Giovenale

Poche sono le informazioni sulla vita di Giovenale.
Sappiamo che nacque ad Aquino, nel Lazio, attorno al 60 d.C. e che morì dopo il 127 d.C.
È noto che la sua produzione letteraria sia legata ad una fase piuttosto avanzata della sua vita e che probabilmente la pubblicazione deve essere collocata in un periodo successivo alla morte di Domiziano (96 d.C.) perché alcuni episodi sono ambientati nell’epoca di quell’imperatore.

La poesia satirica

Con Giovenale si chiude, per quanto ne sappiamo, la storia del genere satirico a Roma.
A essere prese di mira sono perlopiù figure esemplari fittizie o idealizzate, oppure personaggi di un passato non troppo lontano, dei quali sono posti in risalto quei difetti che si possono osservare anche nella realtà degradata dell’oggi. La sua satira mostra la tendenza ad indirizzarsi verso temi generici tratti dalla vita quotidiana.

Satire

Di Giovenale ci sono giunte 16 satire organizzate in 5 libri.

La struttura
La divisione dei libri e la disposizione delle satire si pensa possa essere stata introdotta o da Giovenale stesso o da alcuni grammatici che si occuparono di revisionare l’opera e che la commentarono ampliamente. Comunque troviamo nel libro I le satire 1-5, nel libro II la satira 6, nel libro III le satire 7-9, nel libro IV le satire 10-12, nel libro VI le satire 13-16.

Le satire presentano varia lunghezza, si passa dai 170 versi di alcune fino ai 700 della sesta.

Contenuti e obiettivo dell’opera
Giovenale, servendosi degli strumenti che il genere satirico gli offre, intende contrapporsi alla letteratura contemporanea “colpevole” di trattare temi troppo astrusi e di nessuna importanza, tratti dal mito o dalla pratica retorica.
Egli vuole affrontare e mettere in mostra lo spettacolo di degrado morale che una città come Roma, scenario delle sue satire, offre. In conformità con questo desiderio, Giovenale ritiene indispensabile per la scrittura l’indignatio, in grado di muovere la penna anche di chi è privo di talento.

Saranno quindi temi principali delle sue composizioni:
- la trattazione dell’umanità che popola Roma;
- il quadro della desolante vita dei poeti (rif. satira 7), che contribuisce nel delineare la situazione di decadenza (riflesso della decadenza dei costumi) dell’ambiente letterario dal quale il poeta non riesce a trarre guadagni adeguati al suo successo;
- la contrapposizione tra la purezza del passato e la bassezza del presente;
- la perfezione originaria della cultura, resa attraverso la trattazione di un’età mitica illustre e fortemente idealizzata (rif. satira 6 e 13);

- la vita dei municipi italici, visti come possibilità di evasione dalla capitale, in cui il poeta individua tracce della cultura che aveva caratterizzato la vita dei primi Romani (rif. satira 3);
- l’immoralità delle donne (rif. satira 6), colpevoli di aver rovesciato il modella della moglie univira della prima epoca repubblicana con le frivolezze più varie;
- l’immoralità dei nobili (rif. satira 8), che si nascondono dietro l’onorevolezza dei loro antenati per mascherare la loro presente decadenza e corruzione;
- l’ostilità verso gli stranieri (rif. satira 3 e 15) esplicitata dalla trattazione della mostruosità dei costumi orientali che hanno contaminato la purezza morale della Roma di un tempo. Giovenale sostiene che l’unico modo per ristabilire la superiorità della cultura romana sia quello di allontanare i il contatto con quei popoli che ne hanno determinato la decadenza, e tornare alla purezza originaria delle genti italiche.

Modelli e stile
Rispetto alla tradizione satirica precedente Giovenale mostra analogie, più che con Lucilio e Orazio (Giovenale ad es. è estraneo al tono ironico e distaccato di Orazio), con un autore come Persio, dal quale riprende anche allusivamente alcuni spunti

Il tono è principalmente sdegnato e tende all’invettiva verso tipi umani dai caratteri generici. Tuttavia nelle seconde otto satire il tono sembra ammorbidirsi e fare spazio ad una visione meno amara e risentita (più oraziana, se così si può dire).

Lo stile si distingue per l’esasperata tensione patetica e retorica che si adatta allo sviluppo di un discorso dimostrativo di stampo oratorio. D’altra parte è evidente l’influenza delle scuole di declamazione nell’epoca imperiale. Tale influsso si nota in particolar modo nella tendenza all’enfasi, che amplifica il senso di disgusto e di riprovazione che il tono moralistico intende suscitare nel lettore. Troviamo poi espressioni sentenziose o proverbiali la cui incisività è senza dubbio maggiore.

Oltre, comunque ai rapporti con la retorica contemporanea, ci sono evidenti riferimenti alla tradizione della satira romana più antica, primo tra tutti le variazioni del registro stilistico, volte a marcare, attraverso l’accostamento di termini di basso livello a termini provenienti da un registro più alto, quei contrasti osservabili nella realtà sociale.
Bisogna comunque precisare che in Giovenale il ricorso a forme colloquiali e volgari è, nel complesso, limitato; egli infatti preferisce utilizzare espressioni neutre, eufemistiche, metaforiche o metonimiche.

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