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Letteratura di prima età imperiale

Già la seconda generazione augustea aveva dato segni di disinteresse, se non di aperta insofferenza, per la letteratura “impegnata” dei suoi grandi predecessori. La figura di Ovidio costituisce un caso emblematico di questo atteggiamento verso la poesia alta di impegno civile, e della preferenza per una letteratura leggera, di gusto ellenistico. La morte di Mecenate portò a un distacco fra potere politico ed elite intellettuale che non si sarebbe più sanato. La crisi del mecenatismo è già manifesta con Tiberio, che non sembra nemmeno porsi il problema di organizzare un programma di egemonia culturale. Solo Nerone tenta di esercitare un patronato sulle arti e sulla letteratura. Nerone stesso fu poeta e promosse in vario modo le attività artistiche: istituì un concorso poetico pubblico, i Neronia che si svolgevano ogni 5 anni, con competizioni di musica, poesie, oratoria. Nerone imprime a queste manifestazioni un carattere spettacolare, che utilizza, esibendosi spesso in prima persona, per guadagnarsi consenso e fa-vore.

La moda dei pubblici agoni poetici persiste ancora sotto il principato dei flavi, anche se l’avvento della nuova dinastia porta un netto cambiamento negli indirizzi culturali rispetto alla politica ellenizzante di Nerone: viene favorito un ritorno alla poesia epica (Virgilio), e nella prosa si attinge ad un modello fondato sulla retorica. Lo stato per la prima volta interviene in forma diretta nell’organizzazione della scuola.

In questi anni il teatro torna a godere di immensa fortuna. La pantomima, il genere di spettacolo favorito, era una rappresentazione in cui un attore cantava, accompagnato dalla musica, il testo del libretto, mentre il secondo attore, con il volto mascherato, mimava la vicenda con i movimenti del corpo e i gesti delle mani. abbiamo perduto i testi e le musiche di questi spettacoli. Ma le testimonianze indirette di scrittori ci danno notizie significative sugli sfrenati entusiasmi che la pantomima suscitava e l’enorme popolarità che ne derivava agli attori.

Con la fine della libertas repubblicana viene meno la grande oratoria politica, ma l’eloquenza è coltivata con passione nelle scuole dei retori e da luogo al fenomeno culturale delle declamationes. Delle declamazioni (cioè le orazioni che i retori pronunciano nelle sale, per puro intrattenimento, e staccate da una situazione giudiziale o politica concreta) possediamo una testimonianza preziosa, quella di Seneca il vecchio, il padre di Seneca filosofo.

Seneca il vecchio illustra i due tipi di esercizi più in voga durante le recitazioni: la controversia consisteva nel dibattimento, da posizioni contrapposte, di una causa fittizia; la suasoria è il tentativo di orientare, nel momento di una scelta difficile, l’azione di un personaggio famoso, preso dalla storia oppure dal mito. Dato il carattere fittizio delle situazioni e di molte delle premesse, scopo dell’oratore non è tanto quello di convincere quanto di stupire il suo uditorio. Le orazioni non sono riportate per intero, ma solo per estratti che l’autore reputa significativi.

Accanto alle declamazioni, un’altra forma di pubblico intrattenimento culturale sono le recitationes, a cui aveva dato inizio Asinio Pollione. Si tratta della lettura di brani letterari davanti a un pubblico di invitati. divenendo un bene di consumo per le sale pubbliche o teatri, la letteratura tende ad acquisire tratti “spettacolari”. Se il metro di valutazione di un pezzo letterario diventa l’applauso dell’uditorio, non sarà starno che il poeta finisca per comportarsi come una sorta di prestigiatore della parola, sempre alla ricerca dell’effetto capace di suscitare uno stupore ammirato. La letteratura viene ormai concepita come spettacolo, esibizione d’ingegno. I poemi scritti per le sale sono costruiti come una serie di “pezzi di bravura”, tesi a strappare l’applauso.

L’abuso degli artifici retorici è una componente caratteristica della letteratura di questo periodo (definita “argentea”, per indicarne il declino rispetto all’età “aurea” di Augusto). La letteratura argentea è caratterizzata da una forte reazione anticlassicistica, che si manifesta sia nella scelta dei contenuti, che nel trattamento delle forme.

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