Ominide 2892 punti

Ideologia di Giovenale

Segna comunque un distacco dall'esperienza di Lucilio o di Orazio, perché Orazio cercava un criterio morale da condividere con la sua cerchia e instaurava un colloquio con questa cerchia. La statura di Giovenale è diversa da PErsio unico poeta satirico dell'età neroniana, infatti fondava la sua verità sullo stoicismo, la filosofia invece in Giovenale ha modesto rilievo, non è determinante.
Forse per le sue origini, l'ideologia è legata al ceto medio italico le cui radici affondano nella morale di Catone.
Giovenale che appartiene a questo ceto assiste nella Roma cosmopolita al sistematico oltraggio di questa visione del mondo, questo constata la deca danza della nobilitas in primo luogo, una nobilitas che è stata sterminata d all'autocrazia degli imperatori della dinastia Giulio Claudia e di Domiziano. Una nobilitas ridotta a una congrega di servili adulatori, piena di paura, quindi alcune satire affrontano il tema della decadenza della nobilitas, che è ormai degenerata nei costumi. Le satire di Giovenale constatano che ormai imperversano i favoriti, i liberti arricchiti, i cortigiani, gli stranieri e tra gli stranieri in particolare i graeculi (cioè i greci), chiamarli così significa usare un dispregiativo. Greci che conoscono ogni arte inclusa quello di maestro di grammatica di retorica, massaggiatore, retore, geometra, indovino.

Questa ostilità nei confronti dei gravi si estende agli orientali per i loro intrighi, graeculi e orientali sono visti come una minaccia per la società è il fatto che Adriano sia un imperatore filo ellenico spinge Giovenale a credere che la sua epoca sia peggiore di quella dell'età del ferro. Giovenale constata che la società è basata sul denaro, sulla disperata ricerca del lusso e dell'avidità, sono gli stessi vizi dicui aveva già parlato Sallustio e sostiene che in una satira che l'avarizia è l'asse portante dell società. Parla dello stato di cliente, tanto che si è arrivati a ritenere che ne avesse avuto personale esperienza raccontando le degradazioni a cui arriva il cliente. Il suo pessimismo coinvolge anche il matrimonio, la satira sesta (delle donne) è espressione della misoginia di Giovenale, ma il suo fine profondo è quello di sottolineare il declino dell'istituzione matrimoniale romane. Questo declino è da attribuire alla corruzione della matrona romana che non è in grado di resistere alla libidine e alla debolezza dei caratteri dei mariti e il declino della società romana. Giovenale è un convinto passatista.

Hai bisogno di aiuto in L'età imperiale?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email