Quintiliano

La vita


Quintiliano nasce a Calagurris (Spagna Terragonese) intorno al 35 d.C. e ricevette a Roma l’istruzione dai migliori maestri. Qui esercitò la professione di avvocato per poi dedicarsi maggiormente alla professione di maestro di retorica. Sotto tale operato raggiunse un così tale prestigio da diventare il primo docente stipendiato dallo stato con centomila sesterzi annui. La fama e la rinomanza della sua attività gli consentirono così tramite riconoscimenti ufficiali l’eliminazione della preoccupazione di tipo economica. Ritiratosi dall’insegnamento si dedicò alla composizione de Institutio Oratoria composta in 12 libri contenenti la summa dei suoi insegnamenti. Essa fu pubblicata nel 96 stesso anno della sua morte che seguì di pochi mesi l’assasionio di Domiziano, imperatore servito devotamente che lo aveva ricompensato con onorificenze e ricchezze.

L'Institutio Oratoria

Argomento principale dell’Institutio Oratoria come dice il nome per l’appunto è la formazione del perfetto oratore. In questo caso Quintiliano riprende come modello Cicerone da cui attinge per l’idea di educazione globale secondo cui l’istruzione debba espandersi in discipline diverse. Schematizzando seguitiamo la struttura dell’opera:
- Libro I: Criteri dell’educazione da impartire al fanciullo in famiglia e presso il grammaticus.
- Libro II: Esordi della formazione retorica, doveri degli insegnanti, caratteri generali della retorica.
- Libri III-VII: Inventio/ordio (la facoltà inventiva e l’ordine)
- Libri VII-IX: Elocutio, Attenzione sullo stile e figure retoriche.
- Libro X: Imitatio, excursus su poeti e prosatori greci e latini(scopo di dimostrare che la cultura latina non è inferiore a quella ellenistica)
- Libro XI: Memoria, analisi delle tecniche più efficaci per mandare a mante; Pronuntiatio, modo di porgere; Actio, gesti più appropriati da parte dell’oratore).
- Libro XII: Figura del perfetto oratore e elenco dettagliato delle sue virtù(prende spunto da Catone, vir bonus dicendi peritus);rapporto oratore-principe.
L’opera è dedicata a Vitorio Marcello il quale aveva fatto fortuna a corte e ancor giovane era divenuto senatore, sotto Traiano raggiunge il consolato. Appartiene alla nuova nobiltà di origine italica. Il suo nome è associato a quello del principe.
Il fine di Quintiliano non è di scrivere un semplice manuale di retorica ma fornire una guida per la formazione del perfetto oratore il quale deve essere dotato di educazione completa nell’artedel dire0 e di un gusto sicuro nella scelta dei modelli da imitare.
La dignità di cultura formatrice dell’individuo è strettamente collegata alla retorica. Egli critica le scuole filosofiche accusandole di non curare la formazione letteraria e di non offrire ai loro allievi esempi di coerenza. Tale modello di ostilità si adatta alla politica dei Flavi che avevano perseguitato e cacciato i filosofi. Una prova è l’ampia sezione dell’Institutio Oratoria in cui Quintiliano si sofferma sulla fanciullezza del futuro oratore e sull’importanza della puerizia quale momento decisivo nello sviluppo della personalità. Nella sua opera, il pensiero pedagogico di Quintiliano presenta un’apertura ai problemi del fanciullo, posto di fronte al problema dell’apprendimento scolastico. Un’importanza decisiva è attribuita alla scelta di quanti del fanciullo dovranno occuparsi, non soltanto dai pedagoghi e maestri ma anche da schiavi, nutrici, compagni di giochi. Non a caso egli preferisce alla scuola privata la scuola pubblica che comporta rischi minori soprattutto dal punto di vista morale rispetto a quella impartita in istituti privati. Infatti la scuola pubblica prima di tutto insegna il saper vivere onorevolmente. E dato che un oratore deve essere prima di tutto un uomo onesto è preferibile la scuola pubblica. Viene esaltata così la funzione docente, l’insegnante che non deve soltanto possedere la cultura ma deve improntare anche il suo magistero a un profondo senso di humanitas e di superiore comprensione. Esso si deve rendere autore di un’azione educativa graduale e continua nel tempo diretta a stimolare l’intelligenza del fanciullo e la sua volontà. Al padre spetta il compito di dare inizio al processo educativonella fase cruciale della puerizia in cui vengono poste le basi dell’esistenza futura. Nei confronti del fanciullo manifesta una profonda comprensione, totale fiducia nelle sue capacità di progresso, rispetto delle sue inclinazioni naturali, l’andare incontro alle sue necessità, rifiuto delle punizioni corporale adottate nella scuola dell’antichità. È fondamentale un insegnamento graduale che lasci spazio al gioco importante nello sviluppo dell’intelligenza soprattutto nei primi anni, stimolando la fantasia del fanciullo evitandogli difficoltà nell’apprendimento. Dato che la vita si presenta come una lotta per la conquista degli onori, bisognerà suscitare in lui lo spirito di emulazione e competizione facendogli comprendere l’importanza dell’impegno assiduo che negli anni futuri dovrà tradursi in dedizione costante, per il miglioramento dell’utile comune.
L’opera rientra in un piano politico culturale dei Flavi: controllando e indirizzando l’educazione del perfetto oratore, essi intesero formare il ceto dirigente secondo i modelli della tradizione romana in polemica con l’età neroniana a cui la dinastia Gulio-Claudia amava riferirsi influenzato largamente dall’oriente. Quintiliano non mirava a scrivere un’opera innovatrice, si proponeva di mettere ordine nella trattazione della dottrina retorica sottoponendo a critica gli apporti del passato e scegliendo quelli maggiormente in linea con la sua visione.

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