Tacito
(55 d.C. - 120 d.C.)

••• La vita e la carriera politica
•• È il più grande tra gli storici latini e riprende innovando gli schemi della storiografia romana. Dopo di lui, la storiografia viene rimpiazzata dalla biografia. Sappiamo che già da adolescente Tacito gode di notorietà e fama, sicuramente come oratore. È di condizione sociale elevata. Afferma nelle Historiae che la sua carriera sia stata avviata da Vespasiano, poi da Tito e poi da Domiziano (qui raggiunge la pretura). Comincia la sua attività letteraria quando la sua età è matura (dopo la morte di Domiziano e proprio da questa esperienza negativa prende spunto).

•••• L’Agricola (De vita Iulii Agricolae)
••• La prefazione
•• È una biografia encomiastica del suocero Agricola. Nell’ampia prefazione presenta e giustifica l’opera e chiarisce la sua posizione nei confronti del regime di Domiziano ormai caduto: ricorda con sdegno le persecuzioni degli intellettuali sotto questo e rende omaggio a Nerva e a Traiano che hanno restituito la libertà di parola.

••• La figura di Agricola: un collaboratore dei principi
•• Agricola non è un oppositore, ma un attivo collaboratore dei principi, sia buoni sia cattivi (da Nerone a Domiziano). Tacito prova però imbarazzo nell’elogiare una figura opportunista come quella di Agricola. Infatti, per “giustificare” questo encomio, definisce Agricola come una delle vittime di Domiziano (sia ideologicamente sia fisicamente), infatti riporta la diceria secondo cui la morte di Agricola (nel 93) sia stata causata dal veleno datogli dall’imperatore. Cerca quindi di gettare sul principe i più grandi sospetti.
••• La polemica contro i “martiri” stoici
•• Sotto il despota Domiziano, ci sono due categorie di persone: i “martiri stoici” che si oppongono a questo e muoiono senza essere di alcuna utilità allo Stato e quelli che accettano di collaborare assecondando il despota così da servire la patria avendo come interesse supremo la res publica. Più o meno indirettamente, Tacito va contro i primi elogiando i secondi.
••• La struttura e i contenuti
•• Tacito racconta la vita del suocero in ordine cronologico, dalla nascita alla morte, dall’educazione alla carriera politica (fino al consolato). Parallelamente, delinea anche le sue qualità: prontezza nell’apprendere e nell’agire, capace di comandare e prudente a evitare di oscurare i superiori con i suoi successi. Dopo il consolato, scrive dettagliatamente del comando in Britannia per sette anni (anticipa un excursus sulla geografia e sui popoli della regione; l’ultimo anno, invece, vede raccontata la guerra di Agricola contro i Calèdoni, con i discorsi di Càlgaco, a capo dei Calèdoni, e di Agricola). Gli ultimi anni della sua vita vedono la montante gelosia di Domiziano nei confronti di Agricola fino alla morte. Alla fine riepiloga la vita del defunto, primo esempio di epitaffio (orazione funebre) che poi inserirà nelle altre opere storiche.
••• Una biografia originale
•• Mancano gli aneddoti, i pettegolezzi, i particolari curiosi. La biografia è incentrata soprattutto sulla vita pubblica di Agricola. Anche l’excursus etnografico e i discorsi pre-guerra sono insoliti per una biografia. Sembra infatti che sia più una monografia storica di stampo sallustiano.
••• Lo stile e i modelli
•• Tacito usa molti toni e registri. Il modello principale è sicuramente Sallustio (per la descrizione delle vicende di guerra), ma anche Livio (per i discorsi contrapposti dei generali sul campo di battaglia). Per gli ultimi capitoli invece il modello è Cicerone per il tono oratorio e i lunghi periodi.

•••• La Germania (De origine et situ Germanorum, L’origine e la regione dei Germani)
••• Il genere letterario e l’argomento
•• È pubblicata poco dopo l’Agricola (meno di un anno, nel 98). Il carattere è etnografico, un filone molto usato nell’antichità greca e per la prima volta nella cultura latina. L’attenzione è tutta spostata verso la questione germanica e al pericolo che rappresenta per l’impero romano.


