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Lucio Anneo Seneca

di Seneca non si hanno notizie certe, poiché le testimonianze derivano da opere di altri autori del periodo, in particolare da Tacito (Annales), ma si presume che sia nato tra l'8 e l'1 a.C. a Cordoba in Spagna da una ricca famiglia equestre, gli Annei non originaria della Spagna, ma discendente da immigrati italici. Il padre per rendere più agevole l'educazione di Seneca si trasferisce a Roma durante il principato augusteo. Nella capitale ricevette un'istruzione retorica e letteraria. Seneca si interessa anche di filosofia e segue la corrente dello Stoicismo che influenzerà tutta la sua vita. Si recò poi in Egitto anche per motivi di salute e qui entra in contatto con una diversa realtà politica e religiosa; si occupò inoltre di studi naturalistici e geografici che sfoceranno nelle "Naturales Quaestiones". Tornato a Roma nel 31 viene inserito dalla zia materna all'ambiente di corte e intraprende il cursus honorum in veste di questore. La nomina gli consente nell'anno di entrare a far parte del senato. Contemporaneamente si occupa anche della carriera forense sotto l'Impero di Caligola che, invidioso della sua fama oratoria, arrivò a decretare la sua condanna a morte da cui lo avrebbe salvato un'amante dell'Imperatore. Inizia per Seneca un periodo difficile proprio perché è sospettato di ordire intrighi di corte contro l'Imperatore Caligola. Non si salvò però dalla relegazione da parte dell'Imperatore Claudio, succeduto a Caligola, nella selvaggia e inospitale Corsica (per 8 anni) con l'accusa di adulterio, ed è qui che egli scrive:
- "Consolatio ad Marciam", in occasione della morte del figlio della donna nella quale la consola e parla della brevità della vita, in cui bisogna sapersi adattare e accettare le varie situazioni ("carpe diem", come Orazio);
- "Consolatio ad Polybium (potente e famoso liberto di Claudio)", per consolarlo della morte di un fratello. Sotto gli intenti consolatori si scorge un'adulazione indiretta nei confronti di Claudio perché revocasse l'esilio; inoltre vi è un tentativo di trovare una mediazione tra nobilitas e princeps con l'intenzione di limitare il potere infinito del princeps;
- "Consolatio ad Helviam matrem", con lo scopo di tranquillizzarla sulle sue condizioni ed esaltare i benefici dell'otium letterario.
- "De brevitate vitae", dialogo indirizzato a Paolino, suo suocero, nel quale sviluppa i temi della brevità della vita, dell'importanza della filosofia, della saggezza e della ricerca di un equilibrio tra vita attiva e contemplativa.
Tornò a Roma grazie ad Agrippina, nuova moglie dell'imperatore, che lo scelse come tutore del figlio Nerone, in quanto esponente di maggior rilievo della cultura romana, mentre Burro fu suo ministro e lo educò all'arte militare e alla severità della disciplina. Seneca, intellettuale aristocratico, si sente vero e proprio insegnante per Nerone e cerca di fargli capire fino a che punto i poteri di un imperatore possono allargarsi, infatti la nobilitas doveva sì accettare il suo potere assoluto, ma egli doveva essere educato in modo tale da permettere ad essa di partecipare al governo (garante dell'equilibrio e della pace sociale, come la "concordia ordinum" di Cicerone). Seneca educò il sovrano, accompagnò la sua ascesa al trono e fu suo collaboratore nei primi cinque anni di impero (periodo del buon governo).
In questo periodo scrisse il "De Clementia", trattato indirizzato a Nerone, riguardo al problema di avere un buon sovrano. In un regime di potere assoluto l'unico freno al sovrano sarà la sua stessa coscienza che lo dovrà trattenere dal governare in modo tirannico, quindi la clemenza è la virtù che dovrà regolare i suoi rapporti con i sudditi, e non incutendo timore egli potrà ottenere il loro consenso e la loro dedizione. Il potere che viene affidato all'imperatore è un onus, un peso, che lo porta a sacrificare la vita privata per la pace e l'equilibrio sociale, per Seneca il modello positivo è Augusto, mentre quello negativo è Caligola.
