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Lucano - L'epica e la guerra civile

Vita
Lucano nacque nel 39 d. C. a Cordova e a otto mesi fu condotto a Roma. Il nonno era Seneca il Retore, lo zio era Seneca il filosofo.
Fu mandato alla scuola di Anneo Cornuto, un filosofo stoico. Fu allora che Lucano conobbe i principi di quella filosofia che poi avrebbe approfondito con lo zio Seneca tornato dall’esilio.
Forse per interessamento dello zio Seneca (allora ministro di Nerone) fu introdotto a corte e fu nominato questore.
Nel 60 Lucano, durante i Neronia, feste quinquennali organizzate in onore dell’imperatore, recitò un suo componimento, Laudes Neronis. Ma l’amicizia tra l’imperatore e Lucano durò appena due anni, fino al 62, quando Nerone sospese una recitazione del giovane poeta.
Sui motivi veri della rottura intercorsa tra loro, molto si è discusso: gelosia e invidia del principe o allusioni politiche antimonarchiche contenute già nei primi libri del poema epico–storico lucaneo.

Fatto è che Lucano addirittura arrivò al culmine della rottura partecipando, nel 65, alla congiura dei Pisoni.
Scoperta la congiura, Lucano, in un primo momento cercò in ogni modo di salvarsi discolpandosi. Racconta Svetonio che addirittura accusò la propria madre; avendo ottenuto poi di poter scegliere le modalità del suicidio, si fece tagliare le vene dal medico.
Era il 65. Così morì Lucano, all’età di 26 anni. La stessa sorte toccò allo zio Seneca e al padre stesso. La famiglia degli Annei fu in tal modo distrutta da Nerone.

Il capolavoro di Lucano: il Bellum civile o Pharsalia
È un lungo poema epico sulla guerra civile fra Cesare e Pompeo. Il Bellum civile viene anche indicato, da una lunga tradizione, con il titolo Pharsalia, cioè Farsalo, la località in cui, nel 48 a. C., Cesare sconfisse Pompeo, dedotto da un luogo dell’opera in cui Lucano mostra sicurezza circa l’eternità del suo lavoro poetico.
Il poema consta di 8.060 esametri distribuiti in 10 libri. Il libro decimo, però, si ferma all’improvviso, il che significa che l’opera è stata lasciata incompiuta. Probabilmente il poema lucaneo doveva pur esso essere svolto in 12 libri, come l’Eneide, e giungere fino all’uccisione di Cesare.
I primi tre libri della Pharsalia furono pubblicati quando Lucano era ancora in vita.

La scelta dell’epica e del tema della guerra civile
La Pharsalia è un poema epico “sui generis”. Lucano rivoluziona totalmente il codice epico della tradizione, il codice virgiliano, tanto da essere addirittura definito “l’Anti–Virgilio”.

Era normale che Lucano che vivesse la sua vita in drammatico conflitto con un potere monocratico violento e sanguinante, si interrogasse sulla genesi di quel potere e la indicasse nella guerra civile che aveva determinato la fine della libertà e della repubblica e la nascita del principato.
Il secondo motivo riguarda appunto la res da cantare; la nuova epica non è più intesa come celebrazione della gloria di Roma, dei suoi trionfi, compito del poeta non è più quello del poeta – vate della tradizione, come Virgilio. La nuova epica si configura come trattazione di eventi reali colti nel loro svolgersi storico e non mescolati con racconti mitici. Il nuovo poeta epico guarda con occhi disincantati a quei fatti che attraggono la sua attenzione.
Il terzo motivo è costituito dallo stato d’animo del nuovo poeta. Lucano scrive nella fase in cui la delusione storica è già stata determinata da un clima politico che, fondato sulle violenze di un potere monocratico, ha già smentito le speranze dell’età augustea. E pertanto era naturale che all’ottimismo si sostituisse pessimismo, angoscia, senso del fallimento della storia.
Il tema affrontato nella Pharsalia, quindi, è quello della guerra civile, rispetto al quale evento il poeta assume un atteggiamento di condanna.

La Pharsalia: poema della guerra civile
Lo scopo dichiarato di Lucano è di cantare la guerra civile vista come una grande tragedia della storia, frutto della stoltezza di un popolo che marciò verso la propria rovina. È per questo che in tutto il poema si vive un’atmosfera lugubre di morte, una sorta di libido mortis o amor mortis, un sentimento presente in un poema in cui si vuole cantare la sconfitta del popolo romano e la disfatta delle sue istituzioni.

Lucano vuole raccontare la storia.
E se del meraviglioso ha bisogno per strutturare il suo poema, egli lo ricerca e lo trova nei sogni e nelle visioni che hanno il merito di far restare la narrazione in un ambito prettamente umano.
Lucano pone al centro del suo lavoro non una tematica che sconfinasse nel divino o nel favoloso, ma un argomento storico, quello della perdita della libertà.

La “vuota trascendenza”
Il suo cielo sembra dominato dalla presenza di una Tyche (Fortuna) capricciosa, cieca e crudele, una sorta d’imprecisata e inutile divinità, per cui si potrebbe parlare di “vuota trascendenza”. Fatto è che Lucano è un poeta pessimista, ma di un pessimismo “storico” nel senso che egli vede nella storia un graduale processo erosivo delle istituzioni libere di Roma, un cammino fatale, una tragedia della quale fin dalle prime battute si conosce l’esito.

