Ominide 928 punti

La Satira
Giovenale, Decimo Giunio

La satira per Giovenale e Persio era arma per denunciare i vizi in cui era caduta Roma. Con l'indignazione, l'invettiva. Si erge a censore morale dei vizi della società mettendo in atto procedimenti evitati da Orazio [conversazione costruttiva; guardava ai vizi per ridere e far sorridere;
comunicazione autore-lettore, rendendo quest'ultimo partecipe: tutto ciò scompare con Giovenale]. Scrive 16 satire in esametri, divise in 5 libri. Si scaglia contro la letteratura del tempo che si rifugia in un passato lontano (mito) per lui dal clima attuale. L'indignazione è la musa del poeta; la satira è il tipo di poesia più adatta ad esprimere il suo disgusto. C'è uno scarto rispetto alla tradizione satirica latina. Diversamente da altri non crede che la poesia possa essere funzionale all'uomo, giudicato preda inevitabile della corruzione. Rifiuta di uniformarsi al patrimonio della tradizione della diatribica cinico-stoica [riferimento a serie di valori del giusto mezzo e ad una serie di problemi. Aveva insegnato di restare indifferenti alle cose esteriori, coltivando le cose interiori, l'ironia e autosufficienza del saggio. Il patrimonio morale]. La morale consolatoria è sostituita dallo sdegno dell'uomo offeso che vede l'ingiusto trionfante sul giusto e penalizzati i meriti. Giovenale guarda in modo indignato la società come una tragedia di maschere grottesche. Una società perversa che ha stravolto i ruoli sociali: la nobiltà, che dovrebbe promuovere e proteggere la cultura, si è ormai abbrutita. Non risparmia nessuno, si accanisce su figure nuove della metropoli: i nuovi ricchi, i liberti troppo potenti, gli orientali astuti e intraprendenti. Anche le donne: quelle emancipate e libere impersonificazione lo scempio del pudore. Sembra avere atteggiamento democratico, ma è illusorio perché al di là della solidarietà verso gli emarginati, ma disprezza il volgo con un misto di orgoglio intellettuale e nazionalismo. Gli orientali loschi danneggiano i clientes romani, tolgono loro lavoro. Idealizzazione nostalgica del passato, il rifugio in esso, dominato da moralità e mos maiorum, sembra l'unico esito cui l'indignatio può portare. Nella seconda parte (ultimi due libri) cambia l'atteggiamento con una progressiva rinuncia alla violenza dell'indignatio per rifugiarsi in atteggiamento moderato, rassegnato di fronte alla corruzione. Si aprono crepe e in certi passi torna il furore.

Stile:scarto notevole rispetto a satira precedente, il cui oggetto erano le occasioni di ogni giorno con tono familiare. In Giovenale quando la realtà assume caratteri deformati anche la satira deve adattarsi, anche stilisticamente, con caratteri grandiosi. Non è uno stile dimesso, ma proprio di elementi opposti (epica e tragedia di cui rifiuta la finzione, ma l'altezza di tono e lo stile sono direttamente proporzionali all'indignatio, aprendola alla tragedia, sia per i contenuti che per la stile. Fa ricorso ad uno stile solenne proprio quando tratta momenti bassi, con il contrasto parole alte-oscene, toni aulici-plebei. C'è un dominio di enfasi declamatoria e di tono invettivo.

Registrati via email