Questa politica liberale si scontra però con l'insofferenza di Nerone che tende ad una gestione assoluta del potere. Risalgono agli anni in cui Seneca visse a palazzo le seguenti opere:
- "De costantia sapientis", la costanza caratteristica del saggio stoico permette di perseverare nei propri intenti e mantenere salde le altre virtù.
- "De otio", tratta la scelta forzata del saggio di una vita appartata, nella solitudine contemplativa, resa necessaria da una situazione politica compromessa (opera influenzata dalla delusione dovuta al comportamento di Nerone). Secondo Seneca il saggio deve ritirarsi in solitudine, ma deve vivere a pieno la vita intellettuale e comunque aprirsi e lasciare qualcosa agli altri.
- "De beneficis" , trattato (7 libri) che prende spunto dalla generosa elargizione di denaro a vantaggio dei senatori da parte di Nerone per ricordargli che tali eccessi non sono consoni alla saggezza, infatti i benefici possono essere giusti, ma non in maniera smisurata.
Gli vennero mosse accuse di incoerenza tra i principi confessati e la concreta condotta di vita, che lo aveva portato, grazie alla posizione occupata a corte ad accumulare un patrimonio sterminato. A ciò risponde con "De virtute non de me loquor", ossia "non parlo di me, non mi pongo come modello, ma parlo della virtù". Quando si accorse di non avere più influenze su Nerone si ritirò a vita privata dedicandosi allo studio della natura e della filosofia e componendo "Naturales quaestiones", opera a carattere scientifico dedicata a Lucilio in cui affronta vari argomenti come l'astronomia, la geografia e la meteorologia, la conoscenza del mondo fisico non è finalizzata all'osservazione scientifica, ma è soprattutto un mezzo di elevazione morale, e "Epistulae ad Lucilium", raccolta epistolare di argomento vario, simile a quello dei Dialogi, indirizzata all'amico Lucilio, non si sa se si tratti di un epistolario reale o fittizio, tuttavia si propone di fornire precetti utili al destinatario e ai lettori, esponendo riflessioni sulla vita, la morte, la vecchiaia, il suicidio, l'amicizia, gli affetti, la partecipazione alla vita pubblica, la ricerca del sommo bene e la saggezza. Queste lettere si prestano perfettamente alla pratica quotidiana della filosofia proponendo ogni volta un nuovo tema, semplice ed immediato da apprendere. Il genere epistolare (uso di periodi brevi, parallelismi, parti sottointese e variatio) si rivelò anche appropriato ad accogliere un tipo di filosofia, come quella senecana, priva di sistematicità e incline piuttosto alla trattazione di aspetti parziali o singoli temi etici. Egli afferma ne "Ad Helviam matrem": "NIHIL QUOD INTRA MUNDO EST ALIENUM HOMINI EST", l'oggetto della sua filosofia è quindi la riflessione sull'uomo. Egli propone l'ideale di una vita interiore indirizzata alla meditazione, al perfezionamento interiore mediante un'attenta riflessione sulle debolezze (vizi propri e altrui). La considerazione sulla condizione umana che accomuna tutti lo porta ad esprimere una condanna del trattamento riservato agli schiavi. L'obbiettivo del saggio stoico è la conquista della libertà interiore.  Si dedica inoltre alla poesia tragica componendo 9 tragedie che riprendono vicende e personaggi dai miti greci analizzandone i profili psicologici. La narrazione è articolata secondo una ordinata successione di momenti nei quali si dispiega la passione del protagonista già al culmine all'inizio del dramma. Si giunge sempre alla catastrofe finale. Seneca ama le tinte forti, i toni drammatici e talvolta patetici, il gusto del lugubre e del macabro (come Lucano nella Farsalia e Shakespeare), ma non disdegna la creazione di scene di intenso dolore. Secondo l'ordine tramandato Ercole è il protagonista della prima e dell'ultima tragedia ed è il simbolo della virtus e del sapiens, rappresentante dei valori stoici. Tutte le tragedie sono divise in 5 atti secondo una partizione già teorizzata da Orazio nella sua "Ars poetica". Contengono un prologo che introduce il drammatico inizio dell'azione ed un coro che ha una duplice funzione: dialoga con i protagonisti durante le scene più drammatiche, talvolta assume un tono lirico. Sono "Hercules furens, Troades, Phoenissae, Oedipus, Agamemnon, Thyestes, Medea, Fedra, Hercules Oetaeus". L'unica tragedia praetexta della letteratura latina è l'Octavia, che narra il ripudio da parte di Nerone della moglie. Anche se ci è pervenuta sotto il nome di Seneca sicuramente non è sua, perché lo stile è molto diverso.
