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CATULLO

La vita: Catullo nasce nell’87 a.C. e muore tra il 55 e il 54 a.C. Nacque a Verona da una famiglia benestante. Si recò a Roma non ancora ventenne per perfezionare la sua istruzione. Li frequentò i poeti novi (neoterici) i quali, alla luce dei modelli greci ellenistici, lavoravano allo svecchiamento della poesia romana, ancora legata agli ideali civili, che avevano trovato voce nell’epica arcaica. L’adesione ai poeti novi rappresentò una scelta di vita con la quale fu refrattario a ogni impegno in ambito politico. L’evento più importante della vita di Catullo fu l’incontro con la donna amata, Lesbia, che si chiamava in realtà Clodia. Essa era una donna libera e di costumi emancipati che ebbe una relazione turbolenta con Catullo, ricca di tradimenti, di gelosie e di ripicche. Catullo morì di una malattia che doveva consumare insieme spirito e corpo, forse la tisi.

L’opera: Il liber di Catullo consta di 116 carmi (2300 versi). È probabile che sia stato pubblicato e ordinato postumo da C. Nepote. I componimenti non seguono un ordine cronologico, ma un ordine metrico. Si dividono in 3 parti:
1. I carmi dall’1 al 60 sono detti nugae (scherzi, divertimenti) o polimetri in quanto caratterizzati da una certa varietà di metri, soprattutto endecasillabi faleci. Vengono trattai i temi di fondo della poesia catulliana cioè l’amore per Lesbia e il rapporto con la cerchia dei conoscenti di Catullo.
2. I carmi dal 61 al 68 i cosiddetti carmina docta anch’essi in metri vari (soprattutto esametri e distici elegiaci). Sono caratterizzati dal forte impegno letterario che si riscontra nella maggiore estensione, nella forte ambizione stilistica e nell’innesto di complesse tematiche.
3. I carmi dal 69 al 116 detti epigrammata in distici elegiaci ripropongono le situazioni delle nugae prima fra tutte la storia d’amore con Lesbia.

L’ambiente letterario
: La lirica di Catullo si inserisce nel movimento dei poetae novi, un gruppo di amici che costituivano una cerchia esclusiva, raffinata, spregiudicata e aristocratica. Essi vivevano tra poesia e amori liberi. Con la loro mentalità anticonformista sconfessavano i valori tradizionali della morale corrente, ma senza intenti di innovazione in campo politico al quale questi poeti erano indifferenti. Questa indifferenza deriva dalle condizioni di un’epoca lacerata dai contrasti civili e segnata dalla violenza di parte. La novità dei poetae novi stava nella percezione di un profondo disagio, il disagio di chi non se la sente di condividere le antiche virtù, ma neppure di accantonarle.

La concezione dell’amore: Nel canzoniere catulliano prevale la tematica amorosa che è caratterizzata da una immediatezza e un’assoluta originalità. La concezione catulliana è quella di un amore passionale caratterizzato da una forza devastante di cui è impossibile scoprire la logica. È quindi un amore contraddittorio, in quando alterna fasi di amore a fasi di odio, nel quale si rinuncia al controllo razionale. Catullo offre un modello di comportamento amoroso destinato a condizionare le generazioni future fino a influenzare anche la nostra concezione della donna che, grazie all’amore inteso come esperienza totalizzante, superava il modello tradizionale della sposa, attribuendole una personalità autonoma e libera. Catullo spende la vita in un rapporto che congiunge l’appagamento sensuale alla lealtà. In questo contesto la rifondazione delle antiche virtù (fides, pietas, castitas, amicitia) occupa in Catullo un posto non meno centrale che nel mos maiorum. Il patto d’amore con Lesbia diventa fides, l’amicizia e la cortesia negotium e officium, l’alternativa al matrimonio non è occasionale e priva di regole, ma è costituita da un foedus ovvero da un patto di fedeltà.

La poetica: La poetica di Catullo matura nell’ambiente dei poetae novi, tutti appartenenti al ceto benestante, che non erano poeti di professione, non ambivano all’affermazione sociale e anzi facevano del disimpegno civile la loro professione di vita. Il cambiamento di orizzonti letterari presupponeva anche il contatto con la poesia ellenistica che aveva fondato un nuovo canone caratterizzato dalla poesia breve elegante e colta. L’alessandrinismo di Catullo è evidente nella varietà dei componimenti e dei metri, nella brevitas dei polimetri e degli epigrammata, nell’elogio teorico e nella pratica concreta della lunga elaborazione stilistica, nella tecnica della citazione allusiva. Ma la lirica di Catullo non è solo un'imitazione ma in essa si rispecchia la personalità dell’autore che infonde al testo i propri sentimenti.

La lingua e lo stile: la lingua di Catullo è un impasto poetico di grande immediatezza caratterizzato dalla varietà dei registri espressivi e dalla perfetta corrispondenza tra la situazione lirica e la soluzione finale.
• Lingua colloquiale e familiare è largamente presente (es: diminutivi, apostrofi)
• Termini dotti: arcaismi, grecismi, formazioni ricercate, composti magniloquenti.
• La sintassi è attenta a rendere tutte le possibili sfumature espressive attraverso la disarticolazione dei costrutti, l’uso degli iperbati, l’organizzazione del periodo tramite antitesi, parallelismi, anafore, riprese interne, in un insieme di coesione stilistica.
• Largo impiego di figure retoriche: allitterazione (finalizzata a creare legami interni con funzione ritmica), enjambement, che favorisce il dinamismo ritmico.

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