Seneca

Data di Nascita: 4 a.C.
Luogo di Nascita: Cordova (Spagna)
Data di morte: 65 a.C.
Estrazione sociale: ricca famiglia di rango equestre

Vita
Riceve un’istruzione retorica e filosofica a Roma, maestri stoici e neopitagorici.
Cursus honorum: questore
Difficili rapporti con gli imperatori:
- Caligola voleva farlo uccidere
- Claudio, istigato dalla moglie Messalina, lo accusa di adulterio e lo condanna all’esilio in Corsica (41)
- 49 - Agrippina, nuova moglie di Claudio, lo richiama a Roma perché lo vuole come precettore del figlio Nerone.
- 54 - Morte di Claudio, Seneca diventa consigliere imperiale di Nerone – nei primi anni del principato il vero reggitore dell’impero fu Seneca, con Agrippina ed il prefetto Afranio Burro.
- 59: Nerone fa uccidere la madre
- 62: Burro muore e viene sostituito
- Seneca si ritira a vita privata (otium)

- 62-65 - vita contemplativa
- 65 - Seneca fu accusato di essere complice della congiura dei Pisoni e fu costretto al suicidio.

Dialoghi
- L’autore parla sempre in prima persona, unico interlocutore il dedicatario dell’opera
- Modello della diatriba cinico-stoica => impostazione discorsiva, tendenza a rivolgersi al destinatario
domande e obiezioni di un interlocutore fittizio

Consolationes
Precedenti: sia greci che latini – Consolatio di Cicerone a se stesso per la morte della figlia

- Consolatio ad Marciam – 37
Dedicata a Marcia: donna dell’alta società romana, figlia dello storico Cremuzio (condannato da Tiberio), aveva perso da tre anni il figlio Metilio. Seneca dimostra che la morte non è un male:
- fine di tutto
- passaggio ad una vita migliore
Conclusione: apoteosi di Metilio, immagina che il nonno Cremuzio lo accolga nella sede riservata alle anime degli uomini grandi (= Somnium Scipionis, Cicerone)

- Consolatio ad Helviam matrem – 42
Dedicata alla madre di Seneca Elvia, sofferente per la condanna all’esilio del figlio e per la sua lontananza
Seneca dimostra che l’esilio non è un male:
- semplice cambiamento di luogo
- non può togliere all’uomo la virtù (unico vero bene)
- il sapiente ha come patria qualsiasi luogo (cosmopolitismo stoico)

- Consolatio ad Polybium – 43
Dedicata a Polibio, liberto di Claudio, potente funzionario imperiale, sofferente per la morte di un fratello. Seneca dimostra che la morte non è un male (= Consolatio ad Marciam)

Intento encomiastico e adulatorio: il vero scopo di Seneca era la grazia di Claudio per essere richiamato dall’esilio => elogio di Polibio, del fratello morto e di Claudio, vera e propria supplica.

Dialoghi-trattati

De ira – 41/42
- dedicato al fratello Novato
- dialogo in tre libri
Scopo: combattere l’ira, mai accettabile né utile, prodotta da un impulso che offusca la ragione, simile alla follia, passione più pericolosa di tutte, priva l’uomo di autocontrollo
- disanima delle manifestazioni esteriori dell’ira
- indica i rimedi = mezzi per prevenirla e per placarla
- numerosi esempi, es. Caligola

De brevitate vitae - 49
- dedicato all’amico Paolino (prefetto dell’Annone)
- gli uomini hanno torto a lamentarsi per la brevità del tempo a loro concesso dalla natura:
in realtà, se si riesce a farne buon uso, la vita è lunga. La maggior parte degli uomini, invece, spreca il tempo in occupazioni vane e superficiali. Diversamente il sapiente sa sfruttare il tempo, ricerca la verità e la saggezza
- Scopo della vita: autarkeia = autosufficienza, libertà da ogni condizionamento esteriore, assicura pace e libertà

De vita beata – 55

I parte
- Seneca espone la dottrina morale stoica: felicità = “vita secondo natura” = “vita secondo ragione”; sommo bene = virtù
- Polemica contro gli epicurei che identificano il sommo bene con il piacere

II parte
- Difesa dalle accuse di incoerenza rivolte ai filosofi: Seneca veniva accusato di possedere ricchezze sempre crescenti e di condurre una vita lussuosa, in contrasto con la semplicità e la sobrietà prescritte dalla filosofia stoica.

