La storiografia nella prima età imperiale

La "Storia Romana" di Gaio Velleio Patercolo, è un esempio del condizionamento che il potere politico esercitò sulla vita culturale e sulla letteratura. L’autore infatti finalizza la sua rapida sintesi storica della difesa dell’istruzione del principato. Dall’opera di Velleio non emerge una concezione storiografica ben definita o personale, ma si possono accogliere alcune caratteristiche peculiari; di solito egli offre al lettore notizie sulla famiglia, educazione, la carriera.
Affiora spesso un atteggiamento favorevole agli Italici e agli homines novi, ad esso il poeta dedica un breve excursus in cui passa in rassegna i nomine novi più importanti nella storia di Roma. Di tutti gli altri autori ci sono giunte scarse notizie che ci consentono però di constatare come fossero coltivati filoni e interessi diversi.

Di storia contemporanea si occupò anche Seneca autore delle Historie, che furono pubblicate dal figlio filosofo dopo la sua morte. Con il titolo di "Dictorum et Factorum Memorabilium Libri Novem" ci è pervenuta un’opera che costituisce un repertorio di exempla, una raccolta cioè di componimenti esemplari nel bene e nel male, una rassegna di vizi e virtù illustrati attraverso episodi e personaggi. Quinto Curzio/b] fu l’autore di “le storie di Alessandro magno”, il tema centrale attorno a cui è organizzata la narrazione è lo scontro tra Alessandro e Dario. L’ultima parte esprime i contrasti e le lotte per la successione e la decisione finale di spartire il grande impero tra i generali. I numerosi discorsi adempiono agli scopi tradizionalmente assegnati alla storiografia, ossia la drammatizzazione delle situazione e la caratterizzazione dei personaggi.

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