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Tiberio Cazio Asconio Silio Italico
Padova?, 25 ca – Campania 101 d.C.
Vita

Senatore, cortigiano di Nerone, console nel 68, noto durante i periodi più cupi della tirannide come delatore. Sotto Vespasiano, fu proconsole d'Asia. Coltivò la poesia nella vecchiaia, ritiratosi a vita privata. Colpito da un male incurabile, si lasciò morire di fame.

Opera e considerazioni

La sua opera maggiore è un lungo poema epico sulla II guerra punica - "Punica"- in 17 libri, ricostruzione della guerra di Roma contro Annibale, dalla spedizione di questi in Spagna al trionfo di Scipione dopo Zama. L'opera, forse originariamente in 18 libri, risulta nell'ultima parte più sintetica e frettolosa, mentre i primi avvenimenti sono narrati con ampiezza di particolari e ricchezza di pathos; in essa, inoltre, manca un vero e proprio nucleo narrativo dominante ed unificante: gli episodi si succedono in ordine cronologico, senza dare vita ad una narrazione, ad es., incentrata su una figura di eroe, che faccia da filo conduttore e che svolga un ruolo provvidenziale di "fondatore" della patria.

Il tema punico, già trattato da Ennio, e preannunciato in qualche modo dal "Bellum Punicum" di Nevio, viene questa volta ripresentato in stile virgiliano. S. vuole imitare il grande maestro nello stile, nella lingua, nelle immagini, nell'apparato mitologico-divino, ma la sua emulazione si limita decisamente all'aspetto formale, nell'adozione soprattutto dei "topoi" propri della poesia epica. D'altro canto, anche la presenza sensibile dell'epopea "annalistica" permane: S. non ha saputo liberarsi dai quadri storici, e ciò produce una specie di miscela di due estetiche, che mette allo scoperto per intero l'apparato del "meraviglioso" di tipo (anche) "omerico" come un complesso di artifici ormai sorpassati.

Seppure la disposizione è "annalistica", non si può ridurre tuttavia l’opera ad una semplice versificazione del materiale storico raccolto ed esposto da Livio nella III decade, la sua maggiore fonte storica.

Altre fonti, infatti, furono Marrone, Posidonio, Igino; fra le poetiche Ennio (essenzialmente per la già detta disposizione "annalistica"), appunto Virgilio (nei termini già accennati) e Lucano (per la scelta di un argomento di "epica storica" e per le consonanze di taluni "colores" stilistici): e, in effetti, il poema di S. può idealmente essere inserito in una posizione intermedia proprio tra questi due ultimi autori.

L’opera – che nel suo complesso s'innesta, dunque, senza aggiungere molto di nuovo, nel ricco filone della letteratura patriottica romana – è stata severamente giudicata dalla critica moderna per la sua "macchinosità", per l’eccesso di discorsi retorici, per la scarsa poeticità (ma già Plinio il Giovane la disse scritta "più con scrupolo che non ingegno"): in verità, e in ultima analisi, il suo maggior pregio sembra consistere nella quantità di informazioni etnografiche, mitologiche, storiche che vi compaiono.

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