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Seneca il Vecchio - Vita, Storia di Roma, Suasoriae e Controversiae

La vita
Lucio Anneo Seneca (Seneca il Vecchio) nacque a Cordova nel 56 a.C., in Spagna, da una famiglia di rango equestre. Presto si trasferì a Roma ma abbandonò la carriera forsense e si dedicò alla letteratura. Fece ritorno a Cordova dove sposò Elvia, che gli diede tre figli: i primi due nacquero in Spagna (Anneo Novato e Anneo Seneca), mentre il terzo (Anneo Mela) nacque a Roma, dove si era trasferito Seneca e dove trovò la morte nel 40 d.C.

La storia di Roma
Un’opera molto importante è la “Storia di Roma dall’inizio delle guerre civili”. Egli documentò le vicende relative alle guerre civili di cui egli stesso era stato testimone. Ma quest’opera non venne pubblicata temendo che l’amore per la verità con cui raccontava gli episodi, potesse urtare la suscettibilità di qualche potente. Seneca mostrerebbe comunque una tiepida adesione al principato.

Nel proemio dell’opera la vicenda di Roma viene assimilata alla vita di un uomo: Roma trascorse la sua infanzia con Romolo, l’adolescenza sotto i re e dopo la repubblica, fino allo scontro con Cartagine, ma con la fine della guerra punica, l’adolescenza terminò e cominciò la giovinezza (con il dominio del mondo). In seguito cominciò la vecchiaia, quando, straziata da guerre civili, tornò sotto un regime di potere personale. La visione complessiva è pessimistica (sperando che il principe voglia essere reggitore e non tiranno).

Le scuole di retorica
L’opera storica è andata quasi del tutto perduta. Nel I sec. a.C. gli aspiranti oratori dovevano affrontare esercizi noti come tesi e ipotesi:
- tesi: proponevano carattere filosofico, morale, sociale, politico;
- ipotesi: preparavano più specificamente all’oratoria forense e affrontavano situazioni giuridiche.
Le scuole di retorica in lingua latina divennero numerose e Cesare concesse la cittadinanza romana ai maestri delle arti liberali e ai retori.
Tali esercitazioni preparatorie vennero indicate con il termine “declamationes” e furono distinte in due gruppi:
- suasoriae: il declamatore si rivolge idealmente a un personaggio della storia per convincerlo a operare una scelta, esponendo le ragioni;
- controversiae: la discussione si sposta sul terreno dello specifico giudiziario: il declamatore deve applicare un principio giuridico a una situazione specifica, valutandone presupposti e conseguenze. Troviamo dunque storie di eredità contese, rapimenti, innamoramenti, che hanno come protagonisti i pirati, le sacerdotesse, i figliastri.

Esempio della Vergine: una vergine fu catturata dai pirati e messa invendita. Fu comprata da un lenone. Impietosiva i clienti e otteneva la mercede senza concedersi. Quando venne da lei un soldato che non si lasciò commuovere dalle sue preghiere, l’uccise. Accusata e assolta è stata restituita alla famiglia con la richiesta del sacerdozio. La donna allora può chiedere il sacerdozio secondo la legge? Questo è il quesito sottoposto alla trattazione del declamatore. La legge ha un fondamento nel diritto romano, ma in altri casi si trovano norme fittizie, contrastanti con i princìpi del diritto, o ispirate al diritto greco e non romano.

La struttura delle declamazioni
Esordio, esposizione (narratio), argomentazione, epilogo.
I momenti sono rappresentati da:
- divisio (il declamatore analizza lo stato della causa);
- color (scelta di una presentazione del caso);
- sententiae (frasi a effetto che richiamano verità di carattere generale.

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