Catullo - L’amore per Lesbia

Il poeta appena vede l’amata è preso da un profondo smarrimento, gli viene meno la voce, la lingua si intorpidisce un fuoco sottile gli entra nelle membra, gli ronzano le orecchie, gli si oscura la vista. L’odio che ha rovinato re e città è anche la rovina del poeta. Catullo da poco ha conosciuto Lesbia e la passione per lei è profonda e tormentosa, egli è nella sua prima fase di sgomento e smarrimento di fronte ad una bellezza che si sente misteriosa ed irraggiungibile. Per rappresentare questo suo stato d’animo il poeta compone il carme traducendo liberamente da un’ode di Saffo. Catullo rivela una sofferenza più spirituale con un espressione molto più sintetica e più virile rispetto al modello greco.
Inferiore forse come valore artistico al testo greco, che ha una dolcezza intraducibile di suoni e di ritmi, questo testo è già tutto catulliano nella presenza drammatica della passione.
Dotta, allusiva dichiarazione d’amore o canto di stizzosa gelosia? Canto, certo, di una ipersensibilità quasi patologica, in cui amore e cultura si confrontano ad altissime incandescenze, questo carme trasfigura per un attimo l’amore per Lesbia, proiettandolo nei credi miracolosi della poesia di Saffo.
Proprio di una celebre ode della poetessa di Lesbo (frammento 31) questa poesia è la finissima rielaborazione, più che traduzione ed è proprio forse in omaggio alla poetessa greca che la donna amata da Catullo avrebbe assunto il nome di Lesbia che l’ha resa celebre.

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