saracut di saracut
Ominide 657 punti

Petronio e il Satyricon

Il Satyricon è una delle opere più affascinanti ed enigmatiche della letteratura classica: è un "romanzo" anomalo poiché misto di prosa e di versi: conservato frammentariamente, non è certa l'identificazione dell'autore ed un dubbio riguarda anche il significato del titolo. Esempio di realismo comico, rappresenta la vita quotidiana specialmente nei suoi aspetti più "bassi" ed osceni.
Petronio si accosta a quel mondo di degrado senza né disprezzarlo né nutrendo simpatia, ma con assoluto disincanto, con un distacco ironico e divertito proprio di un letterato raffinatissimo ed eccentrico.

La questione dell'autore


Ci sono stati tramandati degli estratti, di cui alcuni molto estesi, di un'opera narrativa, mista di poesia e prosa, intitolata Satyricon e attribuita a un autore chiamato Petronio Arbitro. Il problema della datazione del testo, come quello dell'identificazione dell'autore, hanno dato il via a molteplici discussioni.
Oggi la maggioranza degli studiosi concorda con il collocare il Satyricon nel I secolo d.C. e nel riconoscere come suo autore Petronio, di cui parla lo storico Tacito, presentandolo come un personaggio molto in vista all'epoca di Nerone, che nel 66 fu condannato a morte dal principe.
Tacito descrive Petronio come una persona spontanea che trascorreva le giornate a dormire mentre le notti le dedicava alle occupazioni ed ai piaceri. Diventò proconsole prima, console dopo, dimostrandosi sempre all'altezza dei suoi compiti. Fu inoltre accolto tra i più intimi di Nerone, che giudicava piacevole ed elegante.

Tra gli elementi che possono ricondurre l'opera all'epoca di Nerone ricordiamo:
1. in vari passi del Satyricon vengono citati nomi di cantanti, attori e gladiatori celebri in epoca di Caligola e di Nerone;
2. un personaggio polemizza con l'èpos di Lucano, cui contrappone un Bellum civile più tradizionale;
3. un inserto poetico è costituito da "La presa di Troia": anche Nerone aveva scritto un poemetto dallo stesso titolo;
4. nel testo, attribuito a Petronio, vi sono analogie di forma e linguaggio con alcuni testi di Seneca, come l'Apokolokyntosis, riferimenti a allusioni ai temi e allo stile.

Bisogna anche ricordare che la presenza di numerosi volgarismi, presenti soprattutto in alcune parti del testo, possono trovare un collegamento con testi molto più tardi ma essi si spiegano come tratti di quella lingua parlata degli strati più bassi della popolazione, riportati particolarmente da Petronio.

Il Satyricon ci è pervenuto in forma frammentata e lacunosa: l'opera originaria doveva essere molto lunga. Per scelte editoriali i frammenti a noi pervenuti sono divisi in 141 capitoli, senza contare la divisione in libri, a cui si aggiungono frammenti minori. Sicuramente la parte meno completa è quella finale.
La vicenda è narrata in prima persona da un giovane, Encolpio, che rievoca le avventure e le peripezie di un viaggio compiuto in compagnia di un bellissimo giovanetto, Gitone, di cui è innamorato, come Ascilto, suo rivale in amore. Schematicamente la storia può essere divisa in 5 parti di cui, la più lunga, ha luogo nella casa del ricchissimo Trimalchione (II parte), uomo incontrato alle terme, che esibisce la ricchezza nei modi più esagerati e grotteschi, e che occupa quasi la metà di quanto si è conservato dell'opera.

Il Satyricon è comunemente definito come romanzo anche se, nelle letterature classiche, non esisteva un genere letterario che corrisponda esattamente al romanzo moderno.
Comunque già nella letteratura greca classica potevamo trovare un genere simile all'attuale romanzo anche se non aveva un suo ben preciso nome; nella letteratura latina possiamo ricollegarci alle Metamorfosi di Apuleio.
Il Satyricon ha in comune con i romanzi antichi la loro principale caratteristica, ovvero il racconto di vicende complesse ed avventurose (persecuzioni di nemici, pericoli mortali, tempeste e naufragi, fughe, trasferimenti, tentativi di suicidio) disposte di regola sullo sfondo di un viaggio; inoltre troviamo la presenza di un amore ostacolato e caratterizzato dall'infedeltà di entrambi i personaggi coinvolti nel rapporto, Encolpio e Gitone.

