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La satira

Durante l’età Giulio -Claudia si sviluppò la satira perché consentiva in modo polemico ma leggero e disincantato le insofferenze, i disagi, le inquietudini degli intellettuali. La satira era nata con Lucilio, ma si era consolidata con i Sermones di Orazio ed è, come scrive Quintiliano, l’unico genere letterario di matrice esclusivamente latina «satura tota nostra est».
La satira di Persio
Il suo spirito polemico e l’entusiastica aspirazione alla verità, trovavano nella satira lo strumento più idoneo ad esprimere il sarcasmo e l’invettiva , nonché l’esortazione morale. Tuttavia la satira di Persio differisce dalla censura di Orazio, che appuntava una critica più moderata: mentre la satira oraziana si caratterizzava per un’indulgente comprensione per le comuni debolezze umane, quella di Persio, invece, si avvale della forma dell’invettiva dove il poeta si erge a correggere gli uomini con un moralismo arcigno. Perciò il poeta si pone come fustigatore del malcostume della società del suo tempo e censore dei vizi. Il suo è un realismo esasperato che mette in luce solo gli aspetti peggiori della società in cui vive, tende per certi versi al surrealismo - L’invettiva, la deprecazione del vizio e l’invito alla virtù sono i temi più caratteristici e sono tutti animati da una forte fede stoica - Si tratta di un estremo rigore moralistico che si traduce in una lotta aperta contro il vizio in tutte le sue possibili manifestazioni.

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