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Tacito: vita e Dialogus de oratoribus

Su Tacito poche sono le notizie certe relative alla sua vita; così come Omero, sono state fatte delle ricostruzioni ipotetiche. Nativo probabilmente dell’Umbria o della Gallia, al di là di queste origini non si sa molto. Ancora prima di approcciarsi all’attività di storico, si cimenta nell’attività di retore. Scrisse il Dialogus de Oratoribus in cui discusse sull’importanza dell’eloquenza. Dietro uno dei personaggi di cui parla si nasconde la sua persona. Questo scritto appartiene al genere retorico e tratta la decadenza della retorica; gli interlocutori si pongono una domanda ben precisa, cioè come mai la retorica sia decaduta. Le posizioni che Tacito fa assumere agli interlocutori sono le più svariate, lo stile è ancora neo-ciceroniano. Partecipano a questo dialogo quattro personaggi e ciascuno di questi avanza una tesi:

- Apro sostiene si tratti di un mutamento dell’eloquenza e non di un decadimento, lo stile secondo lui è rinnovato. L’eloquenza cerca di raggiungere lo scopo di allietare il pubblico, un ammodernamento dello stile.

- Messalla ritiene che la decadenza dell’eloquenza esiste e la causa è da rintracciare nell’etica e nell’educazione. Le scuole di retorica vengono accusate di non istruire gli oratori in maniera completa.

- Materno ritiene che la causa è di natura politica.

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