••• La struttura, i contenuti e le fonti
•• Diviso in due parti: la prima è una descrizione complessiva della Germania (indipendente da Roma) e dei suoi abitanti (si indicano i confini della regione e si danno notizie sull’origine dei Germani, sul loro aspetto, sul clima e la natura del luogo); la seconda è una descrizione più specifica di singole popolazione e delle loro peculiarità (esposizione delle istituzioni e usi delle singole tribù). Le fonti provengono per la maggior parte da fonti letterarie: il De bello Gallico di Cesare e Plinio il Vecchio (per le guerre germaniche). Attinge anche dalle fonti orali per testimonianza diretta di soldati e prigionieri di guerra.
••• L’atteggiamento dello scrittore: Romani e Germani a confronto
•• Roma è il suo punto di riferimento fisso, ma ha nei confronti dei Germani un ambivalente modo di rapportarsi: da una parte ammira i costumi semplici e la forte morale dei barbari, dotati di quelle virtù ormai perse tra i Romani. Descrive ed elogia anche attività che in Germania non sono praticate, come l’assenza delle donne germaniche agli spettacoli e ai banchetti. Tra i Germani non si praticano né la limitazione delle nascite né l’infanticidio. Ammira il sistema politico fondato sulla libertas. Solo nella seconda parte dell’opera, i Germani sono aspramente criticati per il loro modo di vivere ancora rozzo e primitivo.
••• La discordia dei Germani
•• Il più grande difetto dei Germani è proprio la discordia, cioè l’incapacità di unirsi in maniera decisa contro un nemico comune.

•••• Il Dialogus de oratoribus (Dialogo sugli oratori)

••• La questione della paternità dell’opera
•• Si discute il tema della decadenza dell’oratoria. Essendo un tema molto distante dalle sue altre opere storiografiche, la paternità dell’opera è molto incerta e ancora oggi è in discussione.
••• L’ambientazione, i protagonisti e l’argomento del dialogo
•• Gli eventi si aggirano intorno al 75. Apro e Secondo (i più noti avvocati del tempo) fanno visita a Materno, senatore e oratore che ha da poco abbandonato l’oratoria per la poesia tragica. Si fa quindi un paragone tra oratoria (difesa da Apro) e poesia (difesa da Materno). All’arrivo di Messalla, la discussione si spegne e si imposta l’argomento centrale: le differenze tra oratoria antica e oratoria moderna (e le cause di questa decadenza, già discussa, tra gli altri, da Petronio).
••• La tesi “modernista” di Apro
•• Apro è il primo a parlare ed è l’unico a non vedere un declino dell’oratoria. Crede infatti che nell’età contemporanea non ci sia decadenza, ma evoluzione e trasformazione, in armonia con il mutare dei tempi e dei gusti. Adesso lo stile è rapido e abbellito da un tono poetico, con molte sententiae.
••• La posizione tradizionalista di Messalla
•• Definisce l’oratoria contemporanea ormai in decadenza, analizzando le cause a cui tradizionalmente si attribuisce la responsabilità (le stesse indicate da Quintiliano): l’incapacità dei genitori di educare i figli, il livello scadente delle scuole e la futilità dei temi delle declamazioni.
••• La tesi politica di Materno
•• Materno propone una causa diversa del declino, che non è né morale né tecnica, ma politica. L’oratoria è paragonata a una fiamma che per bruciare ha bisogno di ossigeno. Con la res pubblica trovava alimento e stimolo nella competizione politica, con i discorsi davanti al popolo. Con la perdita della libertà politica, il declino dell’eloquenza è stato inevitabile. Materno però ha un tono pacato e accetta questa realtà.
••• Il pensiero dell’autore
•• Sicuramente il pensiero di Tacito è assegnato proprio a Materno.

•••• Le opere storiche
••• Historiae e Annales: materia e stato di conservazione
•• Le Historiae (anni 69 - 96) parlano della dinastia flavia e raccontano anche la guerra civile del 69 con vincitore Vespasiano, l’iniziatore della dinastia. Negli Annales (14 - 68) si parla della dinastia giulio-claudia dalla morte di Augusto (14) a quella di Nerone (68).
•• Sappiamo che le due opere contenevano circa trenta libri, molti dei quali sono andati perduti.

