Agricolae

Titolo originale dell'opera: De vita et moribus Iulii Agricolae. Questo non è solo uno scritto encomiastico verso il suocero Giulio Agricola, ma è anche un'analisi storica sui meccanismi della politica e sulla psicologia del potere e di come esso possa assumere diverse forme e limitare la libertà del cittadino.

Contiene inoltre un excursus etnografico sui Britanni.

L'opera avrebbe dunque carattere misto, poiché andava ad approfondire sì la storiografia (dal momento che la situazione politica del tempo glielo permetteva), ma era anche tesa a riconoscere la grandezza degli uomini di valore.
Agricola, pur vivendo in un periodo non proprio piacevole dal punto di vista politico, e pur essendosi trovato spesso e volentieri in situazioni critiche, era riuscito comunque a comportarsi da cittadino virtuoso. Egli era stato allo stesso tempo guardingo e coraggioso, riservato ma attivo, ed impegnato nella vita pubblica rimanendo fedele all'imperatore e allo stato, l'esempio perfetto di come appunto possano esserci uomini grandi anche in tempi così duri.

Quel che Tacito approfondisce di Giulio Agricola è anche la morte, avvenuta in modo silenzioso ed appartato, lontana dal drammatico suicidio stoico, così plateale e clamoroso.
Infine l'excursus etnografico sui popoli della Britannia e sui loro costumi, sui discorsi di Calgàco (un capo britannico) e di Agricola stesso concludono l'opera.

Di grande interesse è il celebre discorso di Calgàco contro l'imperialismo romano, in cui si mettono in luce le capacità dello storico di immedesimarsi nelle ragioni delle parti e drammatizzare i fatti storici, rendendoli avvincenti.

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