*SaRi* di *SaRi*
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Giovenale

Contemporaneo di Marziale. Nasce ad Aquino. Fu avvocato, cominciò a scrivere dopo la morte di Domiziano, la sua attività è soprattutto sotto Traiano. Le sue satire ebbero anche successo di pubblico, ci danno poche notizie sulla sua vita. Abbiamo un suo ritratto in un epigramma di Marziale che lo vede affannato in giro per Roma in cerca della protezione di un personaggio ricco. Abbiamo 16 satire, che lui stesso ha diviso in 5 libri. Nella 1° spiega perché ha deciso di scrivere satire e descrive molti esempi di corruzione. Nella 2° critica l'ipocrisia di falsi moralisti. Nella 3° parla della vita nella capitale. Scritta in occasione della partenza di un vecchio amico. Nella 4° parla di Domiziano che riunisce il suo consiglio perché deve prendere una decisione molto grave: hanno pescato un rombo e devono decidere come cucinarlo . La 6° è un'invettiva contro le donne. C'è una satira sull'educazione dei figli (14), la 7 sulla misera condizione dei letterati, c'è anche un'invettiva sulla corruzione dei costumi. Giovenale dice di raccontare "quidquid agunt homines"(tutto ciò che fanno gli uomini). Arte caratterizzata dal tono sdegnoso, ben lontano dal gusto della narrazione in Orazio. Prevale il pessimismo, per questo è avvicinato a Tacito. In lui c'è un tono di indignazione perenne. Il limite della sua arte è proprio nell'indignazione per qualsiasi cosa, mette sulla stesso piano qualsiasi cosa. Lui stesso dice che era impossibile non scrivere satire senza usare l'ira a causa della corruzione dilagante. Ci sono anche parti artisticamente felici, anche se prive di prospettiva.

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