Seneca

Seneca si sofferma su diversi piccoli generi e non su uno solo: satire, tragedie, saggi. Un ruolo importante nella sua vita fu la corrente filosofica dello stoicismo.
Tappe importanti della sua vita:
• L’imperatore Claudio lo accusò di essere coinvolto nell’adulterio di Giulia, figlia minore di Germanico e sorella di Caligola.
• Seneca tornò a Roma solo quando Agrippina lo volle come precettore del figlio Nerone, futuro imperatore, e riuscì ad ottenere da Claudio il ritorno dall’esilio. Quando il governo di Nerone diventò negativo, dopo 5 anni, Seneca venne coinvolto nella “congiura di Pisone” e venne condannato a morte dall’imperatore. Successivamente decise di suicidarsi. Negli Annales di Tacito viene narrato che Seneca si uccise davanti ai suoi allievi, tagliandosi le vene durante una lezione di filosofia.

(Sia Caligola, sia Claudio che Nerone cercarono di allontanarlo proprio per questo suo attaccamento allo stoicismo in quanto egli con le sue orazioni poteva compromettere l’operato degli imperatori).
Seneca, quindi, si rifà allo stoicismo fondando anche delle scuole a Roma. Da questa corrente riprende le questioni morali soffermandosi su alcuni aspetti della vita pratica.

Opere: 12 libri dei “Dialoghi”; “De Clementia”, indirizzato a Nerone; “De beneficiis”; 20 libri comprendenti le 124 “Epistulae morales ad Lucilium”; le “Naturales quaestiones” di carattere scientifico dedicate a Lucilio e 9 tragedie di argomento greco.

“Dialoghi”: sono trattati brevi su questioni etiche e psicologiche. È composto da 12 libri ai quali affida ad ognuno un argomento ben preciso. L’opera racchiude il pensiero di Seneca e fu la base per la stesura di altre opere. I 12 libri sono stati racchiusi in un’unica raccolta dopo la morte di Seneca. Successivamente sorse il problema della datazione in quanto non si riesce a risalire ad una data precisa della stesura dei vari libri: alcuni critici pensano che siano stati scritti prima di tutte le altre opere e furono la base; altri pensano che nel periodo di tempo in cui scriveva un’opera, egli scriveva un dialogo per approfondire un pensiero stoico.
• Consolationes => 3 componimenti scritti e rivolti a precisi destinatari per consolarli della perdita di una persona cara. Questo genere deriva dalla tradizione greca e approfondiva temi che Seneca riprende e rielabora: la fugacità del tempo, la precarietà della vita, la morte come destino ineluttabile dell’uomo. La più importante delle 3 è “Ad Polymbium”, un potente liberto di Claudio per consolarlo della perdita di un fratello; si rivela, in realtà, come un tentativo di adulare indirettamente l’imperatore per ottenere il ritorno a Roma.

• Le passioni umane => i 3 libri del “De ira” sono una sorta di descrizione delle passioni umane: ne analizza i meccanismi di origine e i modi per inibirle e dominarle. (Tratta l'ira in particolare nel 3° libro)
• La felicità => Nel “De vita beata” affronta il problema della felicità e del ruolo che possono svolgere gli agi e le ricchezze. L’essenza della felicità è nella virtù, non nella ricchezza e nei piaceri. Questa idea verrà duramente criticata perché è Seneca stesso a non abbandonare le sue ricchezze.
• Il saggio stoico => Il saggio stoico è colui che deve guidare il popolo attraverso una preparazione adeguata dello studio delle discipline e deve avere delle doti precise. Attraverso “De constantia sapientis”, “De otio” e “De tranquillitate animi” ha delineato una figura perfetta del saggio stoico. Nel suo periodo tutto ciò non era presente e Seneca aveva cercato di formare un saggio stoico con Nerone, che in un primo momento accetta i suoi consigli. Nel “De tranquillitate animi” tratta di come si deve comportare un bravo politico, ovvero, deve avere un animo sereno capace di giovare agli altri con l’esempio e la parola. Nel “De otio” afferma che se una persona non si sente pronta a governare, deve allontanarsi dalla vita politica e cercare la sua strada che può essere la poesia o un’attività culturale. Si pensa che questo componimento sia stato scritto nel periodo in cui si ritira dalla vita politica.
• Il tempo => Il “De brevitate vitae” è dedicato a Paolino, forse parente della seconda moglie di Seneca. Tratta il problema del tempo, della sua fugacità e dell’apparente brevità di una vita che ci sembra tale perché non sappiamo afferrare l’essenza, ma la disperdiamo in tante occupazioni futili senza averne piena consapevolezza, a differenza di Orazio che affermava che bisognava cogliere l’attimo. Secondo Seneca si perde molto tempo in amori impossibili mentre ci si potrebbe dedicare alla civitas, ovvero, il popolo, alle questioni morali. Questo tema verrà ripreso nelle Epistulae ed è collegato al suicidio e alla vecchiaia, poiché Seneca afferma che ci rendiamo conto che non abbiamo tempo solo nel momento in cui siamo prossimi alla morte.
• La provvidenza divina => Nel “De providentia” si ha la constatazione di una sorte che sembra spesso premiare i malvagi e punire gli onesti. La risposta di Seneca è che le avversità che colpiscono chi non le merita, attestano la volontà divina di mettere alla prova i buoni ed esercitarne le virtù.

