Genius 7012 punti

Opere scientifiche

Marco Manilio

(sec. I a.C – I d.C.)

Scrisse, sotto Augusto e Tiberio, un poema didascalico in esametri, "Astronomica" (interrotto al V libro), in cui espone le vicende delle costellazioni e l’influsso degli astri sul destino degli uomini. Di orientamento stoico, è ovviamente in polemica con Lucrezio – che tuttavia rimane il suo modello letterario – credendo, di contro, che l’universo sia retto e governato dalla divina ragione. L’opera rivela abilità tecnica e un certo talento letterario.


Verrio Flacco

(sec. I d.C.)

Originario di Preneste, liberto e precettore dei nipoti di Augusto, scrisse varie opere filologiche, tutte perdute. Deve la sua fama a un vastissimo lavoro lessicale "De verborum significatu", ricca miniera di notizie relative alla lingua (ma dove l’interesse grammaticale era strettamente connesso con la ricerca antiquaria), di cui rimane – mutilo – un successivo compendio in 20 libri di Pompeo Festo (fine sec. II d.C.).

Vitruvio Pollione

(sec. I a.C.)

Identificato con l’ufficiale cesariano Mamurra, architetto, scrisse il "De architectura" (25-23 a.C.), un trattato in 10 libri, dedicato ad Augusto e riconducibile alla sua politica d’abbellimento architettonico di Roma.

L’opera, in parte compilatoria e in parte originale (7 libri di architettura, 1 di idraulica e 2 di gnomica e meccanica), per il suo scopo e per il suo contenuto (ricco di elementi di varia natura, tratti da discipline disparate: aritmetica, geometria, disegno, musica, prosodia, astronomia, ottica, medicina, giurisprudenza, storia, filosofia), è un unicum nel suo genere.

L’architettura è vista, in senso aristotelico, come "mimesis" dell’ordine provvidenziale della natura: perciò si richiede all’architetto una cultura ricca e varia, enciclopedica (quasi quella dell’oratore ciceroniano), che faccia perno sulla filosofia.

Cornelio Celso

(età tiberiana)
Fu autore di una vasta enciclopedia – "Artes" o "Cesti" – che trattava di filosofia, diritto, agricoltura, medicina, retorica e arte militare. Ci restano, integralmente, gli 8 libri del "De medicina" (in cui si cerca di mantenere una posizione equidistante fra l’ "indirizzo empirico" e quello "razionalistico") e frammenti delle altre sezioni. Riguardo il suo stile, si pensi solo che C. fu detto "Cicero medicorum".

L. Giunio Moderato Columella

(sec I d.C.)

Nato a Cadice, fu tribuno militare in Siria e poi visse in Italia, dove possedeva alcune terre. Di lui ci è giunto il più completo trattato di agricoltura nell’antichità, il "De rustica", in 12 libri, che descrive il lavoro agricolo e l’allevamento, e affronta il problema della decadenza dell’agricoltura in Italia (dovuta, secondo C., al disinteresse dei proprietari, all’inadeguato sfruttamento dei vastissimi latifondi, alla mancanza di una seria preparazione scientifica in materia): a soluzione del problema, C. sembra affacciare l’ideale di una cultura enciclopedica, che faccia perno sulla filosofia.

Il X libro (l’unico in versi), sul giardinaggio, raccoglie un invito a trattarne, contenuto nelle "Georgiche". Resta anche un libro sulle piante, "De arboribus", parte di un’opera più vasta. C. scrive in una prosa limpida e scorrevole, e anche i suoi versi sono discreti; le fonti sono quelle consuete del genere, ma predominante è l’esperienza personale dell’autore.

Maro Vipsanio Agrippa

Autore di una carta geografica con relativi commentari.


Pomponio Mela

(Tingetela, Gibilterra, sec. I)

Fu il primo geografo "puro", con la sua "De chorographia", in 3 libri, che con stile che potermmo definire "sallustiano" ed attingendo a varie fonti, descrive la terra prendendo come punto di riferimento-base il Mediterraneo; e l’opera, benché sia poco più che un repertorio di nomi, è ricca di interessanti notizie etnografiche e geoclimatiche.

Marco Gavio Apicio

(sec. I d.C.)

Autore di un "De re coquinaria", in cui, più che allo stile (piuttosto pedestre), l’attenzione è rivolta alla creatività e alla elaborazione scenografica dei piatti.

Registrati via email