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Carme V

Il carme V fa parte delle nugae catulliane: carmi brevi in cui i temi più trattati sono l’amicizia e soprattutto l’amore verso una donna di nome Clodia, che lui soprannominerà Lesbia. Sicuramente il testo appartiene ad un periodo felice della storia d’amore tra Catullo e Lesbia; è sicuramente uno dei carmi più allegri composti dal poeta, in cui viene messa in risalto la sua concezione della vita, quasi totalmente incentrata sull’amore. L’amore è infatti vissuto da Catullo come l esperienza capitale della vita, capace di riempirla e di darle un senso, e diventa un valore primario; il solo in grado di risarcire le fugacità della vita umana, il testo contiene un invito alla donna amata a vivere quest’amore, ed afferrare i pochi istinti offerti dall’esistenza umana, prima che questa arrivi al suo epilogo. Nel secondo verso viene presentato il primo ostacolo: il chiacchierare della gente che , troppo invidiosa potrebbe fare del male ai giovani amanti. Per questo il poeta esorta l’amata a non dare conto delle parole altrui. A differenza del sole e della luna, che se pur costretti a non vedersi, risorgeranno sempre, dice Catullo, loro, una volta che la loro vita sarà finita saranno costretti a non potersi più amare. Nei versi 7-10 troviamo diverse ripetizioni in cui Catullo manifesta il desiderio di ricevere quanto più amore possibile, sotto forma di baci, in modo da perderne il conto, così che che nessun malvagio possa saperlo ed infierire su di loro. Per la predilezione a una poesia levigata e accurata, per la collocazione centrale dell’ io del poeta e per la spiccata soggettività, il quinto carme è di fondamentale importanza, sicché dimostra la novità nelle idee dei “poetae novi”.

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