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Tacito

Tacito è considerato uno dei più importanti storici dell’antichità: egli si fa interprete dello stato d’animo dei suoi contemporanei. Nostalgico della libertas repubblicana, Tacito è tuttavia convinto della necessità dell’impero e plaude l’operato dei sovrani come Nerva e Traiano che sono riusciti a conciliare principato e libertà.
Publio Cornelio Tacito nacque intorno al 55 d.C. da una famiglia di condizione equestre. Studiò a Roma e nel 78 sposò la figlia di Gneo Giulio Agricola, statista e comandante militare. Iniziò la carriera politica sotto Vespasiano. Fu pretore nell’88 e si allontanò da Roma per un incarico. Nel 97, sotto il principato di Nerva, fu consul suffectus. Dopo essere stato proconsole in Asia nel 112 o 113, morì probabilmente intorno al 117.

Le opere

- Agricola: biografia;
- Germania: monografia etnografica;

- Dialogus de oratoribus: dialogo retorico;
- Historiae: opera storica in 12 o 14 libri;
- Annales: opera storica.

Dialogus de oratoribus

Impostato come i dialoghi ciceroniani tra personaggi autorevoli, l’opera presenta il tema della decadenza della retorica. Mentre alcuni personaggi come Apro e Materno difendono l’eloquenza e la poesia, Messalla mette in luce il reale problema, ossia l’impreparazione dei maestri: una vacua retorica viene a sostituire la cultura generale. La causa principale di questa retorica è la mancanza di libertà nel principato: la repubblica, infatti, sebbene sconvolta dalle guerre civili, era un campo fertile per le lettere e la poesia. In ogni caso, l’impero viene accettato indiscutibilmente come una forza in grado di salvare lo stato dal caos.

Agricola

È il primo opuscolo storico di Tacito in cui l’autore tramanda ai posteri la memoria del suocero Agricola. L’opera presenta come linea principale la vita di Agricola ma presenta anche digressioni etnografiche e geografiche sulla Britannia. Nell’elogiare il suocero, Tacito mette in luce come egli, governatore della Britannia, abbia saputo servire lo stato con fedeltà, anche sotto un pessimo principe come Domiziano. Fu proprio durante il suo governo che egli cadde in disgrazia. Alcuni anni più tardi morì silenziosamente. L’esempio di Agricola indica come, anche sotto la tirannide, sia possibile seguire la via mediana (servire lo stato sotto la tirannide).
L’Agricola è un panegirico sviluppato sotto forma di biografia. Lo stile presenta influenze di Cicerone (nei discorsi) e di Sallustio e Livio (nelle parti narrative e digressioni).

Molti passi dell’Agricola hanno caratteri tipicamente biografici: nei primi capitoli è possibile conoscere i suoi genitori, caratteri del suo passato, dell’infanzia e del matrimonio con Domizia Decidiana. La narrazione non è per nulla obiettiva ma mira a far emergere l’onestà, la modestia e la virtù di Agricola. Tacito sottolinea anche la moderatio del personaggio: questi è circondato da figure positive, la moglie, i figli e si contrappone nettamente a Domiziano, presentato come ipocrita e intrigante. Il carattere encomiastico è, dunque, evidente.

T1 (Origine e carriera di Agricola)

In questi 3 capitoli Tacito presenta il personaggio di Agricola. I primi passaggi sono dedicati ai genitori di Agricola. Il modus (senso del limite) è la virtù centrale di Agricola ed è anche la parola chiave di tutta l’opera: Agricola si proponeva di vivere senza sottomettersi al servilismo, al tiranno e senza ostentare gesti rivoluzionari. Anche come capo militare Agricola si contraddistinse per il suo senso del limite, non abbandonandosi a dissolutezze.

T2 (La prima esperienza in Britannia)
In questo capitolo Tacito presenta la prima esperienza in Britannia del suocero. Anche qui ricorre l’elogio della figura di Agricola e delle sue virtù.

T3 (L’invidia di Domiziano per i successi di Agricola)
Tacito mette in luce il carattere ipocrita di Domiziano, l’imperatore che aveva cercato di sopprimere la voce del popolo romano. Domiziano, infastidito dai successi di Agricola, dissimula la propria invidia e decide di aspettare che l’entusiasmo intorno al generale scemi naturalmente. Un aneddoto mette in luce anche il carattere doppiogiochista di Domiziano.

T4 (L’elogio di Agricola)

Gli ultimi tre capitoli presentano un appassionato encomio del personaggio, presentato come un vero e proprio eroe. Questa è la parte più influenzata dai topoi della laudatio funebris. La morte di Agricola è presentata come immatura, sebbene la sua vita fu caratterizzata dalla gloria.

Germania

È un’opera interamente dedicata alla descrizione del territorio della Germania e dei suoi abitanti. L’opera prevede l’esaltazione del popolo della Germania, incorrotto e ancora sano, in contrapposizione implicita ai Romani. Tacito, molto probabilmente, ha voluto sottolineare la pericolosità dei barbari e ne enumera tutti i vari difetti. Il contesto dell’opera è la presenza di Traiano sulla frontiera nord.