••• Lo schema annalistico
•• Entrambe le opere seguono lo schema annalistico, dunque un racconto cronologico anno per anno, ma i temi trattati sono particolari, soprattutto quelli dei primi libri delle Historiae, che parlano di un solo e turbolento anno di anarchia e di guerra civile.

•••• Le Historiae
••• La prefazione
•• Nell’ampia prefazione Tacito condanna gli storici del principato (inaffidabili e faziosi sia verso il potere sia contro) per elogiare quelli della repubblica: nasce quindi l’esigenza di una storiografia di nuovo onesta e obiettiva. Sempre nella prefazione poi descrive l’argomento che intende trattare sottolineandone l’importanza e l’eccezionalità accentuando gli aspetti negativi: atrocità, delitti, tradimenti e scandali. Gli dèi, scrive, si preoccupano della punizione (quindi appunto di scagliare brutti eventi) e non della nostra sicurezza.
••• I contenuti
•• Libri 1, 2 e 3: si fa una rapida panoramica della situazione di Roma e delle sue province all’inizio del 69 e si individuano i fattori di crisi che hanno condotto alla guerra civile (per la successione a Nerone) fino alla vittoria di Vespasiano.
•• Libro 4: si parla del consolidamento del regime della dinastia flavia con Vespasiano e la rivolta dei Batàvi in Germania.
•• Libro 5 (solo prima parte): si parla dei preparativi (nel 70) alla guerra a Gerusalemme con Tito, figlio di Vespasiano. Tacito fa un ostile excursus etnografico sui Giudei definendo la loro cultura diametralmente opposta a quella romana (tutte le cose empie lì sono sacre e viceversa).
••• La struttura compositiva
•• Il primo anno, il 69, è descritto con molta precisione, infatti occupa tre interi libri. La narrazione poi si accorcia per il 70. In ogni caso, Tacito, dovendo parlare di più avvenimenti in luoghi diversi, divide il racconto non solo in anni, ma anche in blocchi narrativi distinti.

•••• Gli Annales (Ab excessu divi Augusti, A partire dalla morte del divo Augusto)
••• La breve prefazione
•• La prefazione è brevissima: si fa un breve resoconto delle forme di governo di Roma, dalla monarchia alla repubblica al principato. Si condannano di nuovo gli storici del principato (faziosi o perché contro il potere o perché verso il potere). Tacito vuole quindi trattare gli ultimi tempi di Augusto e poi il principato da Tiberio in poi.
••• Libri I - VI: il principato di Tiberio
•• Dopo una brevissima sezione su Augusto, si parla del principato di Tiberio in sei libri, divisi in due “blocchi”: tre libri parlano degli anni 14 - 22, tre libri degli anni 23 - 37.
•• In Tiberio si vede l’inevitabile trasformazione da imperatore a tiranno, perché vizioso e crudele.
••• Le figure di Germanico e Seiano
•• Nei primi tre libri, Tiberio è accompagnato dalla figura di Germanico, il figlio adottivo di Tiberio, che fa cessare rivolte in Pannonia e in Germania suscitando gelosia in Tiberio che lo vedeva come un temibile rivale: sulla sua morte improvvisa (forse per malattia) Tacito fa nascere sospetti di avvelenamento.
•• Negli ultimi tre libri, Tiberio è accompagnato dalla figura di Seiano, prefetto del pretorio, individuo malvagio, corrotto e pericoloso: il principe però gli accorda grande potere e immeritato favore. Infine, Tiberio dà libero sfogo alla crudeltà; dopo la sua morte Tacito scrive un suo epitaffio ripercorrendo gli stadi della sua degenerazione.
••• Libri XI - XII: il principato di Claudio (47 - 54)
•• I libri 11 e 12 parlano della seconda parte del principato di Claudio, anni 47 - 54. A differenza di Tiberio, questo imperatore non presenta alcuna evoluzione: è debole e incapace, dominato dai liberti e dalle mogli, infatti le negative vicende familiari sono descritte con più attenzione rispetto alle positive azioni di governo.
••• Libri XIII - XVI: il principato di Nerone
•• I libri 13, 14, 15 e 16 parlano del principato di Nerone, molto più simile a Tiberio perché Tacito mostra il progressivo svelarsi di una natura malvagia: la degenerazione in tiranno è parallela a una terribile serie di delitti (le vittime sono il fratellastro Britannico, la madre Agrippina e la moglie Ottavia).
•• I momenti della svolta sono due: nel 59 con la morte della madre, nel 62 con la svolta politica del regno in relazione al ritiro di Seneca e alla comparsa del nuovo prefetto del pretorio Tigellino, descritto come un secondo Seiano: da questo momento è consueta l’eliminazione fisica delle persone sgradite e degli oppositori (veri o presunti). Gli eccessi e le crudeltà di Nerone nel 65 portano Pisone a organizzare una congiura, ma il tradimento di un servo fa fallire l’omicidio di Nerone e questo dà il via a un periodo di terrore, con molte condanne a morte (tra cui quelle di Seneca, Lucano e Petronio).
••• La struttura compositiva
•• La narrazione è sempre anno per anno, ma è più accelerata rispetto alle Historiae: ogni libro tratta da due a nove anni.

