*SaRi* di *SaRi*
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Petronio

E' l'autore del Satyricon, descritto in questo modo da Tacito negli Annales. Fu proconsole in Bitinia al tempo di Nerone ed entrò in intimità con esso, che lo considerava il suo elegantiae arbiter. Cadde in disgrazia e si suicidò nel 66. Passò i suoi ultimi momenti banchettando e dedicandosi alla poesia. Decise di mandare a Nerone una lettera in cui lo denunciava apertamente per i crimini da lui commessi. Della sua opera principale rimangono incerti l'autore, la data di composizione, il titolo e il suo significato, l'estensione originaria e la trama, si presume che doveva essere composto da 16 o più libri e ambientato negli anni 65-66 durante il principato di Nerone. Prende spunto dalle satire menippee (ma non ha lo stesso valore didattico), dal romanzo ellenistico, dalla fabula Milesia e dalla Farsalia di Lucano. Dell'opera possediamo completamente il quindicesimo libro e parzialmente il quattordicesimo e il sedicesimo. E' scritto in diversi livelli linguistici dalla lingua parlata a quella colta e sono presenti anche dei volgarismi nel linguaggio di alcune figure minori. Nel romanzo sono presenti numerose allusioni ad avvenimenti, personaggi, fatti economici, costumi propri dell'età neroniana. Si presenta come rovesciamento del romanzo greco: la tradizionale coppia di innamorati guidati da Eros è sostituita da una coppia omosessuale le cui peripezie sono causate dall'ira di Priapo, dio della fertilità e della sessualità. E' narrato in prima persona da uno dei due protagonisti, Encolpio e Gitone. La vicenda è ambientata inizialmente in una città greca, poi su una nave diretta a Taranto, infine a Crotone. La narrazione inizia con l'arrivo di Encolpio in una pinacoteca della città dopo che Ascilto si è impossessato di Gitone. Lì incontrano Eumolpo, un poetastro, e tutti e quattro si imbarcano su una nave che viene sbattuta a causa di un naufragio sulle coste di Crotone (colonia greca). Eumolpo in questa città si finge ricco e tutti gli sono vicini perché sperano che muoia presto, mentre Encolpio incontra una fanciulla, ma non riesce a dimostrarle la sua virilità a causa del Dio che lo tortura, ricorre alla magia per riaverla. Guarisce, nel frattempo muore Eumolpo. L'episodio più famoso e completo del romanzo è la cena di Trimalcione, un liberto ricchissimo e scarsamente acculturato, i cui ospiti durante il banchetto si dilettano raccontando storielle per contrapposizione, ad esempio "un uomo costruisce un vetro infrangibile e viene ucciso, mentre un ragazzo rompe un'anfora, ma non viene punito" (ovviamente queste storielle non hanno un fine didattico, ma solo ironico), un'altra delle novelle è la "matrona di Efeso" Le novelle non possono essere considerate parti narrative a sé stanti, ma la cornice alle vicende dei personaggi. Sono narrate dagli stessi protagonisti. In questo passo si nota la contrapposizione tra spazi aperti e spazi chiusi, perché questi ultimi sono insidiosi (per esempio si spaventano per un cane dipinto sulla parete della casa con la scritta "cave canem").
Caratteristica principale dell'opera è il ritmo indiavolato delle vicende: innumerevoli intrecci, scambi di persona, azione, peripezie. Sono riconosciute come grandi doti di Petronio l'originalità e la complessità anche se l'aspetto più particolare della sua poetica è la carica realistica: si sofferma a descrivere luoghi fondamentali ed episodi di vita del mondo romano. L'autore poi mostra di dominare complessivamente la materia, anche se c'è talvolta esasperazione nel delineare il carattere dei personaggi, proprio per questo il suo stile è stato definito enfatico quasi barocco.

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