La Pharsalia: poema senza protagonista
Nessuno dei personaggi lucanei può aspirare a essere il protagonista della Pharsalia. Ciò non è dovuto a incapacità del poeta di costruire un personaggio dominante, ma, più semplicemente, a precisa volontà di Lucano.
Lo stesso titolo non evoca un eroe, ma un evento. Lucano ha scelto un argomento storico che di per sé gli impedisce di concentrare il racconto attorno ad una sola figura.

I personaggi più importanti della Pharsalia
Cesare è semplicemente il genio del male, è colui che, per avidità di potere, ha scatenato una guerra civile ed ha prodotto distruzioni e rovine, un tiranno sanguinario e violento, forse metafora di Nerone. Il ritratto di Pompeo è fatto di luci e di ombre, di esaltazione e denigrazione. Nella prima parte dell’opera egli viene presentato come un personaggio non dotato di eccezionali virtù. Man mano che procede il racconto degli eventi, il destino di Pompeo finisce quasi per confondersi con quello di Roma, tanto che egli sembra meritarsi l’appellativo di Magnus di cui Lucano lo gratifica.

La visione che ha Lucano degli eventi non coincide con quella di Pompeo. Lucano sapeva che se il vincitore fosse stato Pompeo, avrebbe occupato da solo il potere e avrebbe imposto un regime tirannico come quello degli imperatori che vennero dopo.
Nell’economia del poema lo spazio riservato a Catone è piuttosto esiguo, perché il poeta, per la sua morte prematura, lasciò incompiuto il suo lavoro. Però, nonostante ciò, Catone ha nel poema una funzione importantissima. Egli diventa il vero portavoce del poeta e in lui s’incarnano il valore della libertà e lo spirito eroico di salvaguardia delle istituzioni repubblicane.
In lui, insomma, Lucano realizza l’ideale del sapiente stoico, dell’uomo che lotta per la libertà rivelando al massimo grado, fino al suicidio che certamente avrebbe rappresentato uno dei momenti più alti e significativi del poema, quella virtus antica che era una delle più grandi eredità che lo spirito romano aveva lasciato all’umanità.

La poesia di Lucano
Uno degli aspetti più appariscenti della Pharsalia è costituito dalla “drammatizzazione” della scrittura, una scrittura costantemente espressiva, carica di toni vivaci o cupi ma sempre marcati. Tale drammatizzazione è determinata:
- dal gusto del macabro e dell’orrido, prevalente al tempo dell’età neroniana;

- dal ricorso frequente alla personificazione d’idee e concetti astratti: la Libertas per accrescere il pathos di certe scene del poema.

Stile e metrica
Uno stile “concettoso”, perché spesso lo stoicismo del poeta lo costringe ad assumere atteggiamenti tipici del predicatore. Uno stile violento, carico di toni drammatici, crudi e realistici. Uno stile “barocco”, teso a destare meraviglia e stupore attraverso il ricorso agli strumenti tecnici dell’asianesimo. Lucano usa l’esametro, ma mentre quello di Virgilio risulta fluido, musicale, dolcemente ondoso, il suo è un verso “ardens et concitatus”.

Il contenuto della Pharsalia
Libro I: l’opera si apre con un proemio contenente un elogio di Nerone. Il poeta presenta rapidamente Cesare e Pompeo e descrive l’anno a Roma di Cesare dopo il suo passaggio del Rubicone.
Libro II: Lucano racconta la fuga di Pompeo a Brindisi.
Libro III: lungo la traversata Pompeo è ossessionato dal fantasma di Giulia, sua prima moglie e figlia di Cesare, che da un lato gli rimprovera di aver sposato un’altra donna e, dall’altro, gli predice un futuro pieno di disgrazie.
Libro IV: questo libro è dedicato alle vittorie di Cesare in Spagna e in Africa.
Libro V: il racconto è incentrato su diversi eventi: la deliberazione dei senatori romani che affidano a Pompeo il comando supremo delle forze armate e quindi il compito di difendere le istituzioni contro le mire di Cesare; la nomina, a Roma, di Cesare come dictator e console, etc.
Libro VI: Cesare e Pompeo si scontrano a Durazzo.
Libro VII: siamo nella battaglia di Farsalo. Cesare sconfisse in modo gravissimo Pompeo, che si rifugiò a Larissa.
Libro VIII: Pompeo, insieme alla moglie, si dirige verso l’Egitto dove, appena sbarcato, viene ucciso da un sicario del re Tolomeo che vuole così ingraziarsi il vincitore Cesare. Il corpo di Pompeo, mutilato del capo che è consegnato a Tolomeo, viene abbandonato sulla spiaggia e sepolto poi, di nascosto, da Cordo, vecchio e fedele compagno dello sventurato generale.
Libro IX: Catone diventa il vero protagonista degli ultimi libri composti da Lucano. Infatti egli sbarca in Africa e rende onore a Pompeo.
Libro X: Cesare visita, ad Alessandria, la tomba di Alessandro Magno. Pertanto cede alle lusinghe della bella Cleopatra.

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