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Seneca: tragedie

Ci sono state trasmesse un numero di tragedie, ma la critica ne ritiene autentiche solo nove. Sappiamo poco sulle circostanze legate alla loro rappresentazione e sulla data di composizione. Le tragedie di argomento mitologico sono rispettose del precedente e sono le uniche non frammentarie. Esse sono importanti perché sono testimonianze del teatro tragico latino. Di moda in età Giulio-Claudia e prima in epoca Flavia. L'élite senatoria ricorre ad essa come forma più idonea a rappresentare opposizione al regime, riprendendo uno dei temi più cari alla tragedia greca (opposizione alla tirannide). Si può supporre che la destinazione fosse quella della lettura, non per la recitazione perché per le fonti antiche dopo il tramonto del teatro classico greco [Eschilo, Sofocle e Euripide per la tragedia, Aristofane e Melandro per la commedia] essa non veniva più rappresentata ma letta. Inoltre la macchinosità di alcune scene o la spettacolarità sono incompatibili con la rappresentazione classica latina. Comunque non c'è accordo perché c'è chi ritiene che la lettura sarebbe stata vanificata dalla spettacolarità che sarebbe stata annullata. Le varie vicende rappresentate si riconducono al conflitto tra le parti: mens bona e furor, ragione e passione. La ripresa di temi e motivi già presenti in opere filosofiche fa supporre che non fossero altro che un'illustrazione della dottrina stoica senecana, offerte dalle immagini del mito. Ma nell'universo tragico il Logos stoico si rivela incapace di frenare le vicende umane e il male. Differentemente dalle vicende classiche lo sfondo è una realtà di orrore, sul quale si scatena la lotta delle forze maligne, che non investe solo la psiche umana, ma il mondo intero, conferendo al conflitto bene-male una dimensione universale.

Stile: si avverte un gusto esasperato per il pathos, le situazioni drammatiche. Attraverso artifici retorici tende ad accumulare immagini nello stesso luogo, tende a frase sentenziosa, alla messa in rilievo. Questa tendenza si manifesta nella brevitas asiana*. C'è una continua tensione narrativa, uno sfoggio nell'erudizione, nell'enfasi declamatoria. L'erudizione si manifesta con digressioni mitologiche, con la spiegazione dei fenomeni. Porta all'affermarsi di tinte fosche e cupe che hanno fatto la sua fortuna. Lo sviluppo scenico-narrativo prevede una certa fluidità, le digressioni spezzano il ritmo della sequenza. Esse da un lato non si aspettano, dall'altro si offrono allo spettatore come quadri autonomi, estraniati dal contesto, dei pezzi di bravura.

*La retorica asiana è caratterizzata da frasi brevi e ricche di concetti, con figure retoriche; quella attica utilizza coloriture poetiche e periodi ampi.

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