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Lucio Anneo Seneca nacque in Spagna a Cordova probabilmente nel I d.C.
Il padre, l’omonimo Lucio Anneo Seneca, detto il Vecchio, o il Retore, era un importante intellettuale appartenente ad una ricca famiglia equestre spagnola. Egli compose un’opera che comprendeva dieci libri di Controversiae e due di Suasoriae, e fu anche se frammentaria la fonte più grande di informazioni sulla retorica della prima età imperiale.
Ancora molto giovane Seneca andò a Roma dove ricevette un’educazione letteraria e storica, arricchita da studi di retorica e di filosofia, i suoi maestri furono Sozione, Attalo e Papirio Fabiano.
Dopodiché partì per l’Egitto per curare una grave affezione polmonare.
Tornato a Roma ottenne la questura, il primo grado della carriera politica (cursus honorum); nel contempo si dedicò all’attività oratoria. Nel 39 Caligola per il solo fatto che Seneca aveva difeso in senato una causa in modo troppo brillante ne decretò la condanna a morte, da cui lo avrebbe salvato un’amante dell’imperatore.

Dopo la morte di Caligola e la venuta di Claudio, l'imperatore condannò Seneca all’esilio in Corsica dal 41: il pretesto era un’accusa di adulterio con Giulia Livilla, sorella di Caligola.
Sull’isola Seneca fu costretto a rimanere per otto anni malgrado il tentativo di ingraziarsi Claudio con l’elogio contenuto nella Consolatio ad Poybium.
Nel 54, a seguito della morte di Claudio Seneca ebbe su di lui una vendetta postuma componendo una satira menippea il Ludus de Morte Claudii (l’Apokolokyntosis).
Con la venuta di Nerone, Seneca divenne consigliere politico e amicus dell’imperatore, questa fase durò solamente per il Quinquennium Neronis. Nel 59 Nerone decise di eliminare la madre, segnando così la svolta negativa del suo regno. Nel 62 Seneca con il permesso dell’imperatore si ritirò a vita privata e si dedicò ai suoi studi (otium).
Nel 65 venne scoperta la congiura dei Pisoni, e nel corso della sua sanguinosa repressione per ordine dell’imperatore, Seneca venne costretto al suicidio.

De Clementia e De Beneficiis

I due libri del De Clementia delineano sotto forma di trattato politico, il programma di governo del sovrano illuminato. Per la prima ed ultima volta nella letteratura latina classica si sviluppa una completa teoria del potere monarchico. Viene pure riconsiderato il concetto di clementia che, inizialmente considerata una virtus romana, la magnanimità e la capacità politica del vincitore, viene plasmato in una virtù stoica, che armonizza la figura del monarca con quella del saggio.

Il De Beneficiis è un trattato dedicato all’amico Ebuzio Liberale, nel quale vi sono atteggiamenti di delusione e amarezza, appartenendo agli ultimi anni dell’attività di Seneca,.
Tratta di un delineamento di un modello di comportamento umano, basato sul dare e sul ricevere; e anche della contraddizione tra ideale e realtà.

Apokolokyntosis

L’Apokolokyntosis è un esempio di satira menippea (genere caratterizzato dal prosimetro, ovvero l’alternanza di poesia e prosa, e dalla parodia letteraria, con la citazione di passi da poesia greca e latina). Il titolo originale indicato nei codici è Ludus de morte Claudii; quello che noi usiamo deriva da una passo di Cassio Dione e il suo significato è dal greco “Apoteosi della Zucca” per sottolineare lo “zuccone” Claudio.
L’opera è una sarcastica dissacrazione del defunto imperatore Claudio. Seneca mette in scena le vicissitudini di Claudio dopo la morte, il mal riuscito tentativo di ottenere la beatificazione e la disastrosa discesa agli Inferi.
L’opera si conclude con la condanna dell’imperatore a giocare per sempre a dadi in compagnia di un liberto.

Epistulae Morales ad Lucilium

Viene considerato il capolavoro di Seneca. È una raccolta di 124 lettere in venti libri di argomento etico, indirizzate all’amico Lucilio. Sembra altamente probabile che l’epistolario sia reale e non una finzione letteraria. Esse contengono l’espressione del pensiero filosofico di Seneca, componimenti di tono colloquiale, intimo, discorsivo, dotati di grande immediatezza. La raccolta è contraddistinta da una grande varietà di dimensioni delle lettere, di stili e di temi che riguardano principalmente l’introspezione, la solitudine della saggezza, il destino, l’uguaglianza tra gli individui, la riflessione del tempo e la morte.

