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Seneca

Seneca è nato da una ricca famiglia in Spagna, probabilmente nel 4 a.C. Molto presto andò a Roma dove condusse gli studi di retorica e filosofia. Successivamente intraprese il cursus honorum e ricoprì la carica di questore. Ebbe cattivi rapporti con tutti gli imperatori: con Caligola, che aveva anche progettato di uccidere il filosofo, con Claudio, che lo condannò all’esilio in corsica ed infine con Nerone: quando venne richiamato in patria, Seneca, fu costretto ad accettare la carica di precettore di Nerone, e diventò reggitore del principato neroniano insieme ad Agrippina, la madre di Nerone, e Burro. Però, nel 59 a.C. Nerone fece uccidere la madre. Quando morì anche Burro, Seneca chiese di potersi ritirare a vita privata per questioni d’età. Nel 65, quando venne scoperta la congiura contro l’imperatore, Seneca venne considerato tra i complici e fu costretto a togliersi la vita.

Tra le opere più importanti si hanno i “Dialogi”, i”Trattati”, “le epistole a Lucilio” e alcune tragedie.

I Dialogi
I Dialogi sono composti da 12 libri in cui l’autore parla sempre in prima persona avendo come unico interlocutore il dedicatario dell’opera. L'impianto dell’opera non consiste in veri e propri dialoghi, ma è influenzato dalla diatriba, che consiste nella tendenza a rivolgersi direttamente al destinatario immaginando di avviare con lui una discussione.
I dialoghi si possono dividere in due sezioni più grandi: i dialoghi di impianto consolatorio e i dialoghi trattati.

I Dialoghi di impianto consolatorio
- Consolatio ad marciam: l’opera è stata scritta prima dell’esilio. Seneca cerca di consolare una donna dell’alta società romana, Marcia, che soffre per la morte del figlio, sostenendo che la morte non è un male per due tesi prese dalla filosofia classica:  la morte vista come fine di tutto e la morte vista come passaggio ad un mondo migliore.
- Consolatio ad Helviam matrem: l’opera ha come destinataria la madre di Seneca che soffre per la lontananza e l’esilio del figlio. Il filosofo si propone di consolarla dicendo che l’esilio non è un male, nonostante le apparenze, infatti il saggio ha come patria l’intero mondo. Successivamente il poeta sviluppa la questione introducendo dei temi più personali: esorta la madre a vivere serena nell’affetto dei suoi famigliari e a pensare che il figlio vive sereno in esilio con la sua filosofia.

- Consolatio ad polybium: l’opera è rivolta ad un liberto dell’imperatore Claudio, che soffre per la morte del figlio. Dato che è una consolatio mortis, nell’opera sono presenti tutte le parti argomentative che erano presenti nel “Consolatio ad marciam”. Però, in questo caso, si può notare come il vero scopo di Seneca non è quello di consolare il liberto ma quello di chiedere all’imperatore la clemenza e la grazia di farlo tornare in patria. Però, il carattere totalmente opposto a quello che invece viene assunto da Seneca nella consolazione alla madre, fa pensare che si tratti di autori diversi.
 
I Dialogi trattati
- De ira: Seneca si propone di combattere l’ira, vista come la passione più odiosa e pericolosa. Infatti viene affermato che questa passione non può essere accettata perché è in grado di offuscare totalmente la ragione.
- De brevitate vitae: l’opera è dedicata a Paolino. Il filosofo sostiene che molti hanno torto a lamentarsi della brevità della vita: in realtà la vita, se la si sa usare bene tutta quanta, è abbastanza lunga. Ma la stragrande maggioranza di uomini, gli “occupati” la spreca in cose futili e vane, questi vengono contrapposti al saggio che invece dedica tutta la propria vita alla ricerca della verità e della saggezza.
- De vita beata: l’opera è divisa in due parti. Nella prima parte Seneca spiega la dottrina stoica e fa coincidere la felicità nella vita secondo ragione. Nella seconda parte il filosofo cerca di difendersi dalle critiche di chi lo accusa di d’incoerenza, nel senso che Seneca non vive secondo le teorie che professa. Il filoso si difende dicendo di non essere ancora riuscito a raggiungere gli obiettivi che ha il merito di proporsi.
- De tranquillitate animi: è dedicata all’amico Sereno che il filosofo immagina che chieda a Seneca aiuto e consiglio. Seneca dopo aver fatto un attenta analisi ai vari comportamenti dell’amico arriva a dire che in realtà Sereno ha un animo insoddisfatto e inquieto ed infine indica alcuni rimedi per raggiungere la tranquillità dell’anima: l’impegno nella vita attiva, l’amicizia per i buoni, la serena accettazione della morte e delle avversità.
- De otio: Seneca si rivolge ancora a Sereno affrontando il problema dell’impegno e del disimpegno e chiedendosi se il saggio debba o no partecipare alla vita politica. Seneca risponde che il saggio non dovrebbe mai impregnarsi nella vita politica a meno di circostanze che glielo impongano.
- De providentia: è dedicato a Lucilio che aveva chiesto a Seneca perché anche i buoni sono colpiti dal male. Seneca risponde dicendo che, in realtà, non sono veri mali che accadono agli uomini ma sono soltanto delle prove a cui gli dei sottopongono i buoni per innalzarli moralmente.
- De constantia sapientis: Seneca dimostra la tesi secondo cui il saggio non può mai essere colpito da alcun male o offesa, infatti la superiorità morale rende il saggio invulnerabile da qualsiasi circostanza esterna, perché l’unico bene per il saggio è la virtù, che nessuno può togliere.  
 

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