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Plinio Il Vecchio

1. Dati biografici
Nacque a Como (Novum Comum) nel 23-24 d.C. da una famiglia equestre. Divenne funzionario imperiale sotto Claudio e fece parte dell’esercito di Tito, sotto gli imperatori flavi divenne procuratore in Spagna e nelle Gallie e a Roma fu il più stretto collaboratore di Vespasiano. Gli fu affidato il comando navale di Miseno dove il 25 giugno 79 fu colpito dall’eruzione del Vesuvio che distrusse Pompei, Stabia ed Ercolano. Si imbarcò per portare soccorso e vedere il fenomeno ma morì a Stabia per asfissia (come apprendiamo dalle lettere a Tacito del nipote Plinio il Giovane) o collasso cardiaco. Dai racconti del nipote si capisce come Plinio il Vecchio ritenesse inutile il tempo non dedicato allo studio e quindi vi dedicava ogni parte della sua giornata.

2. La Naturalis Historia
È l’unica opera giunta per intero. Nell’epistola dedicatoria a Tito, Plinio evidenzia la novità della sua impresa anche se l’argomento scelto non gli permette di conseguire pregi letterari: scrive della natura e della vita anche negli aspetti più umili, quindi usa anche vocaboli rustici e si scusa (vocabolario ricco: la letteratura elevata li escludeva). Usa uno stile tecnico - scientifico e si preoccupa più di giovare che di piacere ai lettori. Dice anche di aver raccolto molti dati meritevoli di essere conosciuti, ricavati dai volumi di molti autori principali. L’opera è importantissima poiché ci ha trasmesso moltissimi dati di testi perduti che Plinio stesso definì thesauri (magazzini). È divisa in 37 libri:

1 - indice dettagliato degli argomenti e elenco delle fonti
2-6 - trattano di cosmologia e geografia
7 - tratta di antropologia
8-11 - Tratta di zoologia
12-19 - Tratta di botanica
20-27 - Tratta di botanica medicinale
28-32 - Medicamenti tratti dal mondo animale
33 - Tratta dell’oro e dell’argento
34 - Tratta di bronzo, rame ferro e piombo
35 - Tratta dei colori minerali e del loro uso in pittura (storia pittura)
36-37 - Tratta del marmo (storia scultura e architettura) e pietre preziose.

L’opera è formata da molte notizie, informazioni e interpretazioni dei fenomeni naturali e pur non essendo d’accordo su quanto affermano i suoi predecessori, riporta il loro pensiero per completezza. Dà ampio spazio ai mirabilia (fatti straordinari) sui quali la cultura greca aveva prodotto una ricca letteratura. Nelle prefazioni e nelle digressioni affiora il suo moralismo in cui critica la corruzione dei costumi che si accompagna ai progressi scientifici. Per Plinio, la vita dell’uomo deve essere migliorata con lo studio della natura senza superarne i limiti (non bisogna estrarre materiali preziosi o usare prodotti di importazione) per motivi superstiziosi e morali (simile a Seneca antitecnologico: incentivo all’avidità e all’ambizione). Il suo stile è vario e discontinuo e mostra un tecnicismo arido e disadorno (per le diverse fonti) mentre nelle prefazioni e digressioni usa uno stile ricercato e artificioso e un tono enfatico.

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