Dialogi

La composizione dei dieci Dialogi si estende per l’intera vita di Seneca.
Seneca parla sempre in prima persona, rivolgendosi quasi esclusivamente al destinatario dell’opera, quindi non sono veri e propri dialoghi ma riflessioni continue. Il pensiero viene sviluppato in modo non sistematico, con vivacità espressiva e stile informale.
Il Dialogi di consolazione consistono in una riflessione, rivolta ad un destinatario, per consolarlo dell’assenza di una persona cara. La consolatio attinge a un repertorio canonico di temi, quali la fugacità del tempo, la precarietà della vita e dei beni, e l’imprevedibilità del futuro. Appartengono a questo gruppo le tre Consolationes ad Marciam, ad Polybium e ad Helviam matrem. La prima è dedicata a Marcia per la morte del figlio, le altre due appartengono all’epoca del confino in Corsica e sono dirette la prima a Polibio, un liberto di Claudio cui era morto il fratello, con la speranza di ottenere il ritorno dall’esilio, e la seconda alla madre Elvia per esortarla a sopportare la sua lontananza.

Ai Dialogi di tipo speculativo appartengono i tre libri del De Ira dedicati al fratello Novato. L’opera è una trattazione ricca di esempi storici sulle caratteristiche e sulle conseguenze dell’ira, intesa come distruttrice della ragione, in quanto reputata una vera e propria malattia dell’anima: il dialogo è costruito come un trattato medico, basato sulla descrizione degli attacchi di collera, sull’individuazione delle cause e sulla definizione della terapia e dei rimedi.

A dopo l’esilio va attribuito il De Brevitate Vitae, dedicato al suocero, e trattante il tema del tempo, che in Seneca è ricorrente.
Indirizzato sempre al fratello Novato è il De Vita Beata, dedicato alla discussione di problemi dello stoicismo.
Dedicati all’amico Anneo Sereno, i dialoghi De Constantia Sapientis, De Tranquillitate Animi e De Otio sembrano delineare una sorta di percorso filosofico di perfezionamento verso la saggezza. Il primo mira alla valorizzazione della figura del saggio, il secondo ruota intorno al concetto della serenità dell’animo (euthymia di Democrito), il terzo riguarda la questione del ritiro a vita privata, come riposo o come impegno differente verso la società.
L’ultimo dialogo è il De Providentia, indirizzato a Lucilio, dedicato al tema della razionalità immanente al cosmo.
La sventura ha una valenza etica e pedagogica, una sorta di esercizio come via di perfezionamento.

Naturales Quaestiones

Dedicate a Lucilio costituiscono un’opera dossografica (raccolta di argomenti eruditi) in otto libri indipendenti tra loro.
La discussione scientifica è unita all’intento etico - pedagogico di miglioramento dell’uomo: uno degli scopi principali è quello della liberazione dalle paure irragionevoli causate dall’ignoranza. Tratta soprattutto di eventi che si manifestano sulla Terra, nell’atmosfera e nel cielo.

Tragedie

Seneca scrisse nove coturnate (tragedie di argomento greco) e sono le uniche tragedie della letteratura latina pervenuteci nella loro interezza. Le loro principali caratteristiche sono passioni sconvolgenti, il gusto del macabro, il linguaggio espressionistico.

Temi e Stile

Il pensiero di Seneca si basa sostanzialmente sullo stoicismo.
Alcune costanti in Seneca sono:
La contrapposizione tra otium e negotium: quindi il problema dei rapporti tra filosofia e potere.
Lo scopo pratico della filosofia per Seneca è ottenere la sapienza, processo morale di correzione e miglioramento.
Il tempo e la morte e l’immortalità dell’anima, sulla quale non esprime mai una posizione definitiva.

Lo stile è formato da due componenti, la retorica, influenzata dallo stile asiano ricco ed elaborato, e la filosofia, che segue l’impostazione didascalica della diatriba cinico - stoica.
Seneca fa un grande uso della prima e della seconda persona per far interagire il lettore o il destinatario.
La struttura sintattica è basata sulla paratassi ed è caratterizzata da un andamento irregolare e asimmetrico, omette spesso parti delle frasi (ellissi) e accosta modi e tempi verbali continuamente diversi. Talvolta mira alla ricerca della brevitas, cioè la sintesi del concetto.
Fa ampio uso di figure retoriche di suono come l’allitterazione, il poliptoto e l’assonanza. Utilizza spesso anche la metafora.

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