Thyestes («Tieste»)

L’ombra di Tantalo, trascinata da una Furia, sale dagli Inferi alla reggia di Micene per istigare il nipote Atreo a vendicarsi del fratello Tieste che gli ha sedotto la moglie Aerope e sottratto con l’inganno l’ariete sacro a cui è legato il potere sulla casa dei Tantalidi. Atreo invita con pretesti di pace il fratello a Micene, ne uccide i figli e gliene imbandisce le carni. Alla fine Atreo svela tutto a Tieste, che lo maledice. La faida dei due nipoti di Tantalo è la favorita in tutta la storia della tragedia latina (v. in particolare Ennio e Accio). Nel Thyestes, l’incontenibile sete di vendetta e di potere di Atreo contro il fratello, che gli aveva sedotto la moglie e, temporaneamente, usurpato il trono, rappresenta una sorta di punto d’arrivo della tragedia senecana. Nulla è peggiore di chi non pone più limiti né alla vendetta né al potere. Da una parte, infatti, Atreo ritiene che non vi sia alcuna irusura per chi ha subìto un delitto e voglia vendicarsi («Occorre un limite al delitto quando si commette un delitto, non quando lo si restituisce», vv. 1052 sgg.), dall’altra che il potere debba essere unico e indivisibile («Un regno non basta per due re», v. 444).Alla fine, attuata la vendetta e conquistato definitivamente il trono del padre, Atreo sente appagata la sua libidine di potenza, sente — o crede — di essersi elevato all’altezza degli astri, di toccare col capo superbo la sommità del cielo (v. 885).

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