Lucano

Nasce a Cordova nel 39 d.C ed è nipote di Seneca, infatti tra i due c’è una somiglianza nel percorso educativo. Tramite l’intercessione di Nerone fa un rapido cursus honorum. Giunto all’apice del successo cadde in disgrazia, a causa dell’invidia del principe stesso. Prende parte alla congiura dei Pisone e viene indotto al suicidio nel 65 d.C. Tacito, nel 15° libro degli annales. Le notizie della sua vita ci derivano da Svetonio, da un certo Vacca, da Tacito e Dione Cassio.

Pharsalia
È un poema epico di carattere storico; si contrappone a quelli precedenti che avevano carattere mitico. Un antecedente in questo senso fu Nevio col Bellum Poenicum; entrambe parlano di storia contemporanea.
Il testo è noto anche col nome di Bellum Civile e tratta della guerra civile tra Pompeo e Cesare. L’opera è incompiuta a causa della morte improvvisa dell’autore: il progetto, forse, prevedeva la stesura in 12 libri perché l’Eneide era in 12 libri e Lucano:

1) vede in lui l’antecedente più illustre;
2) riprende l’Eneide in una posizione antifrastica: Virgilio esalta Enea perché fonderà Roma evoluzione. Nella Pharsalia si ha il percorso opposto involuzione: dalla repubblica si passa alla tirannide. Enea risponde ai canoni della pietas, Cesare distrugge tutto ciò che di buono c’è nella repubblica.
3) Copia il 6 libro: in entrambe c’è una catabasi. Nell’Eneide ha valenza positiva, nella Farsalia la dimensione è macabra (un’ombra predice la rovina di Pompeo) necromanzia.
Nel poema è evidente il rapporto con Nerone. Di collaborazione e stima nei primi 3 libri, più distaccato nei successivi.

La "Pharsalia" non ha un vero e proprio protagonista, ma ruota sostanzialmente attorno alle personalità di Cesare, Pompeo e Catone l’Uticense.
- Cesare: tiranno, simboleggia il potere assoluto indiscusso. (c’è un riferimento a Nerone).
- Pompeo: incarna gli ideali repubblicani.
- Catone: è la rappresentazione del sapiens stoico (si uccide perché, come prevede lo stoicismo, si accorge che non può più intervenire nella vita politica.

Nel primo libro i Cesare e Pompeo vengono presentati con una metafora:
• Cesare: fulmine che squarcia il cielo, distrugge all’improvviso potenza distruttiva
• Pompeo: quercia, albero sacro. Ha radici solide ma non fronde e radici sicure difende la repubblica, ma non ha più la forza di contrastare il furor devastatore di Cesare.

Nel settimo libro si parla della battaglia di Farsalo (del 48 in Grecia), che è lo scontro definitivo tra Cesare e Pompeo che viene sconfitto. Qui Cesare vieta la sepoltura dei defunti evidenziando la sua empietà e crudeltà. Pecca di ubris facendo allestire un banchetto dove giacevano i cadaveri (macabro, come le tragedie di Seneca). Questo evento ricorda Creonte della tragedia classica, che nell’Antigone impedisce la sepoltura di Polinice, non rispettando le leggi divine.

• Catone: è paragonato al cielo stellato. Il cosmos è fondamentale per lo stoicismo. Nel nono libro primeggia la sua figura, quando, dopo la sconfitta dei pompeiani a Tapso decide di marciare attraverso il deserto libico seguito dai Cesariani. 1) Catone sa di non potersi opporre ulteriormente a Cesare ma rifacendosi allo stoicismo, non può sottrarsi al suo compito; 2) dice ai seguaci che tutte le peripezie che subiranno rafforzeranno la sapientia interiore.

Quintiliano, definì lo stile "ardente e concitato", riferendosi all'incalzante ritmo narrativo dei periodi, che si susseguono e formano numerosi enjambement. La lingua rivela un disagio, perciò lo stile può definirsi “espressionistico”. Mira a provocare reazioni nel lettore, con allocuzioni e sententie.

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