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Nacque a Calagurris nella Spagna Settentrionale tra il 35 e il 40. Condotto a Roma per studiare, fu allievo di Palemone e Afro. Dopo tornò in Spagna dove conobbe Galba, ed essendo tornato dalla capitale, ebbe molto successo sia come avvocato sia come insegnante. Vespasiano gli concesse la prima cattedra di eloquenza retribuita dallo Stato. La sua vita privata fu segnata dalla morte della moglie e dei suoi due bambini. Nel 96 pubblicò l’Institutio oratoria e morì intorno al 100.
Quintiliano intorno al 90 pubblicò un trattato dal titolo De causis corruptae eloquentiae che trattava il tema delle cause della decadenza della retorica dovuta alla mancanza di buoni maestri e alla degenerazione dei costumi.

L’Institutio Oratoria è un trattato in 12 libri dedicato a Vittorio Marcello e pervaso da un costante tono adulatorio nei confronti di Domiziano.
Scrisse un libro che potesse fungere da manuale per chi era impegnato nell’educazione.

Quintiliano pensa ad una scuola che debba formare un futuro oratore, un uomo pubblico impegnato nella vita intellettuale. Riprende così la teoria del vir bonus dicendi peritus, quindi non mette in secondo piano la moralità allo studio e all’educazione, che però si va a ridurre ad un concetto un po' astratto, scolastico, senza possibilità di realizzazione.
Quintiliano che con quest’opera riprende i temi classici della morale e della retorica (Orazio, Livio, Virgilio e soprattutto Cicerone), sottopone ad essa la filosofia. Nel decimo libro inoltre passa in rassegna molti autori precedenti mettendo in luce l’utilità per la formazione di un oratore.
Per quanto riguarda il sistema scolastico per Quintiliano è meglio un’educazione scolastica piuttosto che privata, sempre se i docenti siano moralmente integri ed evitino punizioni corporali.

Per quanto riguarda lo stile Quintiliano tenta di recuperare il modello ciceroniano, restaurando un equilibrio formale, la semplicità e la chiarezza della lettura che però ci fanno vedere l’opera come un qualcosa di ripetitivo e troppo lineare. Il lessico è sobrio e utilizza neologismi e arcaismi.

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