•••• La concezione storiografica di Tacito
••• L’imparzialità
•• La tradizione storiografica aveva come illustri iniziatori Sallustio e Livio, dei quali Tacito accetta le norme, soprattutto quella dell’imparzialità che più volte sottolinea nelle sue opere. Tacito vuole indagare e ricostruire attentamente e oggettivamente il vero. In effetti, l’attenzione al vero, con la raccolta di informazioni e notizie, confrontando fonti di qualsiasi genere, sia orali sia scritte, ci ricorda molto il metodo naturalistico usato, tra gli altri, da Zola.
••• La tendenziosità
•• La sua attenzione al vero però è particolare: infatti, riporta più interpretazioni di un fatto senza prendere apertamente posizione a riguardo, anche solo delle dicerie provenienti dalla bassa popolazione, che riporta con scetticismo. Riportando tutte le versioni, il racconto storiografico è ambiguo e a volte anche tendenzioso: non altera i fatti, ma ne orienta in maniera implicita l’interpretazione.
••• Il pessimismo sulla natura umana
•• Tacito formula anche severi giudizi di condanna a difetti, vizi e debolezze di personaggi. L’atteggiamento per gli imperatori è sostanzialmente ostile, ma in generale dalle opere Tacito fa emergere una concezione profondamente pessimistica della natura umana: tra molte interpretazioni tende sempre a quella più negativa.
••• La decadenza della classe dirigente romana
•• Il motivo politico e morale era già stato al centro dell’opera di Sallustio, ma è ancora più importante in quella di Tacito: questo non si limita a raccontare i grandi eventi, ma parla della decadenza della classe dirigente romana, degli intrighi di corte, delle lotte per il potere. Secondo Tacito, il principato è stata la negativa necessità che ha provocato la decadenza morale, politica e sociale della società romana.
••• Il principato come male inevitabile
•• Tacito crede che la libertà repubblicana si può ammirare e rimpiangere, ma non resuscitare. Mentre il suo atteggiamento verso il principato cambia a mano a mano che ne descrive gli effetti: nell’Agricola e nel Dialogus si esaltano gli aspetti positivi del principato. Nelle Historiae e negli Annales scrive che è necessario per la pace che tutto il potere sia affidato a un solo uomo. Questa necessarietà è però negativa, dolorosa. Concentra infatti la sua attenzione sugli aspetti negativi e oscuri dell’operato dei principi. Tacito è uno storico che non ha ideali né soluzioni da proporre, ma giudica con severità il suo passato e il suo tempo storico.