Historiae

Tacito esternava l’intenzione di trattare il periodo che andava dalla tirannide di Domiziano al principato di Nerva e Traiano. La parte che ci è rimasta contiene la narrazione degli eventi degli anni 69-70, dal regno di Galba fino alla rivolta giudaica.
- La situazione giudaica
• 1700 a.C. → Abramo giunge in Palestina;
• 1600 a.C. → Una parte dei discendenti si reca in Egitto, guidati da Giuseppe;
• 1250 a.C. → Esodo → Mosè;
• Regno di Saul;
• Regno di David;
• Regno di Salomone → il regno viene diviso;
• Regno di Israele (conquistato dagli Assiri); Regno di Giuda (conquistato dai Babilonesi);
• Cattività Babilonese → Ciro il Grande annienta i Babilonesi di Nabucodonosor e libera gli Ebrei → tornano in Palestina;
• La Palestina viene conquistata da Alessandro Magno → Dominazione dei Tolomei e Seleucidi;
• Antioco IV tentò di introdurre il culto di Zeus Olimpo → Rivolta dei Maccabei;

• Inizio della dinastia degli Asmonei → interviene Pompeo e conquista Gerusalemme;
• Regno di Erode il Grande;
• 6 d.C. → Giudea provincia romana;
• 66 d.C. → Ribellione → Guerra Giudaica;
• 70 d.C. → Tito distrugge Gerusalemme.
Il 69, l’anno con cui si apre l’opera, aveva visto il succedersi di quattro imperatori (Galba, Otone, Vitellio e Vespasiano). Tacito definì questo periodo come un “arcano” dell’impero, in quanto la forza dell’imperatore dipendeva unicamente dall’appoggio delle legioni. Dopo il governo di Galba fu scelto come successore Traiano, capace di mantenere l’unità degli eserciti. Si ritrova anche il pensiero secondo il quale il principato è l’unico modo per garantire la pace e l’unità, sebbene non debba essere scellerato come quello di Domiziano.
Lo stile ha un ritmo vario e veloce, caratterizzato a volte da pathos e drammaticità. La tecnica di Tacito ha molte affinità con Sallustio:
- L’inconcinnitas;
- La sintassi disarticolata;
- Strutture stilistiche slegate;
- Stile “abrupto”.


Scoppiata nel 66 la rivolta giudaica, Nerone ne aveva affidato la repressione a Vespasiano. L’uccisione di Nerone aveva provocato la sospensione della guerra, ripresa dopo l’affidamento a Tito. Il capitolo introduttivo presenta il personaggio di Tito, caratterizzato da efficienza e virtus. La tattica di Vespasiano mirava alla riconquista del territorio evitando scontri in campo aperto. Una delle prime fortezze ad essere conquistata fu quella di Jotapata; Flavio Giuseppe, fuggito insieme a quaranta compagni riuscì a salvarsi e ad ottenere la libertà con l’inganno. Nel 69 le operazioni di guerra furono sospese a causa delle lotte di successione e, infine, l’incarico fu affidato a Tito.

Flavio Giuseppe indica i ribelli come zeloti, così detti per lo zelo che ponevano nel culto di Dio e della sua legge. Venivano anche definiti “briganti” (in campagna) e “sicari” (in città). Ad essi si opponevano la fazione moderata dei farisei, rassegnati alla dominazione straniera e quella dei sadducei, che cercavano l’accordo con Roma. Anche secondo Tacito, la mancanza di unità fu il fattore che indebolì la resistenza degli assediati. Lo schieramento era diviso tra Giovanni di Giscala, Simone bar Ghiora ed Eleazaro. L’ostilità tra le fazioni era alta al punto da recarsi danno reciprocamente. Neppure una serie di terrificanti prodigi riportati da Tacito riesce a dissuadere la popolazione da una resistenza ostinata. Nel 70 d.C. Tito distrugge Gerusalemme.

Annales

Terminate le Historiae, Tacito rivolse la sua analisi ancora più indietro dedicandosi al periodo che va dalla morte di Augusto a quella di Nerone, come proseguo dell’opera di Livio. Ancora una volta Tacito mantiene la tesi della necessità del principato e si pone critico nei confronti della classe senatoria, ormai decaduta e corrotta, e nei confronti di coloro che si dedicano alla filosofia e scelgono la via del martirio, inutile allo Stato.

Il pensiero politico

- la virtus si può mantenere anche sotto la tirannide;
- il principato è una realtà necessaria;
- la successione per adozione è una scelta giusta, garanzia di moderazione;
- la libertas repubblicana è anacronistica, ma si può comunque servire onestamente lo stato;
- l’ambitiosa mors è una forma di ostentazione che non ha alcuna utilità.
Lo stile drammatico non ha tanto l’obiettivo di suscitare emozioni quanto quello di incitare alla riflessione pessimistica. Gli Annales risultano meno scorrevoli ed eloquenti delle Historiae ma più concisi ed austeri. Le disarmonie verbali riflettono la disarmonia degli eventi e le ambiguità del comportamento umano.

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