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Il De otio è uno dei più importanti dialoghi senechiani, che affronta la tematica dell'importanza dell'otio (inteso non come ozio e nullafacenza bensì come scavo interiore).
Infatti, l’otium è un momento produttivo che il saggio deve dedicare alla ricerca della verità, alla maturazione interiore e intellettuale, al miglioramento di sé.
Nell’analisi dell’importanza dell’otium, Seneca confronta due correnti di pensiero, lo stoicismo e l’epicureismo, che hanno concezioni opposte riguardo l’otium.

Gli epicurei rifiutavano la scelta di dedicarsi alla vita politica (infatti Epicuro affermava: “il saggio non si avvicinerà alla politica a meno che qualcosa non glielo avrà impedito”) e pertanto sceglievano l’otium come proponimento generale.

Gli stoici consideravano il filosofo pienamente realizzato se dedicato all’impegno civile, per perseguire l’utilità comune (Zenone afferma: “il saggio si avvicinerà alla politica a meno che qualcosa non glielo avrà impedito”), tuttavia lo Stato corrotto renderebbe vani gli sforzi del saggio. In questo caso gli stoici invitano all’otium, che ha quindi un carattere occasionale.

Seneca riflette sull’importanza della scelta dell’otium, che andrebbe scelto fin da giovani. Dedicandosi alla ricerca della verità, l’uomo è utile a se stesso e agli altri ed è proprio rendendosi intellettualmente utile che un individuo si realizza come persona.

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