Tacito nel libro XV degli Annales parla di un certo Petronius Arbiter, di cui delinea il profilo. Ne emerge il ritratto di un uomo colto, raffinato e pieno d’inventiva, caduto in disgrazia dopo essere entrato nella cerchia d’amici di Nerone. Fu uomo dedito ai piaceri ma senza mai diventarne schiavo.
Dopo essere stato proconsole in Bitinia, era tornato a Roma dove era entrato nelle grazie dell’imperatore. Tuttavia il suo crescente prestigio aveva infastidito il pretorio Tigellino, che lo accusò di complicità nella congiura pisoniana, a seguito della quale gli fu imposto il suicidio.
L’opera più importante attribuita a Petronio è certamente il “Satyricon”. Tuttavia di questo romanzo conserviamo solo un segmento piuttosto breve ( circa 1/10 dell’intera estensione) dei probabili 24 libri di cui avrebbe dovuto comporsi l’opera.

Il titolo
Suggerisce possibili accostamenti al genere satirico, tuttavia numerosi sono i collegamenti del romanzo di Petronio con gli altri generi letterari.

I modelli
Numerosi, quindi, sono i generi letterari che Petronio prende a modello:
satira menippea, di cui riprende il prosimetrum (alternarsi di parti in prosa e parti in versi);
fabula Milesia (novelle licenziose scritte in greco e tradotte in latino) di cui riprende l’attenzione per le avventure erotiche;
poemi omerici, da cui riprende parodicamente il tema del viaggio e della persecuzione divina subita dall’eroe;
Orazio e Platone, per alcuni specifici episodi, sia nella struttura che nei singoli particolari;
romanzo ellenistico, da cui riprende lo schema base fabbricato sul modello epico Penelope-Ulisse: un giovane e una giovane si innamorano ma sono separati ben preso da qualche accadimento, e solo molto più tardi, grazie alla reciproca fedeltà riescono a coronare il loro sogno. Tuttavia il Satyricon diverrà una sorta di romanzo parodiato:
storia d’amore tra due omosessuali;
fedeltà tradita di continuo.
Caratteristiche
In Petronio il realismo tocca livelli di resa, anche linguistica, altrimenti sconosciuti. Degno di nota è il plurilinguismo di alcuni episodi (es. Cena Trimalcionis), che diventano il migliore raggiungimento del realismo antico. L’autore latino è quindi attento ad un reale che si può riprodurre nei minimi dettagli e che spesso può giudicare.
Con Petronio si assiste poi ad un’importante prova di sperimentalismo poetico, tende infatti ad imitare lo stile di questo o di quell’autore.
Importante è anche la teatralità dell’opera. Il Satyricon è infatti pieno di riferimenti al teatro, abbondano poi colpi di scena e tutte le più tipiche situazioni da mimo. Rimane comunque improbabile che il Satyricon fosse stato concepito per essere recitato di fronte ad un pubblico.

Temi e toni
Il Satyricon tratta con somma ironia tutti quei vizi che Seneca, nelle Epistulae Morales ad Lucilium, aveva aspramente condannato. Di conseguenza il Satyricon diviene una sorta di ampia e disincantata galleria di vizi e tipi umani:
i liberti, che avevano costituito una vera e propria classe sociale, in continua ascesa politica ed economica contro cui si tentava di porre qualche argine;
i “padri” di Trimalcione, anch’essi dediti ad un lusso spregiudicato;
Trimalcione, dietro al quale si pensa ci fosse lo stesso Nerone, con le sue manie letterarie e le compiaciute ostentazioni.
L’eros è trattato in modo completamente antitetico al modo in cui era presentato nel romanzo ellenistico, dove era castigato fino a sfiorare il perbenismo. Lo stile con cui descrive queste scene è, comunque, elegante e ironico. Nell’eros petroniano manca la vera gioca amorosa.
Notevole è poi lo spazio riservato a elementi di interesse antropologico e folclorico, quali le favole di licantropie, le favole di streghe e il cannibalismo…

Stile
La sua grandezza sta nella molteplicità dei linguaggi utilizzati.
Presenta uno stile narrativo di base (ricco ma nitido), la perfezione di una lingua cristallina che ne favorisce la comprensione.
Ci sono poi scarti di stile e la varietà delle voci che, ancora una volta, sottolinea la maestria dell’autore latino.
Capolavoro di Petronio rimangono, comunque, i dialoghi in sermo plebeius (pieno di volgarismi, grecismi e sgrammaticature).

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