Plinio il Vecchio

"Tu ti meravigli che un uomo così occupato abbia condotto a termine tanti libri, i quali per lo più contengono numerosi problemi assai meticolosi, ma ti meraviglierai ancor di più quando saprai che, per un buon periodo di tempo, fu assiduo nel sostenere processi, che morì a cinquantacinque anni e che passò il tempo intermedio oberato ed impicciato sia da cariche di grandissima responsabilità, sia dall’amicizia degli imperatori. Ma egli possedeva un ingegno penetrante, una passione incredibile, un’insuperabile capacità di resistere al sonno".
Pilinio il Giovane, Epistulae III, 5, 7-8

Con questa lunga e commovente lettera indirizzata ad un importante uomo politico romano, Plinio il Giovane narra l’instancabile attività dello zio paterno Gaio Plinio Secondo che i moderni chiamano Plinio il Vecchio proprio per distinguerlo dal nipote. Nacque tra il 23 e il 24 d.C. percorrendo subito una carriera civile e militare. Il 24 agosto del 79 d.C., essendo stato nominato in precedenza comandante di stanza a Miseno, durante l’eruzione del Vesuvio si reca sul posto sia per portare soccorso alla popolazione, sia per cercare di scoprire le cause di questo fenomeno. Fermatosi a casa di un amico nei pressi di Stabia, il mattino seguente fu colto da un malore, forse per asfissia a causa delle esalazioni tossiche dell’eruzione o forse per un attacco cardiaco dovuto al calore, e morì.

Plinio il Giovane racconta che lo zio non leggeva mai niente senza scrivere dei riassunti e proprio questa sua tecnica lo portò a raccogliere centosessanta fascicoli scritti con una piccola grafia. Il frutto di tutto questo lavoro è la “Naturalis Historia”, la sua opera principale pubblicata fra il 77 e il 78 d.C. e divisa in 37 libri. La parola “historia” va interpretata secondo il suo significato di “ricerca” ed è quindi un’opera prevalentemente scientifica. Quest’opera si apre con una lettera che Plinio il Vecchio scrisse a Tito, figlio di Vespasiano, nella quale, come se fosse una prefazione, fornisce molte informazioni riguardanti il carattere dell’opera, il metodo di ricerca e le forme esaminate. Successivamente si presenta un indice analitico molto dettagliato che elenca i singoli contenuti del libro con le citazioni di tutti gli autori consultati. La prima sezione del libro riguarda la cosmologia, la geografia e l’antropologia; la seconda riguarda la zoologia e la botanica; la terza sezione, forse la più ampia, è dedicata ai rimedi ricavati dalle piante e dagli animali; la quarta ed ultima sezione, invece, tratta la metallurgia e i minerali, grazie ai quali ha potuto approfondire i suoi studi sulla scultura, la pittura e l’architettura.
La “Naturalis Historia” costituisce proprio un’enciclopedia nella quale l’autore ha cercato di scrivere tutte le sue conoscenze riguardanti il mondo naturale. Il criterio dell’utilitas iuvandi, cioè del venire incontro alle necessità degli uomini mediante la divulgazione della cultura, unifica un po’ tutta l’opera. La natura è strettamente connessa all’uomo ed è indispensabile stabilire i suoi usi, negativi o positivi che siano e questo giustifica la sua attenzione sulle proprietà mediche di oggetti ed esseri viventi o sull’impiego tecnico e artistico di minerali. Quest’opera rimarrà sempre alla base del sapere scientifico fino alla fine del Medioevo, infatti anche per i lettori di oggi Plinio è riuscito a raggiungere pienamente il suo scopo in quanto è solo grazie a lui che sono venute allo scoperto moltissime notizie relative alla tecnologia, alla medicina o alla religione. Nonostante tutto, molti sono i difetti presenti in quest’opera, ad esempio: l’attendibilità di tutte le fonti da lui consultate, la mancanza di un filo conduttore in ogni singola sezione e in tutta l’opera, presenza di numerose e ampie digressioni e aneddoti più o meno pertinenti, per paura di tralasciare qualche informazione. Un altro aspetto negativo di quest’opera è la sua eccessiva tendenza ai fenomeni paradossali come ad esempio la descrizione degli abitanti dell’Africa visti da Plinio come uomini di straordinaria altezza con piedi dotati di otto dita e rivolti all’indietro o con una testa di cane. Tutti questi particolari rendono il suo stile poco omogeneo caratterizzato anche dall’utilizzo di termini scientifici e tecnologici o di parole straniere abbastanza complicati.

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