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Giovane

PLINIO IL VECCHIO: nasce a Como da una famiglia ricca. Da Plinio il Giovane sappiamo che leggeva e scriveva in ogni momento aiutato da schiavi. Scrisse "Naturalis Historia", sorta di enciclopedia dove manca l'aspetto critico. Si limita a registrare tutto quello che impara.

PLINIO IL GIOVANE
: nipote di Plinio il Vecchio, da lui adottato. Nasce a Como, da una famiglia ricca. Fu allievo di Quintiliano, che a Roma aveva un'importante scuola di retorica. Per un po' di tempo fece l'avvocato. Era molto ricco e usò la sua ricchezza per fare il mecenate per la sua città: le donò una biblioteca e sostenne un'iniziativa per l'infanzia. Ebbe tre mogli e nessun figlio. Egli parla molto della sua vita. Non possediamo le sue orazioni di avvocato a eccezione del Panegirico a Traiano (discorso in lode nel quale esalta l'equilibrio e la saggezza dell'imperatore e lo ringrazia per aver appoggiato la sua nomina a console). La sua fama è legata alle lettere, distribuite in dieci libri. I primi nove furono pubblicati dallo stesso autore, mentre l'ultimo fu pubblicato postumo ed è diverso, perché contiene le lettere scambiate con l'imperatore, mentre Plinio era proconsole in Bitinia. Nei nove libri ci sono lettere che Plinio ha raccolto. Non sono in ordine cronologico, ma neanche in ordine sparso come lui stesso voleva far credere. Le lettere non sono vere, ma furono scritte apposta per essere pubblicate, in ognuna si sviluppa un argomento diverso (es. quella in cui parla della morte di Plinio il Vecchio durante l'eruzione del vesuvio).

Il decimo libro raccoglie le lettere che Plinio spedì a Traiano e le relative risposte (es. quella in cui scrive all'imperatore per sapere come debba comportarsi con i Cristiani, visto che non ha mai partecipato ai processi. Racconta che il cristianesimo si sta diffondendo sempre di più. Si chiede se il fatto stesso di essere cristiani sia una colpa o se si debbano punire solo quelli che hanno compiuti dei reati. Si chiede se si debba tenere conto dell'età. Lui dice di aver fatto imprigionare solo coloro che insistevano e Traiano gli risponde raccomandandogli cautela e dicendo di non accettare denunce anonime).

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