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Quintiliano

35 d.C. circa, Calagurris – 96 d.C., Roma. Fu il primo maestro di scuola pubblica stipendiato.
Sotto vespasiano fu portato avanti un programma di restaurazione morale, civile e culturale per rafforzare il consenso delle masse: istituì nuove biblioteche pubbliche e promosse concorsi artistici e poetici. Fondò la prima cattedra pubblica di retorica, finalizzata alla formazione culturale della nuova classe di funzionari e burocrati statali. Tale cattedra fu retta per prima dal pedagogista e retore Quintiliano.

Il padre era un retore e maestro di eloquenza. Condotto a Roma, Quintiliano ebbe i migliori insegnanti dell’età claudio-neroniana. Completata la formazione, tornò in Spagna dove intraprese la carriera forense. Nel 68 (morte di Nerone) tornò a Roma dove iniziò la sua attività di insegnante (prima privato) e poi mantenne a lungo la prima cattedra statale di eloquenza, istituita da Vespasiano. Tra i suoi allievi vi furono Tacito (storico) e Plinio il Giovane (noto per l’epistolario).

La fama che conseguì con la sua attività didattica fu tanto grande che gli furono concesse le insegne onorarie di console. Subì però molti lutti familiari tra cui la morte della moglie diciannovenne e dei due figli. Conclusa la carriera di insegnamento pubblico, Domiziano gli affidò l’educazione dei due nipoti designati alla successione. Negli ultimi anni della sua vita si dedicò a scrivere la sua grande opera “Institutio oratoria” (la formazione dell’oratore) e “De causis corruptae eloquentiae” che non ci è pervenuto.

Institutio oratoria

Dedicata all’amico Vittorio Marcello, potente consigliere di Domiziano (plauso a Domiziano). Confluiscono nell’opera la sua dottrina e la sua esperienza di insegnamento. È un vero e proprio trattato didascalico in 12 libri in cui si illustrano i precetti ideali per l’educazione dell’oratore fin dall’infanzia. È una sintesi della riflessione sull’ars dicendi (arte oratoria).

• Modello catoniano: vir bonus dicendi peritus -> oltre ad essere un esperto dell’eloquenza è anche un uomo onesto
• Cicerone: La retorica non fornisce soltanto competenze tecniche, ma si propone di formare il cittadino e l’uomo nella sua totalità
• Filosofia per Quintiliano: è solo una delle scienze che contribuisce alla cultura enciclopedica dell’oratore. Ci sono passi polemici contro i filosofi contemporanei, polemizza con l’idea dei filosofi di essere al centro dell’educazione, bisogna inquadrare questo in un’ottica di servilismo poiché questo portò l’ adesione e l’appoggio all’orientamento degli imperatori flavi (Vespasiano e Domiziano furono ostili nei confronti della filosofia e dei filosofi contemporanei soprattutto quelli di filoni stoici e greci).

Di cosa parla l'opera

Tre campi culturali
• Retorica: per la formazione dell’oratore, aspetti tecnici da considerare
• Pedagogia: Quintliano riserva ampio spazio al rapporto con gli allievi sottolineando il fatto che debbano essere bandite le punizioni corporali
• Critica letteraria: esprime dei giudizi che sottopone al vaglio critico scrittori greci e latini dando il proprio punto di vista

Libri

> I – II: Educazione dei bambini, Si affrontano gli aspetti didattici e pedagogici dell’educazione dei bambini in casa e a scuola. Con una chiara indicazione di preferenza per la scuola pubblica, questa consente infatti ai bambini la socializzazione a differenza dell’insegnamento privato. Viene considerata la figura del grammaticus che deve dare i primi rudimenti di grammatica al bambino, primo gradino dell’educazione al quale poi seguiva la retorica. Consigli che dà al maestro: Studiare a fondo l’indole dei ragazzini, evitare le punizioni corporali, sollecitare una sana emulazione, non essere né troppo benevolo né troppo severo e interrogare frequentemente i ragazzi. Alla prima fase legata alla grammatica, segue la figura del retore, si comincia a trattare quindi la retorica.

> III – IX: vengono definite le partizioni dell’oratoria (ne parla anche Cicerone):

> Inventio: La ricerca degli argomenti di cui parlare all’interno dell’orazione

> Dispositio: l’ordine logico degli argomenti nel discorso
> Elocutio: lo stile oratorio (figure retoriche e stile)
> Memoria: mnemotecnica
> Actio: come modulare la voce e la gestualità  accorgimenti legati alla recitazione

Vengono trattati i 3 generi di discorso: deliberativo (politico), epidittico (dimostrativo), giudiziario, ed i 3 compiti dell’oratore: docere (dare insegnamenti), movere (convincere e stimolare gli animi), delectare (fornire diletto).

Lo stile deve essere chiaro ed arrivare in maniera diretta, ornato (la sintassi deve essere complessa) ed armonioso, in sintonia con il modello ciceroniano e in polemica con Seneca e l’asianesimo imperiale modernista.

> X: Si occupa della facilitas e della “fluidità espressiva”. Rassegna critica degli scrittori greci e latini che vengono presentati con un breve ma acuto giudizio valutativo, finalizzato alla scelta di alcuni autori preferibili per la formazione del buon oratore. Severo giudizio sullo stile di Seneca reputato inadatto all’orazione poiché rifiuta la concinnitas ciceroniana.

> XI: Vengono illustrate le tecniche della memorizzazione e della dizione. Vengono anche descritti l’aspetto e l’atteggiamento fisico che deve avere l’oratore.

> XII: vengono presentate le caratteristiche dell’oratore ideale che si identifica con il modello proposto da Catone il Censore: vir bonus dicendi peritus (uomo onesto esperto nella tecnica del discorso)
Intelligenza, grande cultura che spazia e moralità sono i valori imprescindibili di un perfetto oratore.

Qualità del perfetto oratore: fortitudo (forza d’animo), iustitia (giustizia), fides (la parola data), frugalitas (semplicità), contemptus doloris et mortis (disprezzo per il dolore e la morte)

> Forte idealizzazione del mos maiorum.

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