Luciano nasce nel 39 d.C., nipote di Seneca, figlio del fratello, era discendente della famiglia degli Ennei.
Fece un viaggio in Grecia, tornato a Roma è accolto alla corte di Nerone, il princeps più folle. Inizialmente ebbe un buon rapporto con lui in occasione dei Neronia in cui fu commissionata un'opera, Laudes Neronis.

Fu accusato di cospirare contro l'imperatore o perché l'imperatore era invidioso di Lucano che riscuoteva grande successo tra i Romani o perché nel Bellum civile trapelavano le tendenze anti-monarchiche. Tant'è che fu costretto al suicidio come Seneca e suo padre e, dopo essersi tagliato le vene, immerso in una vasca d'acqua calda, morì a soli 26 anni.

Delle sue opere ricordiamo: i Saturnalia, 10 libri di Silvae, una tragedia incompiuta, Medea, il carme Orpheus, poemetti come Iliaca e Catachthonion e il Bellum civile o Pharsalia in 10 libri di circa 8000 versi.

Quest'ultimo rappresenta l'opera principale: un poema epico (guerra civile tra Cesare e Pompeo) in esametri che rimase incompiuto per la morte l'autore.
Si pensa che sia incompiuto poiché si ferma a Farsalo dove avvenne lo scontro definitivo con la vittoria di Cesare e la sconfitta di Pompeo e non alle Idi di marzo; infatti la morte precoce non gli permise di terminare l'opera.

Le fonti storiche utilizzate da Lucano sono Tito Livio, Asinio Pollone e suo nonno Seneca il retore; questi ultimi avevano dato alle loro opere un'impostazione filo - repubblicana ma non è certo con quanta fedeltà l'autore abbia seguito le sue fonti, dato che molte di esse andarono perdute anche se non completamente.

Il Bellum civile è un poema epico sui generis in quanto non celebra niente e nessuno, non ha intento celebrativo il che costituisce di fatto una rivoluzione.

Lucano è considerato l'anti - Virgilio: si rifà a Virgilio ma in direzione diametralmente opposta: Virgilio infatti aveva speranza nell'altruismo. Trent'anni dopo Lucano, Augusto vuole solo accentrare il potere.

Lucano vive in un periodo lacerante tra il popolo e la monarchia. La fine della Repubblica è segnata dalla guerra civile che è considerata lo spartiacque tra Repubblica e Principato. Secondo Lucano la guerra civile metteva fine alla libertà dell'uomo.

A differenza dell'Eneide nel Bellum civile manca la res da celebrare, il contesto socio - politico; non vi sono trionfi da cantare, manca la figura dell'eroe presente nell'Eneide; Lucano canta di Cesare, uomo imperatore nel quale è chiara la debolezza umana.

I personaggi hanno punti di forza e debolezza, sono uomini; manca anche la funzione mitologica ma vi è il racconto della vita reale, c'è l'excursus mitico, l'uomo che si sacrifica per il bene della collettività.

Nell'opera c'è l'atrocità del potere monarchico che rappresenta il presente e della guerra civile che rappresenta il passato; la storia non è più una leggenda ma rispecchia la realtà.
A differenza dell' Eneide nella quale c'era un disegno provvidenziale, nell'opera di Lucano manca il fato. Alla vis positiva del fato si contrappone la vis negativa del fato stesso, forza capricciosa imprevedibile.
Nell'opera di Lucano bisogna prendere atto di una volontà morale nuda e cruda.
Di fatto Roma è condannata alla schiavitù del princeps.

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