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Nacque tra il 23 e il 24 a Como da una famiglia di ceto equestre. Dopo essere andato a Roma per completare gli studi intraprese presto la carriera militare. Nel 58, forse per alcuni dissapori con Nerone, si ritirò a vita privata dedicandosi agli studi e all’attività letteraria.
Sotto Vespasiano ritornò all’attività pubblica, facendo parte del gruppo dei consiglieri del princeps ed essendo nominato prefetto della flotta imperiale di Miseno.
Quando vi fu l’eruzione del Vesuvio egli, per aiutare le popolazioni colpite, morì per le esalazioni tossiche.

Plinio il vecchio scrisse un gran numero di opere che sottolineano la vastità e l’eterogeneità dei suoi interessi: vi sono opere di carattere linguistico - grammaticale, storico, erudito e tecnico scientifico.
Sulla tecnica di scagliare il giavellotto da cavallo scrisse il De iaculatione equestri.
Scrisse una biografia dell’amico Pomponio Secondo, il De vita Pomponii Secundi.

Scrisse un testo sulle incertezze morfologiche e ortografiche della lingua latina.
Scrisse due opere storiche, Bella Germaniae e A fine Aufidi Bassi.

Ci è giunta integralmente l’opera Naturalis Historia, una sorta di enciclopedia di scienza naturale, composta tra il 77 e il 78, pubblicata in 37 libri e dedicata al futuro imperatore Tito.
All’interno dell’opera vi è la trattazione di molti argomenti, tra i quali: cosmologia, geografia, antropologia, zoologia, botanica, agricoltura, medicina e mineralogia.
Quest’opera si inserisce nel filone della letteratura di erudizione scientifica. Plinio con questa intende scrivere un’enciclopedia dell’universo in cui siano riunite tutte le conoscenze sul mondo naturale.
Egli, in una lettera a Tito, dice di aver raccolto informazioni da circa 100 autori diversi, anche se nell’indice da lui scritto nell’opera le fonti sono circa 500.
Inoltre aggiunge un indice analitico per la consultazione dell’opera.
Nella scrittura di quest’opera Plinio fu mosso soprattutto dalla volontà di essere utile al lettore.
Vi sono inoltre ampie digressioni e aneddoti non sempre pertinenti all’argomento trattato, facendo particolare attenzione ai mirabilia, con l’influenza delle opere paradossorafiche di Luciano.
Nelle prefazioni e in alcune digressioni Plinio fa riflessioni di carattere generale ispirate al tradizionale moralismo romano e ad un atteggiamento antitecnologico.
Plinio pensa inoltre che la natura sia un organismo vivente regolato da una logica provvidenziale.

Lo stile della Naturalis Historia è stato spesso giudicato negativamente in quanto poco omogeneo, a causa delle numerose fonti utilizzate e di una stesura frettolosa.

Alcuni passi sono disadorni e anonimi, altri sono elaborati e ricchi di figure retoriche.
Per quanto riguarda il lessico, Plinio utilizza spesso vocaboli tecnici e talvolta volgarismi, neologismi e grecismi.

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