PETRONIO

Nulla sappiamo di certo su Petronio, non esistono elementi oggettivi per stabilire l’età in cui visse né con tutta sicurezza si può identificare il Petronio di cui parla Tacito con l’autore del Satyricon. Tacito parla di Petronio in termini molto chiari: di giorno riposava, di notte si dedicava alle occupazioni e ai piaceri. La sua trascuratezza ostentata gli procurò non poche simpatie; eppure seppe governare la Bitinia con gran dignità; quando lasciò le cariche, fu accolto tra i pochi intimi di Nerone, che lo considerò arbitro del buon gusto. Tutto ciò suscitò l’invidia del potente Tigellino: Petronio fu accusato di essere compartecipe della congiura di Pisone. Non riuscendo a tollerare l’ansia per il giudizio del Principe, Petronio scelse la morte: si fece tagliare le vene e intanto discuteva con gli amici di frivolezze. Nel suo testamento non adulò nessuno anzi compilò un elenco dettagliato delle depravazioni di Nerone e fece tutti i nomi delle amanti e degli amanti del Principe.

SATYRICON

Da ciò che scrive Tacito, possiamo identificare Petronio con l’autore del Satyricon. L’opera non segue un preciso genere letterario, ma è una parodia del genere romanzo greco. Petronio sostituisce alla coppia tipica del romanzo greco una coppia omosessuale, formata da Encolpio e Gitone; i due sono accompagnati, durante un lungo viaggio in cerca di avventure per lo più erotiche, da Ascilto e da Eumolpo. La vicenda è ambientata dapprima a Marsiglia, poi a Napoli e infine a Crotone. A parte la scelta di una coppia omosessuale, l’elemento parodico va ricercato sia nella mancanza di serietà e di moralità dei personaggi sia nell’assenza della benché minima castità nelle vicende narrate.
Il racconto ha inizio nella scuola di un retore, Agamennone: qui Encolpio, che è in viaggio con Gitone e con Ascilto, discute con Agamennone sulla decadenza dell’arte del dire. Appena più tardi, Encolpio e Ascilto sono al mercato, dove riescono a sbarazzarsi di un mantello rubato e a ritrovare la tunica che era stata loro sottratta e che conteneva il loro gruzzolo. Rientrati in albergo i tre ricevono l’invito per una cerimonia in cui bisogna placare l’ira del dio Priapo; ma dalla cerimonia troppo lunga i tre riescono a svignarsela grazie al servo di Agamennone, che giunge per annunziare che sono stati invitati a cena da Trimalchione, un liberto arricchito. La cena procede tra il susseguirsi delle portate e il vino abbondante, che fa cadere il padrone di casa in balia dell’ebbrezza e subito dopo nella tristezza: i discorsi vertono ora sulla morte e Trimalchione legge il suo testamento. Segue una gran confusione, approfittando della quale il terzetto se la dà a gambe. Nella parte successiva Encolpio rimane solo e in una pinacoteca incontra Eumolpo; insieme visitano la pinacoteca e discutono sulla decadenza delle arti. Poco dopo ricompaiono Gitone e Ascilto. La narrazione procede attraverso altre avventure fin quando il gruppo si imbarca sulla nave di Lica e di Trifena, due coniugi dissoluti. In seguito a una tempesta la nave viene spinta sulle coste di Crotone: qui Encolpio si innamora di Circe, una bella fanciulla che non riesce a conquistare per l’ostinata ira di Priapo. L’ultima parte dell’opera tratta della guerra civile tra Cesare e Pompeo.
Dal punto di vista strutturale e stilistico il Satyricon costituisce un vero e proprio caso letterario: l’opera non può essere facilmente classificata all’interno dei generi tradizionali. In precedenza abbiamo sostenuto che potrebbe trattarsi di una parodia del genere romanzo, ma, in effetti, il Satyricon appare come un’opera composita che possiede alcuni elementi sia della Fabula Milesia sia della Satura Menippea: della fabula presenta il carattere licenzioso ed erotico; della satura utilizza essenzialmente la forma, una mistione di prosa e di versi. Petronio presenta e ritrae un mondo corrotto, popolato da personaggi anonimi e squallidi, che traggono soddisfazione solo dai piaceri più immediati ed essenziali. In essa è presente un’analisi di tipo estetico: ciò si evince dalla I e dalla II parte in cui si discute della decadenza dell’arte del dire, e della decadenza delle arti. Anche la lingua di Petronio è un fatto composito: l’autore sa servirsi, a seconda delle situazioni, di tutti i registri linguistici.

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