•••• La prassi storiografica
••• La centralità del personaggio
•• Quando si parla di una vicenda o di un tema, Tacito riprende la linea sallustiana di mettere al centro dell’attenzione un personaggio-chiave (di solito l’imperatore) e intorno a questo fa girare la storia: per questo possiamo dire che la sua opera storiografica si avvicina alla biografia, ma se ne allontana perché esclude i particolari più futili (che sono invece trattate da Svetonio). Avendo al centro il personaggio da cui deriva il fatto, Tacito indaga anche le motivazioni interiori che hanno condotto quel personaggio a quel particolare “destino”, tra cui le passioni e i sentimenti: in sintesi, Tacito attua anche una indagine psicologica alla base della sua storiografia.
••• Ritratti ed epitafi
•• Per costruire i suoi personaggi, Tacito usa i ritratti sallustiani (trascura la fisicità per concentrarsi sulle qualità e i difetti morali). Il ritratto di solito è inserito quando si deve presentare il personaggio, ma si trasforma in epitaffio quando è posizionato dopo la sua morte.
••• I discorsi
•• Avendo al centro i personaggi e non i fatti, in Tacito sono molto frequenti i discorsi diretti (libere creazioni di Tacito o rivisitazioni di orazioni effettivamente pronunciate): servono a dare un tocco di “drammaticità” alla vicenda e sono utili a Tacito per esporre temi politici che gli stanno a cuore. Molti sono anche i discorsi indiretti, che hanno la stessa funzione di quelli diretti, ma non interrompono il flusso narrativo. Di solito espongono considerazioni e giudizi che Tacito riporta tenendosi però in disparte.
••• Le descrizioni di morti tragiche
•• Nelle sue opere sono molte le descrizioni di morti tragiche, vili come quella di Vitellio o nobili come quella di Seneca, inserite per movimentare la narrazione e per sollecitare la partecipazione emotiva del lettore. Si raccontano supplizi, strazi, catastrofi (come l’incendio di Roma), in linea con la sua concezione pessimistica sulla natura umana.

•••• La lingua e lo stile
••• Le differenze tra le opere
•• Lo stile è eterogeneo e poco compatto e varia anche all’interno di una stessa opera. Nelle Historiae e negli Annales, però, lo stile è tuttavia unitario, con un linguaggio lontano dall’uso comune. Ha come modello Livio per i discorsi e le descrizioni di luoghi e battaglie; ha come modello Sallustio per i ritratti e per l’uso di termini rari.
••• Il colorito arcaico e poetico
•• La lingua è piuttosto arcaica (soprattutto nella morfologia) e poetica (con vicinanza a Virgilio e a Lucano).
••• Il lessico ricco e selettivo
•• Il vocabolario è particolarmente ricco, ma al contempo anche molto selettivo: evita termini “bassi” e volgari, così come anche le parole comuni e banali, escludendo i grecismi e i termini tecnici.
••• Concisione e asimmetria
•• Molto originale è però la costruzione della frase, di solito seguendo il principio della brevitas: la concisione è superiore anche al modello sallustiano. L’andamento è quindi rapido e conciso. È molto attento a variare non solo parole, ma anche costrutti, rendendo lo stile asimmetrico e difficile. Tacito vuole evitare infatti non solo le parole, ma anche le frasi più prevedibili.
••• La chiusa epigrammatica
•• Tacito usa anche un accorgimento caro a Seneca e a Marziale, che è la chiusa epigrammatica della frase o del periodo, cioè la sententia concisa che riassume e generalizza il senso di un avvenimento, aggiungendo un commento o un giudizio inatteso.

•••• Tacito nel tempo
••• L’antichità e il Medioevo
•• Sono di gran lunga eclissati dagli Ab urbe condita di Livio sia nell’antichità, sia nel Medioevo.
••• Cinquecento e Seicento: il tacitismo
•• La fortuna comincia nel Cinquecento, il secolo dell’assolutismo monarchico in Europa. Il suo pensiero sarà poi ripreso da Machiavelli nel Principe, ma negli anni della Controriforma gli scritti di Machiavelli sono messi all’indice dalla Chiesa: nasce allora il tacitismo.
••• Tacito “machiavellico”
•• Nella politica vince il più astuto e il più forte, ed è la stessa concezione di Machiavelli. Il suo Principe deve servirsi di ogni messo (moralmente lecito o illecito) per conseguire il suo fine che è il bene dello Stato.
••• Tacito “democratico”
•• Tacito, come Machiavelli, descrivendo e insegnando i modi in cui i tiranni diventano tali, aiutano a prevenirli e a difendersene.
••• Un modello di stile
•• Nel barocco si adorano le stravaganze tacitiane rispetto alla perfezione ciceroniana.
••• Dal Settecento a oggi
•• Gli illuministi lo amano per la critica al principato, i romantici per l’elogio alla repubblica, Hitler strumentalizza la Germania giustificandone la purezza della razza.

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