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TACITO

La vita: Publio Tacito nasce nella Gallia Narbonese tra il 55 e il 58 d.C. da famiglia senatoria o equestre. Frequentò a Roma la scuola di oratoria e sposò nel 77 la figlia di Agricola. Statista e comandante militare, iniziò la carriera politica sotto Vespasiano e Tito, giungendo ai vertici con Domiziano. Fu, tra l’80 e il 97, divenne questore, edile o tribuno della plebe, pretore, comandante di una legione lontano da Roma, governatore di una provincia e console. Tra il 97 e il 98 finiti i 15 anni di tirannide di Domiziano, subentrata la felicitas temporum di Nerva e Traiano, in questo periodo Tacito intraprese la stesura dell’Agricola seguita sempre nel 98 da quella della Germania e successivamente dalle opere storiche, Historiae (100-110) e Annales (112-113). Non trascurò l’attività di oratore sostenendo nel 100 l’accusa di malversazione contro il proconsole d’Asia Prisco. Dopo aver ottenuto tra il 112-113 il proconsolato d’Asia morì intorno al 117.

Opere

Agricola: titolo completo è De vita et moribus Iulii Agricolae (vita e costumi di Giulio Agricola): è una monografia dedicata alla figura del suocero Agricola, morto nel 93. fu composta negli ultimi mesi del 97 e pubblicata nel 98. Il corpo dell’opera è costituito dal racconto delle imprese di Agricola in Britannia incorniciato da due parti simmetriche, rispettivamente il racconto della gioventù e degli ultimi anni del protagonista. Alla fine dei 15 anni di silenzio causati dalla tirannide di Domiziano, Tacito aveva l’esigenza di lasciare una memoria storica che lo coinvolgesse da vicino: in molte esperienze di Agricola, Tacito trovava le sue stesse esperienze, avendo modo di riflettere sui suoi comportamenti. L’esemplarità di agricola non riguarda un modello astratto di virtù ma investe il modo stesso di vivere e di comportarsi in momenti di tirannide, costituendo un esempio per i posteri. La natura dell’opera rende difficile individuare un genere di appartenenza: essa è un incrocio di vari generi. L’intento di base è la laudatio funebris che, allargandosi nella biografia, comprende momenti della storia contemporanea.

Germania: il De origine et situ Germanorum (origine e regione dei germani) fu scritto nel 98 quando Traiano, succeduto a Nerva, si trovava sul fronte Germanico. La prima parte è dedicata alla trattazione dei costumi dei germani e la seconda alla presentazione delle singole tribù. Quest’opera ha molte finalità: quella informativa, di far conoscere un popolo che da 2 secoli era entrata a contatto con i romani, quella politica, nello spiegare l’indugio di Traiano da poco eletto sul fronte militare e di consigliare all’imperatore stesso un intervento deciso, e l’intento morale nel porre a confronto la incontaminata, seppur primitiva, società germanica a quella corrotta romana.

Historiae: scritti nel primo decennio del 100, giunta a noi senza titolo doveva essere molto ampia, in 12 o 14 libri composti nel primo decennio del II secoli. Doveva narrare gli avvenimenti fra la morte di Nerone (68) e quella di Domiziano (96) ma ci sono rimasti solo i primi 5 libri che contengono sino al 70.

Annales: scritti nel 112-113, successivi alle Historiae, abbracciano un periodo di storia anteriore: dalla morte di Augusto 14 a quella di Nerone nel 68 come se lo storico non pago di aver seguito nella prima opera le vicende della dinastia flavia intendesse risalire alle origine del principato. L’opera, tramandata come Ab excessu divi Augusti, doveva essere formata da 16 o 18 libri ma ce ne rimangono solo pochi.

Dialogus de oratoribus: si è a lungo dubitato della paternità di questo scritto. Esso si inserisce nella tradizione del dialogo ciceroniano e risale agli anni successivi al 100. Esso si riferisce a una discussione tra il 75 e il 77 a cui Tacito ha assistito nella quale si dibatteva il primato della poesia e dell’eloquenza e in seguito la decadenza dell’oratoria causata dall’educazione moderna o dalla fine della repubblica. Tacito non esprime direttamente il proprio parere ma sembra d’accordo con la superiorità del primato della poesia, riconoscendo la necessità di un principato esprimendo però una sfiducia sul recupero della grande eloquenza repubblicana.

