Giorgjo di Giorgjo
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De otio

Il De otio è l’ottavo libro dei Dialoghi, e viene composto nel 62 d.C. È l’anno in cui Seneca si congeda dalla vita politica e quindi anche da Nerone constatando l’impossibilità di riformare l’impero. La scelta del ritiro è però apparentemente in discordanza con il principio stoico secondo cui il sapiente non deve abbandonare la vita attiva volta al bene comune. Il dialogo è un capolavoro di prudenza attraverso il quale Seneca si distacca dalla vita politica riuscendo anche a dimostrare di non essersi distaccato dai principi stoici. L’opera è dedicata all’amico Sereno, rigido portavoce dei principi stoici. I vizi, afferma Seneca, godono di un ampio consenso. Il ritiro è utile proprio per evitare che la folla ci distolga dai nostri giudizi e dai nostri obiettivi, e solo nell’otium è possibile seguire degli ottimi esempi e scegliere quello su cui regolare stabilmente la nostra vita. Se non ci si ritira, si dipenderà sempre dai giudizi altrui e non si seguirà la via stimata come buona, ma quella con il maggior numero di orme. La via dei più è ovviamente la via della perdizione, e l’unica alternativa è il ritiro. Ma abbandonare la vita attiva, afferma Sereno, non è in contrasto con i principi degli stoici? Seneca risponde affermando che il principio degli stoici si fonda sulla scelta prioritaria di vita pubblica a meno che fattori esterni ne impediscano l’accesso, mentre il principio degli epicurei sceglie preventivamente di accostarsi alla vita pubblica a meno che non intervengano fattori esterni. Dal momento che i fattori esterni possono essere svariati, secondo l’autore, i due principi sono molto simili. Chiede inoltre al suo interlocutore: perché la vita privata di molti filosofi dovrebbe essere meno utile rispetto alla vita pubblica di questi? Per giustificare la sua domanda, Seneca afferma che esistono due tipi di repubblica: una comprendente il mondo intero, contenendo uomini e dei, e l’altra ristretta nell’angolo di mondo determinato dalla nascita: Cartagine, Atene o qualsiasi altra città. Alcuni si prestano per l’una e per l’altra repubblica, alcuni solo per una, altri ancora solo per l’altra. Secondo Seneca ci si può porre a servizio della prima repubblica anche durante il ritiro, indagando cosa sia la virtù, cosa sia Dio e come sia fatta la natura. Il filosofo conclude l’opera chiarendo il rapporto tra la vita alla ricerca del piacere, la vita contemplativa e la vita dedicata all’azione. Messo da parte l’astio tra i seguaci dei tre stili di vita, questi conducono tutti alla stessa meta: non c’è piacere senza contemplazione, non c’è contemplazione senza piacere, non c’è azione senza contemplazione.

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