Ritroviamo altri due trattati importanti che parlano di filosofia e politica che saranno inseriti nei Dialoghi e successivamente tutti i pensieri di Seneca confluiranno nella sua opera più importante “Epistulae morales ad Lucilium”.
“De Clementia” (politica): Si pensa sia dedicato a Nerone in quanto Seneca riteneva che solo lui poteva cambiare le sorti di Roma. Seneca riconosceva in Nerone delle doti eccezionali, fra queste vi era la clemenza, ciò che sta alla base di ogni potere secondo Seneca. La clemenza è la virtù che dovrà informare i suoi rapporti con i sudditi: con essa, e non incutendo timore, il principe potrà ottenere da loro consenso e dedizione, che sono la più sicura garanzia di stabilità di uno stato. Ciò è importante perché il popolo diventa partecipe della propria nazione e sarà pronto ad affrontare i problemi, comprese le guerre. Quest’opera, oltre a farci capire le modalità di un buon governo, ci fa capire anche il tipo di governo prediletto da Seneca: egli non condivideva il principato in quanto il problema stava nell’avere un buon sovrano; per questo preferiva la Repubblica poiché il potere era affidato a più persone. Seneca afferma che non è facile andare avanti con un governo assolutistico, quindi per far sì che questo accada bisogna che ci sia un sovrano dotato di clemenza. Nessuno degli imperatori di quel periodo aveva questa dote. Di conseguenza, tutto ciò viene considerato un’utopia e, quando si accorge di questo, decide di abbandonare la politica e successivamente quando si renderà conto anche che ciò che impartiva nelle sue lezioni non aveva nessun effetto, decide di suicidarsi.

“De beneficiis” (filosofia): Le tematiche di filosofia e di politica dei due trattati sono collegate tra di loro. Quest’opera si pensa sia stata scritta dopo che Seneca si allontanò dalla vita politica. Si sofferma su un argomento filosofico: la gratitudine da parte di chi riceve opere di bene. Egli afferma che alla base dei rapporti umani ci debba essere un legame di gratitudine tra benefattore e beneficato. Quest’opera è collegata alla politica perché si pensa che ci sia un’allusione al comportamento di Nerone nei confronti di Seneca, in quanto quest’ultimo viene allontanato dopo i primi 5 anni di governo.

Epistulae morales ad Lucilium

È una raccolta di lettere di maggiore o minore estensione e di vario argomento indirizzate all’amico Lucilio: personaggio di origini modeste, un po’ più giovane di Seneca, di buona cultura, poeta e scrittore. Si continua a discutere ancora sul se sia un epistolario reale o fittizio. In realtà varie lettere richiamano quelle di Lucilio in risposta, ma c’è la possibilità che altre lettere, specie quelle più ampie e sistematiche, non siano state effettivamente inviate ma inserite al momento della pubblicazione. L’opera ci è giunta incompleta, e si può datare al periodo del disimpegno politico. Seneca si pone come colui che ha dato vita a questo genere e sarà duramente criticato per questa affermazioni. Afferma che al contrario di Cicerone e Orazio che scrivevano lettere per informare gli amici di qualche avvenimento, egli attua un nuovo tipo di scrittura che non è più una semplice corrispondenza tra amici, ma le sue lettere vogliono essere uno strumento di crescita morale con argomenti sempre nuovi. In questo campo è innovativo in quanto si può individuare più facilmente il messaggio rispetto al trattato. Inoltre, Seneca viene accusato di scrivere trattati e non lettere ed egli si difende affermando che lo scambio epistolare permette di istituire un colloquio con l’amico, di creare con lui un’intimità quotidiana. Inoltre, rispetto al trattato ritroviamo un linguaggio diverso, ovvero, un tono pacato e cordiale.

Egli tratta di argomenti basandosi sulla filosofia stoica e tutto questo si riconduce al suo obiettivo principale che è quello di dare un insegnamento a Lucilio, ai lettori e ai suoi discenti, ovvero, gli alunni della sua scuola a cui leggeva le sue opere. Un elemento importante della filosofia stoica è quello di arrivare alla saggezza attraverso lo studio di diverse discipline. Una caratteristica importante della sua opera è che l’uomo deve mettersi in discussione, deve meditare sui suoi vizi e i suoi difetti. Seneca fa riferimento a tutti gli uomini, tutti gli uomini devono meditare perché solo così si può arrivare al perfezionamento interiore. Quest’opera è indirizzata a tutti perché tra i vari passatempi futili con cui si spreca il tempo, secondo Seneca vi sono anche i vizi presenti in tutti gli uomini. Uno dei vizi su cui Seneca si sofferma maggiormente è la ricerca della felicità. Afferma che per raggiungere la felicità, in realtà, si ha bisogno dell’allontanamento dalle ricchezze. La ricchezza è collegata al tempo e ai beni materiali. (La vecchiaia di Seneca è legata ad un bene materiale: una villa che rappresenta lo scorrere del tempo. Dopo tanti anni Seneca va a visitare la sua villa e la trova logorata dal tempo. In un primo momento dà la colpa di tutto al custode, ma successivamente fa una meditazione: la villa in realtà rispecchia Seneca da vecchio.)

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