Pensiero: lo storico non si appoggia a un disegno filosofico generale ma indaga e analizza in modo autonomo il comportamento umano “senza rancore ne favore”, in una prospettiva politica. Tacito tende a escludere l’intervento divino come regola degli avvenimenti. Degli accadimenti umani sono responsabili solo gli uomini. Il suo scetticismo sopranaturale investe anche la natura degli uomini. La meditazione di Tacito si rivolge al periodo dell’impero e alla fine della repubblica che per Tacito e per i senatori fu una cessione della libertà in cambio di una pace misera. Tacitò è però convinto della necessità dell’impero e non nutre rimpianti per la repubblica. Egli è però convinto che non esista forma politica che possa reggere la corruzione dei costumi romani. Questo pessimismo insito a Tacito gli impedisce di narrare il principato di Traiano come epoca felice. Se nell’Agricola il pessimismo investe solo il passato, nelle Historiae esso è totale e negli Annales si accentua fino ad affermare l’irrazionalità della storia. Questo modo di vedere la realtà in chiave negativa gli deriva da Tucidite che lo porta a considerare la storia alla luce della smania di potere.
Metodo storiografico: Tacito negli Annales promette di narrare la dominazione di Tiberio senza rancore ne favore (sine ira et studio) grazie al fatto che si trattava di avvenimenti lontani nel tempo. Ma ne su Tiberio ne su Domiziano ci fu una grande obbiettività: entrambi furono giudicati negativamente. L’opera di Tacito si colloca nell’ambito della storiografia pragmatica , teorizzata da Polibio e inventata da Tucidite, che consiste nel possibile alla conoscenza obbiettiva degli eventi tramite la ricostruzione delle cause. Sul modello di Tucidite Tacito era interessato soprattutto agli evento politici inerenti al rapporto difficile tra senato e imperatore con scarsa attenzione ai dettagli militari, strategici e geografici. Pur cercando di ricostruire la realtà storica il metodo di Tacito non esclude zone d’ombra. Il risultato finale è pur sempre quello di un indagine razionale e disincantata che ci offre un quadro sostanzialmente attendibile. Il punto di vista di Tacito concorda con quello del Senato avverso al principato. Nell’impossibilità di tornare alla repubblica Tacito vede la libertas come libertà del Senato. L’attenzione sui personaggi piuttosto che sui moventi politici della loro azione è tipica di Tacito e gli è tramandata da Tucidite. La visione moralistica si trova per lo più nell’Agricola. È di chiara componente ellenistica la concezione della storia una scena sulla quale si svolge la tragedia del potere: questo scenario si arricchisce di ritratti psicologici. Tutti questi particolari di tipo narrativo, psicologico sono recuperati dalla storiografia in base alla loro funzionalità a delineare il quadro complessivo: paradossalmente la tendenziosità della storia tacitiana non ne pregiudica l’attendibilità generale, grazie anche al ricorso a buone fonti.

La lingua e lo stile: nell’Agricola, prima opera, gli incerti contorni letterari si riflettono in un assetto stilistico non ancora stabile ne omogeneo: esso è soggetto all’influsso di vari modelli. Sallustio nelle concise parti storiche, Livio nelle parti più narrativamente distese e nei discorsi dei personaggi, Cicerone nella solennità dei proemi e dell’oratoria finale. Come per avvertire il lettore che le angosce tensioni insite negli avvenimento storici non potevano non tradursi in conflitti stilistici, Tacito si scusa, pur avendo ottima formazione oratoria, di esprimersi con voce disadorna e rude. Le ellissi, le frasi nominali, la variatio sono alcuni aspetti di disarmonia che preludono all’abruptum dicendi genus, lo stile spezzato delle opere storiche, che rispecchia il suo pessimismo. Le parti storiche presentano invece una concisione frutto della sua mancata precisazione militare e geografica. In genere le figure di sintassi (parallelismi, anafore chiasmi) hanno il sopravvento sulle figure di suono (allitterazioni ecc) e che in ogni caso l’apparato retorico di Tacito non è mai fine a se stesso ma funzionale a sottolineare i momenti forti dell’argomentazione e della narrazione. Dopo l’intermezzo della Germania, il cui stile troppo elaborato ha qualcosa di manieristico, e il ciceronianismo del Dialogus, le Historiae e ancora di più gli Annales accentuano lo stacco dagli usi consueti della lingua mediante una massiccia immissione dei procedimenti sallustiani: ne risulta una prosa asimmetrica, le cui convulsioni verbali sono strutturalmente legate alla disarmonia degli evento storici e artisticamente arricchite dal colorito patetico e poetico. Gli elementi più vistosi di questa linea sono la variatio (cambio di costrutto), l’inconcinnitas (asimmetria), la brevitas (tramite ellissi di nomi pronomi e verbi, alle frasi nominali, agli zeugma , all’asindeto). Questo stile essenziale ricava un incremento di gravità e dignità dal registro lessicale elevato con frequente immissione di termini e costrutti poetici.

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