- si difende ammettendo di non essere ancora riuscito a raggiungere gli obiettivi che si è prefissato

Tema delle ricchezze:
- Il filosofo non ama le ricchezze ma preferisce possederle perché gli offrono un più vasto campo in cui esercitare la virtù
- Il problema non è possedere le ricchezze ma non farsi possedere da esse.

De tranquillitate animi - 61
- dedicato all’amico Anneo Sereno
- Seneca immagina che Sereno gli chieda consiglio per uscire da una condizione di insicurezza e instabilità spirituale, travagliato da impulsi contrastanti
- Descrizione dei sintomi e delle manifestazioni di un animo inquieto
- Indica rimedi pratici per raggiungere la tranquillità dell’animo: impegno nella vita attiva per il bene comune, amicizia dei buoni, frugalità, accettazione delle avversità della vita e della morte

De otio – 62
Dedicato a Sereno, si pone il problema dell’otium e del negotium = superiorità della vita contemplativa o di quella attiva
- Stoici: il filosofo deve impegnarsi politicamente a meno che le circostanze glielo impediscano
- Epicurei: il filosofo non deve impegnarsi a meno che le circostanze glielo impongano – “Vivi nascosto”
=> le due posizioni coincidono, è impossibile trovare uno stato in cui il filosofo possa agire coerentemente con i suoi principi
- Seneca sostiene che è preferibile la vita contemplativa.

De providentia
- Dedicato a Lucilio
- Lucilio chiede a Seneca perché gli uomini buoni sono colpiti dai mali, se è vero che l’universo è retto dal Lògos (provvidenza divina)

- Seneca sostiene che i mali che gli uomini considerano tali non sono veri mali, ma solo prove cui i buoni vengono sottoposti dagli dèi, che servono per un perfezionamento morale

De constantia sapientis
- dedicato a Sereno
- Seneca dimostra che il sapiente non può essere colpito da alcuna offesa perché la sua superiorità d’animo lo rende invulnerabile a qualsiasi attacco dall’esterno: l’unico bene del sapiente consiste nella virtù e nessuno può portargliela via.

Trattati
L’autore parla sempre in prima persona, unico interlocutore il dedicatario dell’opera.
Impianto argomentativo e dialettico, uso di procedimenti diatribici.

De clementia – 55/56
- Trattato di filosofia politica
- dedicato a Nerone
- Seneca elogia Nerone perché, pur essendo molto potente, possiede la clemenza = virtù politica per eccellenza: indulgenza di chi è al potere nell’infliggere le pene
- distingue il giusto re dal tiranno e garantisce la stabilità dell’impero.
Il re giusto instaura con i sudditi un rapporto paterno = punisce malvolentieri, solo se necessario, e solo per il bene dei sudditi, che contraccambiano con affetto sincero e fedeltà.
- Giustificazione del principato come realtà positiva:
- Seneca prende atto del fatto che il principato è una monarchia assoluta, ma lo giustifica con la clemenza, che comunque implica un rapporto di sottomissione perché esercitata dal superiore verso gli inferiori.
- Dottrina politica stoica: indica nella monarchia la forma ideale di governo a condizione che il re sia sapiente

- Programma politico utopistico: Seneca proietta sul giovanissimo Nerone un modello ideale, che sarà disatteso
- Specula princeps

De beneficiis – 58/62
- dedicato all’amico Ebuzio Liberale
- trattato filosofico in sette libri
- Seneca dà precetti su come fare e ricevere benefici = fondamento della convivenza civile e della vita sociale
- La beneficenza è appannaggio di tutti, indipendentemente dalla condizione sociale, il discriminante è lo stato d’animo con cui si fa il beneficio. L’esercizio della virtù non è precluso a nessuno
- Esamina i tipi di relazioni che la beneficenza instaura fra gli uomini: rapporti tra il benefattore e il beneficato
- Mette in guardia sull’importanza della gratitudine.

