Disinganno ( Carmi LXXII )

TESTO:
Una volta dicevi, Lesbia, “per me non c’è che Catullo,
neanche Giove vorrei al posto suo”.
A quel tempo t’amavo, non come la gente un’amante,
ma come un padre ama i figli, ama i generi.
Adesso ti conosco. Per questo, se brucio di più,
mi vali molto meno. Mi sei molto di meno.
“ tanto strano”. Ma un’offesa così ti costringe
ad amare di più e a voler bene meno.

Commento:

Il poeta dinanzi alla volubilità d’amore di Lesbia esamina i propri sentimenti con la mente non turbata dalle passioni. Il paragone con il più delicato e tenero degli affetti, quello
che lega il padre ai figli, mette in risalto la purezza dei suoi sentimenti per la donna, la quale invece preferiva amori capricciosi e volgari.
Il poeta in opposizione alle speranze e alle illusioni del passato (A quel tempo t’amavo), si rende conto che, nella realtà dell’oggi (Adesso ti conosco), la passione dei sensi è bruciante (se brucio di più), ma l’indegnità di Lesbia rende la donna spregevole e insignificante
ai suoi occhi (mi vali molto meno). Ora non prova tenerezza o stima (voler bene) per l’amata, ma solo un legame di sensi (amare) acuito dal fascino di lei. Questo sentimento passionale lascia spazio nel suo animo al disprezzo e forse all’odio.
Le caratteristiche dello stile:
La struttura colloquiale del componimento è sottolineata dal particolare che il poeta immagina sia Lesbia stessa a parlare (“per me non c’è che Catullo,! neanche Giove vorrei al posto suo”) e a domandare meravigliata come possano coesistere nell’animo di lui amore e disprezzo per la stessa persona (“È tanto strano”).

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