Carmi

Amare e Bene Velle

Tu dicevi, un tempo, di voler rapporti solo con Catullo,
Lesbia, e di non voler porre Giove al mio posto.
Io ti amai non tanto come un la gente comune ama un’amante,
ma come un padre un padre ama i figli e i generi.
Ora ti conosco; perciò anche se brucio più violentemente (di passione),
tuttavia, sei molto di minore pregio e valore per me.
“Come è possibile?” chiedi. Perché un’offesa di tal genere
spinge l’amante ad amare di più, ma spinge a volere meno bene.

La stima di Catullo verso Lesbia è caduta; è rimasto solo l’ardore della passione fisica.
Amore contro “bene velle”: i tradimenti di Lesbia verso Catullo, aumentano in lui la passione fisica ma fanno diminuire la stima. Antitesi tra quondam e nunc. Catullo ormai ha aperto gli occhi e vede Lesbia per quella che è, anche se non l’attacca con vere e proprie offese.

Odi et Amo

Odio ed amo. Forse chiedi per quale motivo lo faccia.
Non lo so, ma sento che accade e mi tormento.

Presenza di otto verbi, divisi in modo simmetrico: quattro nel primo verso e quattro nel secondo. Questa composizione rappresenta un processo emotivo allo stato puro. Le emozioni sono esposte senza trovare alcuna spiegazione. Dalla mancanza di una spiegazione a queste domande, deriva l’”excrucior” di Catullo. Quest’ultimo verbo è utilizzato al passivo, perché lui è portato da questi sentimenti, e non è una scelta razionale. Stupore nel dover riconoscere di non sapere. Tema della compresenza di odio e amore, già presente nei greci con Teonide. Filodemo dice: “So amare e odiare” e Teofasto: “ Da uno dei due sentimenti, può nascere l’opposto”.

All’amico Veranio

Veranio, tu che per me stai davanti a tutti i miei amici
di trecento miglia,
sei giunto a casa dai tuoi protettori e
dai fratelli concordi e dalla vecchia madre?
Sei arrivato. Oh, notizia felice per me!
Io ti vedrò sano e salvo e ti ascolterò narrare
i luoghi e i fatti e le popolazioni degli Iberi,
come tua abitudine, e accostando il collo,
bacierò il tuo viso piacevole e gli occhi.
Oh quanti uomini ci sono alquanto felici,
chi è più felice o lieto di me?

Catullo vive i sentimenti in modo intenso: anche l’amicizia è vissuta con tutto il cuore, come l’amore. Inno all’amicizia: Catullo è felice perché uno dei suoi più cari amici è tornato e lui lo potrà finalmente rivedere.

Invito a cena

Mio Fabullo, tu cenerai bene da me
fra pochi giorni, se gli dei lo consentono,
se porterai con te una buona ed abbondante cena,
non senza una ragazza graziosa
e vino e sale (arguzia) e ogni tipo di risate.
Se porterai queste cose, intendo dire, bello mio,
cenerai bene; infatti il borsellino al tuo Catullo
è pieno di ragnatele.
Ma in cambio riceverai sincere dimostrazioni d’affetto
o se c’è, qualcosa di più bello o più elegante;
infatti ti offrirò un unguento che alla mia ragazza
hanno donato le Veneri e i Cupidi;
quando ne sentirai il profumo, pregherai gli dei,
che ti facciano, oh Fabullo, tutto naso.

Per Catullo i due ingriendi essenziali per un buon banchetto sono: affetti sinceri e raffinatezza. Catullo, anche in questa composizione riesce a far rientrare ancora Lesbia: celebrazione di Lesbia e del suo essere stata in contatto con gli Dei per ricevere quell’unguento di cui Catullo parla.

Ritorno a Sirmione

Oh Sirmione, perla delle penisole
e delle isole, tutte quelle che (l’uno e l’altro Nettuno)
sorreggono nei limpidi stagni e nel vasto mare,
ti rivedo, quanto volentieri e quanto lieto,
credendo a fatica a me stesso di avere lasciato Latinia e i territori Bitinii
e di vederti al sicuro.
Oh che cosa c’è di più felice delle preoccupazioni abbandonate (di abbandonare le preoccupazioni),

quando la mente mette da parte il peso,
e veniamo a csasa nostra stanchi per la fatica in terra straniera,
e riposiamo nel letto rimpianto!
Questa è l’unica cosa che c’è in cambio di tante fatiche.
Salve, bellissima Sirmione, e rallegrati per il tuo padrone,
e rallegratevi anche voi, oh onde Lidie del lago:
Ridete anche voi tutte le risate della casa (ridete qualcunque cosa di risate è in casa).

Al primo verso troviamo un apostrofe a Sirmione; “Nettuno” è una metonimia per indicare il mare; due Nettuni perché c’è il mare che tiene suc le penisole ed un altro le isole, oppure può anche essere interpretato come un riferimento al mar Mediterraneo; tra il vero 2-3 troviamo un doppio chiasmo (“liquentibus-Neptunus”).
Latinia e Bitinia rappresentano una sineddoche: Latinia per Bitinia, forse accostati per fare allitterazione di –Th; “inviso” è un intensivo di vedere, ed il suo significato è “rivedere”.
Al verso 7 troviamo un iperbato tra “solutis” e “curis”; tra il vero 8-9 troviamo un’enjambement “peregrino/ labore”; al verso 9 troviamo un’anastrofe: attenzione sul “nostrum” che si collega in antitesi con “peregrino”, ovvero “straniero”.
Anastrofe di “unum” ed antitesi tra “unum” e “tantis” al verso 11.
Al verso 13 troviamo le onde Lidie: i Lidi erano una popolazione dell’Asia ed Erodoto affermò che gli Etruschi fossero discendenti di quest’ultimi, e Catullo parla di onde Lidie perché gli Etruschi avevano un tempo occupato il lago di Garda; “Lydiae lacus undae” è un’enallage, ovvero l’attribuzione di un aggettivo non a ciò che gli compete, ma ad un’altra cosa; il caso generale, e quindi l’attribuzuzione di un termine che non sia aggettivo, in modo non competente, si dice Ipallage.

Troviamo in questo ultimo verso una personificazione, ovvero l’attribuzione di un termine qualsiasi a cose umane; “cachinnus” rappresenta un termine onomatopeico.
Possiamo, nel testo, trovare due principali capitoli, ovvero: “la gioia del ritorno” e “le fatiche del viaggio”; qui non troviamo il tema di Lesbia e nemmeno quello dell’amicizia, ma troviamo un ambiente familiare a cui Catullo è affezionato. Lessico relativo a due campi semantici:
1) campo semantico della gioia
2) campo semantico della fatica del viaggio.
In molti periodi troviamo che il poeta mischia questi due campi semantici.

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