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-Il Contagio della Folla-

In questa lettera, facente parte delle ‘Ad Lucilium epistulae morales’, Seneca critica aspramente la folla, ossia quella massa che è identificabile col nome di ‘branco’, poiché il contatto del singolo uomo con altri uomini lo rende crudele, nessuno torna a casa con lo stesso stato d’animo con cui è uscito.
Altri punti fondamentali di questa lettera, oltre alla critica alla massa, sono il distacco dalle passioni; l’utilizzo delle azioni quotidiane per insegnare o dare consigli, cosa tipica degli stoici; la catarsi, ossia purificazione, come unico metodo per evitare di diventare crudeli, distaccandosi dai cattivi esempi, come lo sono, in questa lettera, gli spettacoli con i gladiatori, dove il sangue, per Seneca, veniva usato quasi per cibare i cittadini romani.

-Gli Schiavi: “Servi sunt. Immo homines”-

In questa lettera, tratta dalle ‘Ad Lucilium epistulae morale’, Seneca parla di come debbano essere trattati gli schiavi.

Seneca critica chi tormenta i propri schiavi, sia per un motivo morale (ripresa stoica): non è corretto scagliarsi contro un essere umano, che per un motivo personale: evitando punizioni severe si evitano anche eventuali rivolte degli schiavi contro i padroni.
Comunque per Seneca la schiavitù non va abolita, anzi, essa è parte integrante dell’economia romana.

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