Inoltre si è ipotizzato che l'opera avesse un intento parodico; si nota anche un'affinità con la satira menippea (richiamata fin dal titolo, che significa "Libri di satire") per la tendenza alla parodia letteraria, per l'alternanza di poesia e di prosa, e per lo stile e la lingua variegati. Si individuano inoltre riferimenti al comico e al mimo per la presenza di temi gastronomici e per la rappresentazione comica della vita degli strati più bassi della società.

L'opera è dunque un raffinato pastiche in cui l'autore ha fatto confluire la sua vastissima cultura e ha probabilmente espresso, per bocca dei personaggi, le sue idee su arte e letteratura.

È evidente che l'opera non abbia un fine morale o moralistico ma si è posto come obiettivo soltanto il divertimento proprio del pubblico per cui scriveva che può essere identificato negli aristocratici e nelle cerchie di Nerone.

Il Satyricon è un capolavoro di comicità: dall'umorismo sottile e raffinato, alla risata aperta per poi sfociare alla battuta oscena. I personaggi e le situazioni raccontate appartengono al mondo più basso: nella letteratura comica antica infatti i personaggi appartenevano ai ceti più bassi, con il conseguente racconto della loro vita quotidiana.
La rappresentazione è realistica, spesso i personaggi sono grottescamente deformati, ed è chiaro che Petronio si sia divertito nello scrivere di quel mondo di studenti squattrinati (Encolpio), di intellettuali falliti (Eumolpo), di giovani amanti opportunisti e viziati (Gitone), di nuovi ricchi dalle origini volgari ed ora ostentatori di lusso (Trimalchione).
Nei confronti del mondo vivace e colorato che rappresenta, Petronio mantiene comunque un atteggiamento di superiorità e signorile distacco, senza alcun compiacimento o coinvolgimento: egli osserva e descrive tutto con assoluta spregiudicatezza.

Lo strumento fondamentale è lo stile, estremamente duttile, che si adatta alle differenti situazioni e diviene il mezzo principale di caratterizzazione dei personaggi.
Vista la materia trattata prevale il linguaggio colloquiale ma esistono notevoli differenze tra il modo di esprimersi dei personaggi.
Lo stile dei narratore Encolpio è semplice e disinvolto, il linguaggio si eleva e diventa più colto, facendosi elaborato, soprattutto quando sono presenti personaggi colti mentre quando sono presenti personaggi del popolo, incolti o dotati di una cultura superficiali, il linguaggio si abbassa, e predomina il sermo vulgaris con tantissime irregolarità rispetto al latino letterario in quanto si rintracciano volgarismi e locuzioni idiomatiche o proverbiali [derisione e caricatura impietosa dei ceti emergenti].
I personaggi non parlano un linguaggio stereotipato e astratto ma si esprimono diversamente a seconda della loro cultura ed estrazione sociale.

Nella complessa struttura narrativa del Satyricon vi sono cinque novelle che si inseriscono nella trama principale attraverso la tecnica della "cornice": il macrotesto contiene al suo interno narrazioni di secondo ordine, che l'io narrante ascolta da diversi personaggi. Tre novelle di argomento magico e folclorico sono narrate durante la Cena mentre le altre due sono Fabulae Milesiae, narrate da Eumolpo nella seconda parte del romanzo.
Le novelle hanno il fine primario di divertire, non certo quello di proporre esempi di comportamento; Petronio evita un giudizio moralistico e proprio quest'assenza è la caratteristica più significativa del realismo del Satyricon, nel quale l'autore vuole giocare con il lettore cogliendolo attraverso l'ironia.

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email