Nel 65 d.C. venne coinvolto nella congiura dei Pisoni di cui forse era al corrente, senza esserne partecipe. Condannato a morte da Nerone si suicidò (abbiamo il racconto della sua morte negli Annales di Tacito).
I "Dialogorum libri" sono una raccolta di scritti morali, raggruppati dopo la sua morte in 12 libri (mentre Platone faceva dialoghi a botta e risposta, Seneca non presuppone un dibattito a più voci). Attraverso una serie di domande fittizie Seneca discute di etica e di filosofia, traendo spunto dalle opere di Cicerone o dalla Satira di Orazio, negli altri dialoghi che compongono la raccolta sono trattati problemi propri dell'etica stoica. Tutte le opere sono precedute da una dedica che ha la funzione di conferire concretezza a temi astratti e rafforzare i vincoli di amicizia. Oltre a De contantia sapientis, De otio, Consolatio ad Marciam, De brevitate Vitae, Consolatio ad H. matrem e Consolatio ad Polybium, abbiamo anche:
- "De providentia" in cui affronta il problema della contraddizione tra il progetto provvidenziale che secondo la dottrina stoica presiede alle vicende umane e la contraddizione di una sorte che sembra premiare i malvagi e punire gli onesti. Per Seneca le avversità sono il mezzo con cui la divinità mette alla prova l'uomo giusto: il sapiens stoico realizza la sua natura razionale riconoscendo il posto che ha nell'ordine cosmico ed adeguandosi ad esso;
- "De ira", sorta di fenomenologia delle passioni umane attraverso il dominio delle quali si raggiunge la serenità e la tranquillità dell'animo. Secondo Seneca il princeps deve controllare le passioni altrimenti sarà odiato dai sudditi e diventerà un tiranno.
- "De vita beata", affronta il problema della felicità e del ruolo che svolgono gli agi e le ricchezze nel perseguimento di essa. Posto che l'essenza della felicità è nella virtù e non nella ricchezza, legittima tuttavia l'uso di quest'ultima se é funzionale alla ricerca della virtù.
- "De tranquillitate animi", affronta il problema della partecipazione del saggio alla vita politica.
Seneca in seguito alla morte dell'imperatore Claudio si dedica acnhe alla composizione di una satira Menippea (Menippo di Gadara, filosofo cinico autore di satire, stile usato anche da Varrone) "Ludus de morte Claudi" o "Apokolokyntosis", misto di prosa e poesia, in cui l'imperatore Claudio giunto dopo la sua morte in cielo è condannato per la sua pretesa di essere assunto tra gli dei agli inferi, dove incontra le sue vittime ed è costretto ad assistere al suo fastoso funerale. Rimane misteriosa la scelta del nome "trasformazione in zucca" che potrebbe avere il senso di zuccone, con riferimento alla fama non troppo lusinghiera che Claudio aveva. L'opera piacque poco perché Seneca fu accusato di incoerenza, infatti essendo una satira contro Claudio non si capisce perché abbia scritto poi il discorso per il suo funerale.

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