. si recò al seguito di Gaio Memmio in Bitinia ove potè piangere la tomba del fratello deceduto. Tornando a Roma morì trentenne per l’inquietudine interiore e malferma salute.
Il liber di Catullo – Il liber catulliano comprende 116 componimenti. I carmina vengono tradizionalmente divisi in tre sezioni, raggruppandoli in base ai metri. La prima sezione comprende i carmi (1-60) chiamati nugae (dimensione leggera e disimpegnata della poesia catulliana) con varietà tematiche e metriche. Seguono i carmina docta (60-68) componimenti più estesi e di maggior impegno letterario, con metri vari e di gusto erudito della poesia alessandrina. L’ultima sezione è costituita da epigrammi (69-116) in distici elegiaci che trattano gli stessi temi della prima parte. Ciò che emerge come tratto distintivo della poetica di catullo, è la varietà di metri e temi, cara ai poeti alessandrini che si definisce poikilia (varietas, varietà). L’ordinamento del liber viene attribuito ad un altro poeta (forse Cornelio Nepote) che avrebbe aggiunto al libellus (prima parte), i carmina docta e gli epigrammi.

Temi e modelli della poesia catulliana – I molti temi della poetica catulliana si possono raggruppare in: la fenomenologia dell’amore per Lesbia, il rapporto con familiari, amici e uomini politici, e la doctrina. La fama di Catullo è principalmente legata alla poesia d’amore e del suo rapporto con Lesbia dichiarata bellissima anche da Cicerone. Catullo nei carmina ha sapientemente arricchito la sua storia d’amore con una pluralità di contenuti ideologici e riferimenti letterari che la fanno andare ben al di là di una mera dimensione diaristica. I frammenti del discorso amoroso sono la gioia per i baci, il ricordo affettuoso e triste del passerotto caro a Lesbia e il confronto con altre donne. Non mancano però momenti difficili come i tradimenti di Lesbia, laceranti indagini introspettive e considerazioni di ordine etico e ideologico. Catullo infatti riteneva che il loro legame fosse basato sulla fides e dunque un foedus (patto eterno e indissolubile) dove era importante il rispetto per la parola data e della promessa. La rottura del foedus e la mancanza di fides erano come una specie di sacrilegio che portarono Catullo a desiderare lesbia senza bene velle. Non mancano echi della lirica greca arcaica e neppure rimandi alla produzione alessandrina; ma la serietà dei concetti, tipicamente romana e il riferimento a una donna realmente coinvolta con lui, ne fanno qualcosa di nuovo, di davvero “lirico”. Gli altri temi sono l’amicizia e gli affetti familiari dove l’amicizia non è più solamente intesa come appartenenza politica a una medesima fazione, ma anche come una “affinità spirituale”. Gli amici principali di catullo furono Elvio Cinna, Licinio Calvo, Ortensio Ortalo e Cornelio Nepote. Il viaggio in Bitinia consentì a Catullo di rendere omaggio alla tomba del fratello con rituali funerari romani. Egli sa che visitando la tomba del fratello sta compiendo un mumus (un dovere). Come nell’amore e nell’amicizia, anche negli affetti familiari sente la serietà del vincolo e l’obbligarietà di certi comportamenti. Un poeta novus con una mentalità molto all’antica. Il poeta è personalmente lontano dall’assunzione di responsabilità politiche e neppure fa della politica oggetto esplicitto di poesia. Non mancano però nel liber accenni polemici a uomini pubblici come Cesare, Cicerone e Pompeo. Egli denuncia l’avidità e la corruzione della classe dirigente, ma sembra non mancare nella poesia un barlume di coscienza civica, che fa apparire serio il suo rapporto con la politica. Gli otto carmina docta, che vengono considerati il culmine dell’esperienza del Catullo letterato, contengono riferimenti mitologici, innovative soluzioni metriche e sperimentalismi dei generi. Nei contenuti mitologici è possibile vedere legami con il mondo affettivo, spirituale e morale di Catullo; si parla di nozze, fides, tematiche amorose, amicizia, tradimenti, dolorosa infelicità. La doctrina serve a Catullo per nobilitare le tematiche a lui consuete, esaltarle e collocarle, sottraendole a un puro autobiografismo, in una dimensione universale ed eterna. Nelle nugae non mancano diretti riferimenti ai propri modelli letterari, cioè a Callimaco, Saffo, ai poeti giambici Archiloco e Ipponatte, ma anche agli epigrammisti greci come Filodemo di Gadara e Meleagro.
Lingua e stile – Catullo e i poetae novi appartengono agli “sperimentatori” e prendono a modello la poesia alessandrina, soprattutto Callimaco, prediligendo una poesia breve ma stilisticamente raffinata. L’aspetto più originale della poesia catulliana è la calibrata commistione fra il linguaggio letterario, ricco di doctrina, e il cosiddetto sermo cotidianus. Tale scelta è ispirata alla poetica alessandrina, in cui la poikilia era particolarmente diffusa. La lingua di Catullo è frutto di una costante cura formale e di un usi consapevole ed efficace del labor limae. Catullo per la prima volta nella letteratura latina si serve di espressioni del linguaggio parlato: termini di uso popolare, interiezioni, forme idiomatiche, forme proverbiali, diminutivi con valore affettivo o ironico, ma anche insulti pesanti fatti da parole oscene ed aggressive. Catullo utilizza anche termini della lingua greca (pelagus = mare). Accanto a composti di stampo omerico-enniano compaiono altri arcaismi come quicum per quocum. Catullo è dunque sempre un poeta doctus che crea uno stile medio fra il livello della traduzione della poesia epica o tragica e quello cotidanus proprio della satira e della commedia. Per quanto riguarda la sintassi, può essere ricondotta alle movenze tipiche del linguaggio parlato, prevalentemente paratattico e semplice soprattutto nelle nugae. Non mancano però strutture più complesse e innalzamenti improvvisi di stile. La varietà dei metri rientra nell’ottica della poikilia di tradizione callimachea.

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