Tacito

Rappresenta uno degli storici più importanti dell’antichità; nelle sue opere interpreta lo stato d’animo dei suoi contemporanei verso l’Impero, allora sotto il regime di due grandi tiranni, Nerone e Domiziano.
Nonostante la nostalgia verso la "libertas" repubblicana, Tacito è convinto della necessità dell’Impero e stima l’operato dei sovrani che hanno saputo conciliare il principato e la libertà.

Tacito nacque intorno al 55 d.C., secondo alcune fonti, a Terni, ma più probabilmente nella Gallia Narbonese, da una famiglia forse di condizione equestre. Studiò a Roma e sposò la figlia di Agricola, statista e comandante; grazie a lui iniziò la carriera politica sotto Vespasiano e la proseguì sotto Tito e Domiziano.
Dopo essere stato pretore per un anno, si allontanò da Roma, probabilmente per un incarico in Gallia o Germania.

Nel 97, sotto il regno di Nerva, fu consul suffectus: pronunciò l’elogio funebre di Virginio Rufo.
Un paio di anni dopo, sotto Traiano, sostenne con Plinio il Giovane l’accusa contro Prisco, che fu esiliato.
Tacito fu poi console in Africa e morì nel 117.

Egli concentrò le sue conoscenze sulla stesura di opere principalmente di due generi:
- opere etnografiche: Agricola, De origine et situ Germanorum
- opere storiografiche: Annales, Historiae, Dialogus de oratoribus

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