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Marziale

Marziale nasce in Spagna tra il 38 e il 42 dc. Venuto a Roma nel 64, conduce una vita modesta, da cliente. Svolge anche attività poetica d’occasione, componendo e recitando i suoi epigrammi per feste e altre ricorrenze. Raggiunge presto una certa notorietà: già nell’80 gli viene commissionata una raccolta di epigrammi per celebrare l’inaugurazione dell’Anfiteatro Flavio. Dall’84-85 comincia pubblicare regolarmente i propri componimenti in libri. Sembra però che non gliene venissero consistenti vantaggi economici. Nell’87 decide di lasciare Roma per tornare nel paese natale, dove muore verso il 104.

Epigrammi
Di Marziale ci resta una raccolta di Epigrammi in 12 libri, composti e via via pubblicati tra l’86 e il 102. A questi vanno aggiunti un altro libro a parte, il Liber de spectaculis composto nell’80, e i due libri di Xenia (“i doni per gli ospiti”) e Apophoreta (“da portar via”), raccolte di distici che accompagnano i doni che si inviavano durante le feste dei saturnali, e i doni che si offrivano ai convitati durante i banchetti.

L’origine dell’epigramma risale all’età greca arcaica dove la sua funzione era essenzialmente commemorativa: era inciso ad esempio su pietre tombali, o su offerte votive, a ricordare una persona, un monumento, un luogo o un evento famoso. In età ellenistica però l’epigramma, pur conservando la sua caratteristica brevità, mostra di essersi emancipato dalla forma epigrafica e dalla destinazione pratica: è un tipo di componimento adatto alla poesia d’occasione, a fissare nel giro di pochi versi l’impressione di un momento, di un piccolo avvenimento quotidiano. I temi sono di tipo leggero: erotico, simposiaco, satirico-parodistico, accanto a quelli più tradizionali, ad esempio di carattere funebre. Marziale contrappone la mobilità e la varietà dell’epigramma alla pesantezza dei generi illustri come l’epos o la tragedia, accusandoli di tenersi lontani dalla realtà della vita quotidiana. È proprio il realismo che Marziale rivendica come tratto qualificante della propria poesia. Ma, a dire il vero, Marziale osserva lo spettacolo della realtà e dei vari personaggi che ne occupano la scena con l’occhio deformante della satira che ne accentua i tratti grottesche e li riconduce a tipologie ricorrenti. L’atteggiamento del poeta è quello di un osservatore attento ma per lo più distaccato, che raramente si impegna nel giudizio morale e nella condanna: una satira sociale priva di asprezza, che di fronte allo spettacolo assurdo del mondo cui si trova ad assistere preferisce il sorriso all’indignazione risentita e tutt’al più ama vagheggiare qua là una vita fatta di gioie semplici e naturali, di passatempi tranquilli e affetti sinceri, un sogno che assume talora gli idillici contorni della patria spagnola.

I temi degli epigrammi di Marziale sono vari, e investono l’intera esperienza umana: accanto a quelli più radicati nella tradizione, altri riguardano più da vicino le vicende personali del poeta o il costume sociale del tempo.

Ma in generale, rispetto alla tradizione greca, l’epigramma di Marziale sviluppa l’aspetto comico-satirico. In ciò Marziale continua un processo avviato da un altro epigrammista, il greco Lucillio, che aveva fatto largo spazio a personaggi caratterizzati da difetti fisici, a tipi e caratteri sociali rappresentati comicamente. Ma da Lucillio e Marziale ricava anche alcuni procedimenti formali caratteristici, come la tecnica della trovata finale, la battuta che chiude in maniera brillante (l’aprosdoketon o “inaspettato”).

Una scelta di poesia realistica come quella praticata da Marziale comporta un linguaggio e uno stile che sappiano aprirsi alla vivacità dei modi colloquiali e alla ricchezza del lessico quotidiano. Accanto ai termini che designano la realtà umile e ordinaria, Marziale si compiace di introdurne altri osceni. Ma un poeta duttile come Marziale sa alternare forme espressive molto varie, passando da toni di limpida sobrietà ad altri di maggiore eleganza e ricercatezza.

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