Naturales quaestiones – 62/65
- dedicato a Lucilio
- trattato scientifico – filosofico in sette libri
- Seneca indaga fenomeni atmosferici e naturali precisi, es. terremoti, eclissi
- Scopo morale: liberare gli uomini dai timori che nascono dall’ignoranza dei fenomeni naturali e insegnare loro il corretto uso dei beni messi a disposizione dalla natura = aiutare l’uomo a stabilire un corretto rapporto con la natura
= Lucrezio, De Rerum Natura

Esaltazione della ricerca scientifica: mezzo con cui l’uomo può arrivare alla conoscenza delle realtà divine
- Seneca esprime la certezza che in futuro il progresso scientifico porterà alla luce verità ancora nascoste

Epistulae morales ad Lucilium – 62/65
- 124 lettere distribuite in venti libri
- dedicate a Lucilio
Modelli: VII lettera di Platone – Lettera a Meneceo di Epicuro – Epistolario di Cicerone e di Orazio

- Seneca assume il ruolo di precettore di Lucilio, si propone di aiutarlo a raggiungere la sapienza: esorta l’amico ad abbandonare le occupazioni politiche e i relativi doveri sociali per dedicarsi esclusivamente allo studio e alla pratica della sapientia.

• Le Epistulae hanno un carattere letterario ma non fittizio:
- scritte per la pubblicazione, destinate esplicitamente anche ai posteri
- trattano argomenti reali
- riferimenti personali ad avvenimenti della vita quotidiana, che vengono usati come spunti per riflessioni morali
- realmente inviate al destinatario
- registrano un effettivo miglioramento di Lucilio
• Tono colloquiale, procedere del discorso asistematico
• Filo conduttore: progressiva difficoltà dei contenuti in corrispondenza dei progressi di Lucilio
• Uso del sermo = discorsi come conversazioni familiari
• Temi morali:
esortazione all’otium, ricerca della sapientia e della virtù, dominio sulle passioni, libertà dai condizionamenti, valutazione qualitativa del tempo vissuto, preparazione alla morte.

Stile della prosa senecana
- Tono e linguaggio colloquiali
- Prima persona, interlocutore fittizio
- Intento di persuadere razionalmente il destinatario e coinvolgerlo emotivamente
- Prevalenza di brevi proposizioni paratattiche coordinate per asindeto, assenza di nessi congiunzionali che esplicitano i collegamenti logici del discorso, importanza alla frase

- Diverso da Cicerone per: paratassi, asindeto, importanza al periodo
- Sententiae: massimo di espressività con il minimo di parole
- Conclusione fulminante

Apokolokyntosis - 54
o Satira menippea – iniziatore: Menippo di Gàdara, III sec. a.C., introdotta a Roma da Varrone Reatino
o Mescolanza di poesia e prosa, contenuti seri e comici

Tragedie
- Otto tragedie autentiche, due di dubbia attribuzione
- Composte durante il periodo neroniano
- Uniche tragedie latine che ci sono arrivate per intero
- Modello principale: Euripide
- Intento pedagogico e morale: dalle vicende rappresentate si possono trarre insegnamenti morali
- Scritte per recitationes (letture), non per la rappresentazione
- Centro della vicenda: passioni che provocano effetti rovinosi – amore, odio, gelosia
- Scopo catartico: conoscere le passioni per liberarsene
- Personaggi: importante la figura del tiranno
- Gusto per il macabro
- Intenso pathos
- Maggiore interesse per la parola a scapito dell’azione
- Tono magniloquente, ridondante e ripetitivo: interrogative retoriche, sentientiae, apostrofi, esclamative

Registrati via email