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Parole di donna


Nulli se dicit mulier mea nubere malle
quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat.
dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti,
in vento et rapida scribere oportet aqua.

Questo breve epigramma, in cui ancora una volta Catullo dà prova di grande originalità poetica, pur attingendo a fonti greche epigrammatiche e a detti provverbiali, offre al lettore una nuova e maliziosa immagine di Lesbia, capace di promettere fedeltà al poeta, il quale però sa bene che le promesse delle donne, e della sua in particolare, sono scritte nel vento o sull’acqua.
Quella che i primi due versi registrano è dunque la voce della stessa Lesbia, anche se filtrata attraverso quella di Catullo: l’immagine che emerge dall’epigramma è quella di una donna incostante e maliziosa, mutevole nelle sue pur grandi promesse d’amore: ma proprio la sua leggerezza quasi inafferrabile affascina il poeta, che, con occhi un po’ misogino, si limita a prendere atto che il comportamento della sua donna è, in fondo, analogo a quello di tutte le altre.

Il testo ha una struttura limpidamente bipartita: il primo distico accoglie l’enunciato con le promesse di Lesbia; nel secondo distico la meditazione del poeta si stempera nella riflessione sentenziosa, quasi a suggerire un perfetto controllo razionale della situazione.

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