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Lucano

- Sia Lucano che Persio furono allievi di Cornuto: filosofia stoica e critica dei costumi corrotti della società del tempo. Nasce a Cordova, Spagna, nel 39 d.C.. È il figlio del fratello di Seneca. Divenne amico di Nerone, che lo nominò questore. Poi il legame con Nerone si ruppe, forse per motivi personali o politici (legati al “Bellum civile”, opera filo-repubblicana). Probabilmente anche la caduta in disgrazia di Seneca ha influito. Partecipò alla congiura di Pisone e fu costretto a darsi la morte (pare che provò a salvarsi incolpando la madre). Alcune opere non ci sono pervenute.

- ”Bellum Civile” o “Pharsalia”. Poema epico in dieci libri, probabilmente dovevano essere 12 (come l'Eneide), parla della guerra civile tra Cesare e Pompeo, che culmina con la battaglia di Farsàlo. Si interrompe durante la rivolta contro Cesare scoppiata ad Alessandria (48 a.C.). Probabilmente l'opera doveva terminare con il suicidio di Catone, o fino alla morte di Cesare, o alla battaglia di Filippi, o alla sconfitta definitiva dei pompeiani a Munda. Nel secondo libro si ha l’incontro tra Catone e Bruto, dove cercano di decidere quale parte sostenere, il primo si schiera dalla parte di Pompeo solo perché rappresenta la posizione filo-repubblicana. Nel terzo libro appare il fantasma della figlia di Cesare, questa è più di una guerra civile, è parentale (Giulia aveva sposato Pompeo). Le truppe di Cesare sono fedeli, quelle di Pompeo sono infide e pronte a prendere il suo posto.

- Fonti: Tito Livio, Asinio Pollione, Seneca Padre: tutti storiografi filo-repubblicani. Apporta modifiche in funzione delle esigenze ideologiche e artistiche.

- La prima esade racconta del passaggio del Rubicone da parte di Cesare (dopo il proemio dedicato a Nerone) ai momenti prima della battaglia di Farsàlo, la seconda esade racconta gli avvenimenti dopo la battaglia. Il sesto libro è il momento centrale, come nell'Eneide (Enea che scende negli inferi e incontra il padre, che gli profetizza la grandezza di Roma), la maga Eritto fa risorgere, su richiesta di Sesto Pompeo, un soldato morto che profetizza l'esito della battaglia di Farsàlo e la distruzione di Roma, in totale contrasto con l'Eneide, anti-eneide.

- Elimina completamente l'apparato mitologico e recupera il meraviglioso, sogni, profezie.
- Non celebra Roma ma parla della rovina della libertas repubblicana, che coincide con la fine della grandezza di Roma.
- Esalta il suicidio di Catone, che secondo gli ideali stoici, rappresenta una sfida contro la sorte avversa e l’affermazione di libertà.
- Non potendo contare sul raccontare la grandezza di Roma, Lucano ricerca l’elevatezza richiesta dal genere epico nella grandiosità e nell’eccesso, privilegiando i momenti eccezionali, le circostanze anormali, ricche di tensione, di pathos. Dedica molto spazio al tema della morte, gusto per l’orrido (toni accesi, violenti e sanguinolenti) che lo accomuna a Seneca.

- Tecnica narrativa selettiva: riassume alcuni fatti storici molto importanti per dare più spazio a eventi di intensa drammaticità, gli episodi hanno lunghezze diverse tra loro. Usa ampie digressioni in cui dar sfoggio della sua erudizione (il mito ritrova il suo spazio). Staticità: preferisce il descrivere e commentare all’interesse per la narrazione. (come nella descrizione di alcuni soldati di Cesare che muoiono nel deserto perché subiscono metamorfosi provocate da serpenti velenosi).
- Impostazione soggettiva, l’autore interviene in prima persona a commentare gli eventi.

- I personaggi spesso assumono atteggiamenti estremi ed eccessivi. Non c’è un personaggio positivo che domina il racconto dall’inizio alla fine (a differenza di Enea). Cesare è sempre presentato in cattiva luce, come il genio del male, che insegue senza sosta i suoi scopi criminosi; è empio rispetto alla patria e agli dei, è l’opposto del pius Aeneas (non si fa scrupoli nel tagliare egli stesso un bosco sacro dopo che i soldati esitano a eseguire l’ordine, un’altra volta vuole allestire il banchetto in modo da vedere tutti i pompeiani morti).

Pompeo è un personaggio positivo, benché la sua non sia una figura eroica (ha poca fiducia, è timoroso, è un guerriero in declino); inoltre, in caso di vittoria, non esiterebbe anche lui alla tentazione del dominio assoluto.

La figura di Catone è invece completamente positiva, incarna i valori della repubblica e dello stoicismo, ad ogni modo non è il vero protagonista, anche se Lucano non ha potuto concludere l’opera parlando del suo suicidio.

- Concettismo: stile ricercato e ricco di frasi ad effetto. Forma carica, energica e appassionata di cui le sententiae sono l’espressione più evidente. Tono alto e teso, pieno di magniloquenza e enfasi, con tratti propri dello stile patetico e con il ricorso, nei discorsi diretti, ai moduli tipici della tragedia.

- Elogio di Nerone: poi la sua apoteosi, in cui sembra prenderlo in giro per la sua balbuzie, il suo peso e il suo strabismo. L’elogio a Nerone, dal tono molto smaccato, ha dato origini a diverse ipotesi, forse il suo è un elogio ironico, anche se in questo caso non sappiamo come avrebbe fatto l’opera a non subire modifiche da parte della censura. Oppure potrebbe essere autentico e scritto prima della rottura dei rapporti, e Lucano non avrebbe fatto in tempo a cambiarlo prima della morte, oppure ha voluto che rimanesse per garantire la salvezza alla sua opera.

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